Obesità. Nuova speranza da crioablazione del nervo che trasmette il segnale della fame

Obesità. Nuova speranza da crioablazione del nervo che trasmette il segnale della fame

Obesità. Nuova speranza da crioablazione del nervo che trasmette il segnale della fame
L'intervento sarebbe riuscito a ridurre il senso della fame e peso e indice di massa corporea in tutti i pazienti che hanno partecipato allo studio

(Reuters Health) – La crioablazione – tecnica che permette di congelare i tessuti portandoli a temperature fino a -41°C sotto zero e di scongelarli gradualmente fino a provocare uno shock termico che determina la morte delle cellule – se effettuata sul nervo che trasmette il segnale della fame al cervello, potrebbe aiutare i pazienti moderatamente obesi a perdere peso. È quanto avrebbe dimostrato un piccolo studio guidato da David Prologo dell'Emory University di Atlanta (Usa). I risultati della ricerca sono stati presentati all'incontro annuale della Society of Interventional Radiology, a Los Angeles.

Lo studio
La ricerca è stata condotta su otto donne e due uomini di età media di 44 anni e con indice di massa corporea tra 30 e 37, che si sono sottoposti a crioablazione CT-guidata a livello del tronco vagale posteriore. Secondo quanto riferito da Prologo, la procedura sarebbe stata un successo in tutti e 10 i pazienti, senza complicanze correlate o eventi avversi nei 90 giorni di follow-up. Inoltre, tutti i pazienti avrebbero riportato una diminuzione dell'appetito dopo l'intervento, il 17% avrebbe riferito 'un po' meno appetito', il 30% 'abbastanza meno appetito' e il 53% 'molto meno appetito'. E tutti i partecipanti avrebbero anche perso peso.

A 90 giorni, la perdita totale media di peso e la perdita di eccesso di indice di massa corporea sarebbero stati, rispettivamente, del 3,6% e del 13,9%. una riduzione “paragonabile ad altri interventi di perdita di peso”, ha spiegato Prologo. E il prossimo passo sarà condurre uno studio prospettico randomizzato per confrontare direttamente questa procedura con altri trattamenti standard o placebo.

Secondo Arya Sharma dell'Università dell'Alberta in Canada, però, “novanta giorni sono un periodo piuttosto breve per evidenziare risultati chiari. Bisognerebbe aspettare almeno 12 o 24 mesi”, ha sottolineato.

Fonte: Society of Interventional Radiology

Megan Brooks

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

Megan Brooks

22 Marzo 2018

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