Melanoma: La terapia mirata con dabrafenib + trametinib permette una sopravvivenza libera da recidiva duratura

Melanoma: La terapia mirata con dabrafenib + trametinib permette una sopravvivenza libera da recidiva duratura

Melanoma: La terapia mirata con dabrafenib + trametinib permette una sopravvivenza libera da recidiva duratura
Lo studio COMBI-AD presentato in occasione del Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) mostra che la somministrazione di una combinazione di due terapie a bersaglio molecolare di Novartis porta ad una sopravvivenza libera da recidiva prolungata e duratura (5 anni) nel 50% dei pazienti affetti da melanoma al III stadio, positivi per la mutazione BRAF trattati.

Nei pazienti affetti da melanoma al III stadio, positivi per la mutazione BRAF, la somministrazione di una combinazione di due terapie a bersaglio molecolare di Novartis, dabrafenib e trametinib, dopo rimozione chirurgica del tumore, porta ad una sopravvivenza libera da recidiva prolungata e duratura. Lo dimostrano i risultati di uno studio clinico presentato in occasione del Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si è svolto, in forma telematica, tra il 29 e il 31 maggio.

Si tratta di un’analisi prospettica delle condizioni di 870 pazienti affetti da melanoma al terzo stadio a cinque anni dalla resezione chirurgica. Durante il primo anno dopo l’intervento, metà dei soggetti ha ricevuto la terapia di precisione, mentre all’altra metà è stato somministrato il placebo. Il 52% dei pazienti trattati con dabrafenib + trametinib in adiuvante è ancora vivo e libero da recidiva dopo cinque anni, rispetto al 36% del braccio placebo.

La sopravvivenza libera da recidiva mediana (durata di tempo dopo il quale il 50% dei pazienti è ancora vivo e libero da recidiva) non è ancora stata raggiunta al cut-off dei dati dopo cinque anni nei pazienti in trattamento con dabrafenib e trametinib, mentre per i pazienti che assumevano placebo è risultata di 16,6 mesi. Questo dato suggerisce un beneficio a lungo termine della terapia target in adiuvante, ovvero dopo la resezione chirurgica. Il trattamento con dabrafenib e trametinib ha ridotto il rischio relativo di recidiva o morte del 49% rispetto al placebo.

“La maggioranza delle recidive, nei pazienti con melanoma in stadio III, si manifesta entro cinque anni e il melanoma ricorrente con mutazione di BRAF, una volta che si è diffuso agli altri organi, può essere pericoloso e più difficile da curare rispetto alla malattia iniziale. Poter trattare i pazienti in questo stadio iniziale di malattia aumenta la possibilità di evitare una recidiva e, quindi, potenzialmente di curare il paziente, favorendone la guarigione”, ha commentato Paola Queirolo, Direttorice della Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

La terapia viene somministrata solo per un anno e, come dimostra lo studio, l’efficacia permane nel tempo (almeno nei 4 anni successivi), come ha sottolineato Mario Mandalà, Responsabile del Unità Melanoma dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un altro aspetto molto importante è la modalità di somministrazione: si tratta di una terapia orale, che può essere gestita a domicilio dal paziente e questo, come è emerso nel corso dell’emergenza Covid, è fondamentale.

Medicina di precisione e mutazione BRAF
Il gene BRAF codifica per un enzima che regola la proliferazione e la sopravvivenza cellulare. Il 50% circa dei pazienti con melanoma, presenta una forma mutata di BRAF che porta alla produzione di una proteina alterata, sempre attiva, che stimola in maniera continuativa la proliferazione delle cellule tumorali, ha spiegato Michele Del Vecchio, Responsabile S.S. Oncologia Medica Melanomi Dipartimento di Oncologia Medica ed Ematologia, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. “La terapia mirata con dabrafenib + trametinib agisce in maniera selettiva, spegnendo l’attività della proteina BRAF mutata, bloccando quindi l’evoluzione del tumore e garantendo un’elevata efficacia e una maggiore aspettativa di vita”.

La combinazione dei due farmaci capaci di colpire due bersagli (dabrafenib inibisce BRAF, mentre trametinib è un MEK inibitore), “ha portato risultati fino a qualche anno fa insperati nella fase avanzata della malattia e, oggi, conferma di poter cambiare la storia della neoplasia anche in uno stadio precoce”, ha commentato Queirolo.

Del Vecchio ha inoltre sottolineato “l’importanza di tracciare un identikit completo e dettagliato del melanoma, a partire dalle fasi precoci, grazie al test per la determinazione dello stato mutazionale di BRAF che consiste in un esame di laboratorio eseguito su un campione di tessuto (sul melanoma primitivo o sulle metastasi ai linfonodi regionali). È importante che vi sia sinergia, cioè una stretta collaborazione multidisciplinare tra le diverse figure professionali coinvolte nella gestione del paziente: dermatologo, radiologo, anatomopatologo, biologo molecolare, oncologo medico e chirurgo”.

C.d.F.

C.d.F.

12 Giugno 2020

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