Occhio. Sperimentato un nuovo e più efficace sistema per somministrare i farmaci

Occhio. Sperimentato un nuovo e più efficace sistema per somministrare i farmaci

Occhio. Sperimentato un nuovo e più efficace sistema per somministrare i farmaci
Lo studio è stato condotto dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Unità di oftalmologia dell’Ospedale Versilia. Ad oggi per la cura delle degenerazioni retiniche viene principalmente utilizzato il Bevacizumab mediante iniezioni intraoculari. La soluzione sperimentata è stata quella di mettere a punto un millimetrico impianto nell’occhio sotto la congiuntiva per il rilascio prolungato del farmaco, che si “dissolve” naturalmente una volta esaurito il suo compito.

Un team di ricercatori ha individuato un nuovo metodo più efficace per somministrare i farmaci nel trattamento delle degenerazioni retiniche come la maculopatia. La novità arriva dal dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa dove Susi Burgalassi, Daniela Monti, Nadia Nicosia, Silvia Tampucci, Eleonora Terreni e Patrizia Chetoni hanno condotto uno studio sperimentale in collaborazione con Andrea Vento Direttore dell’Unità di oculistica dell’Ospedale Versilia di Viareggio. La ricerca finanziata con i fondi di Ateneo è stata appena pubblicato sulla rivista “Drug Delivery and Translational Research”, giornale ufficiale della Controlled Release Society.

Ad oggi per la cura delle degenerazioni retiniche viene principalmente utilizzato il Bevacizumab, un farmaco che blocca la genesi vascolare della malattia, e la sua somministrazione avviene mediante iniezioni intraoculari all’interno del corpo vitreo ripetute, generalmente, a cadenza mensile.

“Queste ripetizioni aumentano il rischio e la gravità degli effetti collaterali che, in alcuni casi, possono essere anche molto seri – spiega Susi Burgalassi dell’Università di Pisa – del resto, la macromolecola del Bevacizumab non supera le barriere oculari in quantità terapeuticamente sufficienti se somministrato per via topica, cioè attraverso un semplice collirio”.

La soluzione sperimentata è stata quindi quella di mettere a punto un millimetrico impianto da inserire nell’occhio sotto la congiuntiva per il rilascio prolungato del farmaco, che si “dissolve” naturalmente una volta esaurito il suo compito. Si tratterebbe cioè di una “matrice” ottenuta mediante liofilizzazione e realizzata con un polimero che deriva dalla cellulosa.

“La possibilità di dosare il farmaco attraverso questo sistema, pur mantenendo un certo grado di invasività, porterebbe ad una diminuzione della frequenza di somministrazioni, con conseguente diminuzione dell’incidenza di effetti collaterali”, aggiunge Susi Burgalassi.

La sperimentazione condotta su modelli animali ha quindi rivelato che il dispositivo può essere ben tollerato e che è in grado di rilasciare il farmaco per circa 3 mesi.

“Il sistema è sicuramente migliorabile in termini di facilità di applicazione e durata del rilascio e questo lavoro getta le basi per ulteriori ricerche in questo senso – conclude Burgalassi – ma già adesso le nostre matrici sono pensate per essere prodotte a livello industriale e, al contrario dei dispositivi sinora sperimentati, possono essere facilmente rese sterili con processi conosciuti e sicuri”.

08 Maggio 2018

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