Malattia di Chagas. 8 mln di persone infettate dal parassita, le donne tra le vittime dimenticate e stigmatizzate. I dati Oms

Malattia di Chagas. 8 mln di persone infettate dal parassita, le donne tra le vittime dimenticate e stigmatizzate. I dati Oms

Malattia di Chagas. 8 mln di persone infettate dal parassita, le donne tra le vittime dimenticate e stigmatizzate. I dati Oms

Fino a un terzo delle donne con infezione da T. cruzi svilupperà alterazioni cardiache che possono portare a cardiomiopatia, trasformando la gravidanza in un evento ad alto rischio sia per la madre che per il bambino. Il messaggio dell’Oms in vista della Giornata mondiale del 14 aprile: “Accusate di trasmetterla ai figli, ma non sono fonte del problema, vanno riportate al centro dell’attenzione”

In tutto il mondo si stima che circa 8 milioni di persone, soprattutto in America Latina, siano infette da Trypanosoma cruzi, il parassita che causa la malattia di Chagas.

In vista della Giornata mondiale dedicata alla patologia infettiva del 14 aprile, l’Organizzazione mondiale della sanità accende i riflettori sulle donne, lanciando un messaggio: vanno riportate “al centro dell’attenzione”, perché “per troppo tempo sono state trascurate e ingiustamente stigmatizzate come ‘fonte di infezione’ per la malattia di Chagas congenita, accusate di trasmettere il parassita ai propri figli”.

La realtà rimarca l’agenzia Onu per la salute, “è ben diversa: la stragrande maggioranza delle donne affette dalla malattia di Chagas è stata infettata nello stesso modo dei familiari e dei vicini: ad esempio, tramite la trasmissione da parte di un vettore, le cimici triatomine, o consumando cibo o bevande contaminati. Non sono la fonte del problema, ma sono tra i milioni di vittime dimenticate”.

Nonostante ciò, prosegue l’Oms “le ragazze e le donne in età fertile sono state sistematicamente trascurate. Si trovano ad affrontare una mancanza di informazioni, educazione e consapevolezza, unitamente a un accesso limitato alla diagnosi e al trattamento. Questo le espone al rischio di sviluppare cardiomiopatia e di affrontare una gravidanza ad alto rischio, o di trasmettere l’infezione ai propri figli. Inoltre, ricevono un supporto insufficiente per il ruolo fondamentale che svolgono nella prevenzione e nel controllo della malattia di Chagas a livello familiare, domestico e comunitario”. Le conseguenze, sottolinea l’Oms, “sono gravi: fino a un terzo delle donne con infezione da T. cruzi svilupperà alterazioni cardiache che possono portare a cardiomiopatia, trasformando la gravidanza in un evento ad alto rischio sia per la madre che per il bambino”.

Secondo i dati, sono oltre 10mila i decessi legati alla patologia ogni anno, e oltre 100 milioni di persone si stima che siano a rischio di infezione. Sebbene la malattia di Chagas sia una condizione in crescente diffusione globale, si riscontra principalmente nelle aree endemiche di 21 Paesi dell’America Latina continentale, dove la trasmissione è stata ampiamente correlata alla presenza dell’insetto vettore.

Negli ultimi anni la trasmissione congenita è diventata la principale via di trasmissione a livello mondiale, con oltre 10.000 nuovi casi all’anno. Sempre secondo le statistiche diffuse dall’Oms, si calcola che circa 2 milioni di donne di età compresa tra 15 e 44 anni vivano con infezione da Trypanosoma cruzi in tutto il mondo.

La trasmissione durante la gravidanza o il parto si verifica in circa il 3-5% delle gravidanze. Se l’infezione non è trattata, “un terzo delle persone infette, comprese le donne e i bambini che portano in grembo, svilupperà patologie cardiache, digestive e persino neurologiche che cambieranno radicalmente la loro vita”, avverte l’Oms, aggiungendo che il trattamento delle ragazze e delle donne infette prima della gravidanza è praticamente efficace al 100% nel prevenire la trasmissione congenita. Non solo: quando i neonati infetti ricevono una diagnosi tempestiva e vengono curati nel loro primo anno di vita, il tasso di guarigione supera il 90%.

“In occasione della Giornata mondiale della malattia di Chagas, invitiamo i sistemi sanitari, i responsabili politici, il sistema educativo e le comunità a sottoporre a screening ogni ragazza e donna in età fertile a rischio, prima della gravidanza – è dunque il messaggio dell’Oms – a trattare tempestivamente ed efficacemente tutte le ragazze e le donne in età fertile (prima o tra le gravidanze) a cui viene diagnosticata un’infezione da T. cruzi, proteggendo così la loro salute e quella dei loro futuri figli; ad eseguire test su tutti i neonati di madri affette da infezione, almeno alla nascita e dopo 8 mesi, insieme ai loro fratelli, per garantire che nessuna diagnosi venga trascurata”.

L’invito è anche a “promuovere l’attuazione di protocolli per ampliare la copertura dei servizi di salute materna e infantile in relazione alla malattia di Chagas; aumentare la consapevolezza a livello comunitario e familiare; sostenere le donne in quanto partner centrali nella sorveglianza e nella prevenzione, sia nella preparazione e conservazione sicura degli alimenti per evitare la trasmissione per via alimentare, sia nella cura dei familiari colpiti e nell’interruzione definitiva del ciclo di trasmissione congenita”.

13 Aprile 2026

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