Lo svezzamento precoce giova alla qualità del sonno dei neonati (e al benessere delle madri)

Lo svezzamento precoce giova alla qualità del sonno dei neonati (e al benessere delle madri)

Lo svezzamento precoce giova alla qualità del sonno dei neonati (e al benessere delle madri)
Uno studio randomizzato inglese dimostra che l’introduzione precoce (a partire dai 3 mesi di vita) di alimenti solidi ha delle ricadute benefiche sul sonno dei neonati: dormono più a lungo, si svegliano meno durante la notte e presentano meno problemi gravi del sonno. Lo studio ha preso le mosse dall’abitudine delle madri inglesi di cominciare a somministrare cibi solidi intorno ai 5 mesi, per migliorare la qualità del sonno dei bambini.

Svezzare i bambini con alimenti solidi prima dei sei mesi di vita, migliora le caratteristiche del loro sonno. Lo afferma uno studio appena pubblicato su JAMA Pediatrics a firma di un gruppo di ricercatori anglo-americani (St.George’s University e King’s College di Londra, The Immune Tolerance Network, Benaroya Research Institute, Seattle, Washington).
 
Lo studio clinico, randomizzato ha arruolato 1303 neonati di 3 mesi che sono stati assegnati al gruppo ‘introduzione precoce di alimenti solidi’ o al gruppo ‘allattamento materno esclusivo’. I neonati svezzati precocemente con alimenti solidi presentavano un significativo aumento della durata del sonno, un minor numero di risvegli notturni e in generale un minor numero di seri problemi del sonno.
 
Al momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di allattare al seno i neonati fino ai 6 mesi di vita. Tuttavia, 3 mamme inglesi su 4  – fanno notare gli autori dello studio – cominciano a somministrare alimenti solidi già prima dei 5 mesi e il 26% delle madri afferma di aver preso questa decisione perché i figli si svegliano troppo spesso durante la notte.
 
Gli autori dello studio hanno dunque cercato di vedere se questo approccio empirico avesse un qualche fondamento scientifico. Lo studio Enquiring About Tolerance, è stato condotto tra il gennaio 2008 e l’agosto 2015; in questo periodo sono stati inclusi nello studio 1303 neonati inglesi e gallesi di 3 mesi, allattati al seno. Lo studio ha valutato l’effetto dell’introduzione precoce di alimenti solidi nella dieta dei neonati, a partire dai 3 mesi di vita.
 
Il gruppo assegnato all’introduzione precoce di alimenti solidi continuava ad essere allattato al seno durante l’introduzione di alimenti solidi prima non allergenici, poi di 6 cibi allergenici. Il gruppo di controllo seguiva invece le attuali linee guida inglesi per l’alimentazione dei neonati (allattamento materno esclusivo fino a circa 6 mesi di età).
 
L’effetto sul sonno dei bambini, determinato dall’introduzione precoce di alimenti solidi, è stato valutato mediante il Brief Infant Sleep Questionnaire standardizzato.
Il 94% dei bambini arruolati nello studio ha completato il questionario a 3 anni. i bambini svezzati precocemente risultavano dormire per un tempo maggiore e con un minor numero di risvegli notturni, rispetto a quelli allattati al seno fino a 6 mesi. In particolare, a 6 mesi di vita, i bambini già svezzati dormivano in media 16,6 minuti più a lungo degli altri ogni notte, mentre il numero medio di risvegli notturni si riduceva da 2,01 a 1,74 per notte. Il dato clinicamente più rilevante – sottolineano gli autori – è il fatto che i problemi di sonno gravi, tali da impattare anche sulla qualità di vita della madre, erano decisamente più frequenti ( +80% ) nel gruppo allattato al seno, rispetto a quello dei neonati svezzati precocemente.
 
Gi autori sottolineano dunque che per la prima volta, un trial clinico randomizzato ha confermato le ‘impressioni’ di molte madri rispetto al fatto che l’introduzione di cibi solidi abbia un impatto favorevole sulla durata e sulla qualità del sonno. Le più recenti linee guida già prevedono l’introduzione di cibi solidi tra i 4 e i 6 mesi, in alcuni (linee guida americane) o in tutti (linee guida australiane) i neonati. Il fatto che questo giovi alla qualità del sonno e al benessere della madre, potrebbe rappresentare una ragione in più per abbracciare la causa dello svezzamento precoce.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

11 Luglio 2018

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