Le sfide per conoscere meglio la dermatite atopica

Le sfide per conoscere meglio la dermatite atopica

Le sfide per conoscere meglio la dermatite atopica
Nel giorno del suo primo compleanno, Andea, l’Associazione Nazionale Dermatite Atopica, presenta alcuni dati sulla patologia e i primissimi risultati della neonata pagina Facebook. Entro l’estate l’associazione punta a far partire un Osservatorio multidisciplinare per l’attività di advocacy con le istituzioni

Esiste da meno di due mesi ed ha già superato i 4.000 like la pagina Facebook di Andea, l’Associazione Nazionale Dermatite Atopica, che il 5 aprile ha spento la sua prima candelina. “Abbiamo lanciato la pagina social quando ci siamo sentiti pronti, per aumentare l’interazione con i pazienti e fornire loro informazioni validate in modo più sintetico e a volte anche leggero”, spiega Filomena Bugliaro, del Coordinamento Attività e Progetti di Rete FederAsma e Allergie, la federazione che riunisce le principali associazioni italiane di pazienti che sostengono la lotta alle malattie respiratorie e a quelle allergiche e atopiche.

Osservatorio Atopia e obiettivo Lea
Andea ha festeggiato il suo primo compleanno a Milano, presentando gli obiettivi per il futuro. Primo tra tutti la costituzione di un Osservatorio Atopia, un gruppo di lavoro multidisciplinare (composto da clinici, istituzioni e rappresentanti delle associazioni dei pazienti) per raccogliere dati che permettano di inquadrare la malattia e sviluppare conseguentemente politiche sociosanitarie adeguate.

“Tra gli obiettivi principali abbiamo quello di raccogliere dati sul costo economico della malattia, che è il primo passo per porci in modo credibile di fronte alle istituzioni e chiedere che la dermatite atopica sia riconosciuta come malattia invalidante e di conseguenza inserita nei Lea – ha sottolineato Alice Visintin, coordinatore Comitati Scientifici Andea – In questo momento infatti tutti i costosi prodotti (creme, shampoo o bagnoschiuma) pensati per la malattia sono a carico dei pazienti”.

La dermatite atopica
In Italia interessa oltre 35.500 adulti, dei quali circa 8.000 in forma grave. È una patologia cutanea cronica non contagiosa, la cui incidenza è aumentata negli ultimi 30 anni. “Fino a qualche anno fa i sintomi di questa malattia infiammatoria comparivano nei neonati o comunque nei bambini molto piccoli e finivano per sfociare in allergie e riniti, mentre ultimamente compare anche negli adulti”, spiega Paolo Pigatto, professore di Dermatologia e direttore dell’unità operativa di Dermatologia dell’Ospedale Galeazzi di Milano.

Secondo i dati preliminari di una ricerca della società Stethos sulla dermatite atopica grave nell’adulto presentati da Andea in occasione del primo anno di attività, “oltre il 40% degli intervistati giudica il prurito come il principale disagio della patologia, seguito dalla presenza di irritazioni visibili e lesioni cutanee – rende noto Visintin – Da non sottovalutare è anche l’impatto della patologia sulla quotidianità: per più del 67% delle persone colpite rappresenta infatti una causa di assenza dal lavoro, dovuta al prurito o al mancato riposo notturno”. Chi soffre di dermatite atopica si trova costretto a evitare piscine e palestre (acqua dolce clorata e sudore aumentano i sintomi), ambienti polverosi o indumenti di lana.

“La nostra associazione nasce per dare voce a tutte queste persone e ai loro familiari, offrendo sostegno e organizzando percorsi di formazione che aiutino ad affrontare la malattia nelle sue fasi più acute – evidenzia Simona Cremascoli, vicepresidente di Andea – Puntiamo a un’attività di advocacy che ci permetta di accedere ai prodotti adatti a noi, che in Italia sono pochi e molto costosi, oltre a promuovere lo scambio di informazioni e gli incontri tra volontari attivi e pazienti”.

Michela Perrone

Michela Perrone

05 Aprile 2018

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