Limitare oggi l’utilizzo della chirurgia robotica sarebbe come aver scritto, anni fa, raccomandazioni per frenare lo sviluppo dell’auto elettrica: una tecnologia non priva di limiti, ancora in evoluzione, ma destinata a ridisegnare il futuro della mobilità. Come sta accadendo. È da questa considerazione che parte la posizione dell’Italian Club of Robotic Surgery (ICoRS), prima associazione italiana dedicata alla chirurgia robotica, in merito al recente documento di Health Technology Assessment (HTA) pubblicato da Agenas, che analizza l’impiego dei sistemi robotici in chirurgia generale, ginecologia e urologia.
Le criticità ravvisate nel documento
“ICoRS riconosce il valore delle valutazioni HTA come strumento di supporto alle decisioni sanitarie – spiega il presidente Paolo Pietro Bianchi, professore ordinario di chirurgia generale all’Università Statale di Milano e direttore della scuola di specializzazione in chirurgia generale all’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano – ma sottolinea come la loro applicazione alle tecnologie chirurgiche presenti elementi di criticità. In particolare, l’impostazione metodologica, basata su evidenze spesso eterogenee e non sempre aggiornate alla pratica clinica corrente, rischia di non cogliere pienamente la specificità della chirurgia robotica. A differenza di altri ambiti la chirurgia è strettamente legata all’esperienza dell’operatore e ai volumi di attività dei centri, fattori che incidono direttamente sui risultati. In questo contesto, la disponibilità limitata di studi randomizzati, i campioni ridotti e i tempi di osservazione relativamente brevi possono portare a sottostimare i benefici della robotica, soprattutto nel medio-lungo periodo e lungo la curva di apprendimento”.
La valutazione economica
Un elemento centrale riguarda anche la valutazione economica. Secondo ICoRS, limitarsi al costo del singolo intervento non rappresenta correttamente l’impatto della tecnologia. “È invece necessario considerare l’intero percorso di cura del paziente, includendo durata della degenza, complicanze, recupero post-operatorio e ritorno alle attività – aggiunge il vicepresidente ICoRS, Marco Milone, professore associato di chirurgia generale all’Università degli Studi di Napoli, Federico II –. Sul piano organizzativo, la centralizzazione degli interventi complessi rappresenta già oggi un modello consolidato. In questo scenario, la chirurgia robotica può contribuire a rendere i percorsi più strutturati, misurabili e riproducibili, soprattutto nei centri ad alto volume”.
La formazione e il futuro della chirurgia
Un ulteriore ambito di rilievo è quello della formazione. “Le piattaforme robotiche mettono a disposizione strumenti avanzati di simulazione e sistemi di apprendimento progressivo che consentono una trasmissione delle competenze più controllata e standardizzata rispetto alle tecniche tradizionali, con possibili ricadute anche sull’attrattività della professione chirurgica. Alla luce di questi elementi – concludono i professori Bianchi e Milone – ICoRS auspica una presentazione delle raccomandazioni sempre più chiara e un confronto continuo tra istituzioni, società scientifiche e professionisti, con l’obiettivo di arrivare a una valutazione condivisa e aggiornata del ruolo della chirurgia robotica nel Servizio sanitario nazionale”.