Obesità grave e diabete. I vantaggi e i rischi del bisturi 

Obesità grave e diabete. I vantaggi e i rischi del bisturi 

Obesità grave e diabete. I vantaggi e i rischi del bisturi 
Due studi, di cui uno italiano, dimostrano che con la chirurgia che riduce il volume dello stomaco o quella che limita l’assorbimento dei cibi si possono avere sui diabetici gravemente obesi risultati migliori che con le medicine. Ma attenzione: non va bene per tutti.

Cosa fare quando si è gravemente obesi, da taglia XXXL e diabetici? Dal mondo della ricerca arriva la dimostrazione dell’efficacia della chirurgia bariatrica, ovvero quella che riduce l’assorbimento di cibo o le dimensioni dello stomaco, nello sconfiggere sia l’eccesso di peso che la patologia metabolica. Le due ricerche, di cui una condotta dai ricercatori dell’Università di Milano e l’altra dalla Cleveland Clinic, sono state pubblicate sul New England Journal of Medicine, dimostrano come con questo tipo di chirurgia si ottengano spesso migliori che con i farmaci.
 
“Da molti anni si discute sull’efficacia della chirurgia bariatrica, dimostratasi risolutiva nella cura delle grandi forme di obesità, anche come cura per il diabete”, ha spiegato Antonio Pontiroli, docente di medicina interna all’Università degli studi di Milano nonché Presidente 11° Congresso Nazionale ‘Diabete-Obesità’. “Sino ad oggi si sapeva, dall’analisi dagli studi scientifici sugli interventi di chirurgia bariatrica, che quest’ultima è in grado di far scomparire il diabete, entro 2 anni dall’operazione, nell’82% delle persone molto obese e che nel 62% dei casi il diabete non ricompare dopo i 2 anni dall’intervento. Tanto è vero che le principali linee guida internazionali e italiane già includono l’intervento chirurgico tra le raccomandazioni di cura per le persone adulte con diabete tipo 2 e obesità grave ossia con indice di massa corporea superiore o uguale a 35”.
 
Ma questi studi aggiungono ulteriori dati a sostegno della teoria.“Anche se non possiamo considerarli conclusivi, le ricerche confrontano per la prima volta alla pari gli effetti del bisturi con quelli dei farmaci, cosa sinora mai fatta”, ha commentato ancora il ricercatore. “L’unico dubbio ancora da dirimere riguarda il tipo di intervento chirurgico. Entrambi gli studi sono infatti stati condotti con operazioni particolarmente invasive, gravose, non  sempre adatte a tutti. Questi dati andrebbero ulteriormente confermati da studi che adottino interventi meno impegnativi”.
Una notizia che potrebbe far piacere a molte persone in Italia, dato che secondo dati ISTAT 2010, è obesa 1 persona su 10 (10,3%) e diabetica 1 su 20 (4,9%) e che secondo l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), il 41,5% delle persone con diabete di tipo 2 è anche obesa e, in particolare, il 14% è gravemente obesa. Ma in realtà la chirurgia bariatrica viene utilizzata molto meno di quanto si potrebbe. “Secondo dati recenti nel nostro Paese si curano con questo tipo di intervento poco più dell’1% dei pazienti che potrebbero trarne beneficio. Ancora peggiore la situazione in altri Paesi, come ad esempio la Gran Bretagna che raggiunge a malapena lo 0,5%. Nel nostro studio ci siamo domandati le ragioni, che appaiono le più varie: dalla scarsa conoscenza, alla riluttanza del paziente, all’inerzia terapeutica, alla mancanza di dati sufficientemente chiari e certi sulle possibilità di risultato. Oggi almeno, quest’ultima ragione sembrerebbe venire meno”, ha aggiunto Pontiroli.
In pratica, sono obesi 6 milioni di italiani e 3 milioni hanno il diabete: “veri diabesi”, secondo la definizione coniata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ossia contemporaneamente obesi e con diabete, circa 1,2 milioni. Di questi 400.000 sono “diabesi gravi”, potenzialmente candidabili all’intervento di chirurgia bariatrica. “Diabete e obesità si sostengono a vicenda e, in combinazione fra loro, vanno considerate la vera epidemia dei nostri tempi perché di diabesità si muore: un diabetico solo sovrappeso raddoppia il proprio rischio di morire entro 10 anni rispetto a un diabetico di peso normale; per un diabeso il rischio quadruplica”, ha concluso il docente.
 
Chiaramente però ci sono delle limitazioni, la chirurgia bariatrica non va bene per tutti i pazienti. “Per fare chiarezza, bisogna sottolineare che il ricorso alla chirurgia è limitato alle persone con diabete gravemente obese”, ha ricordato Paolo Sbraccia, responsabile Centro per la Cura dell’Obesità del Policlinico universitario dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Per queste persone, la ricerca si sta indirizzando verso lo sviluppo di farmaci contro il diabete che abbiano anche un’azione di riduzione del peso corporeo. Negli ultimi anni sono stati messi a punto i farmaci incretino-mimetici, in grado di mimare l’azione dell’ormone naturale GLP-1 che stimola il rilascio dell’insulina solo quando i livelli di glucosio diventano elevati. Questi farmaci consentono di ridurre i livelli di glucosio e, allo stesso tempo, inducono una perdita di peso protratta nel tempo.

06 Aprile 2012

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