Occlusione dell’intestino tenue. La chirurgia non aumenta il rischio aderenze

Occlusione dell’intestino tenue. La chirurgia non aumenta il rischio aderenze

Occlusione dell’intestino tenue. La chirurgia non aumenta il rischio aderenze
Nel trattamento dell’occlusione dell’intestino tenue, il ricorso alla chirurgia è stato fino a oggi ritenuto legato alla comparsa di aderenze e al rischio sdi recidiva. Un ampio studio osservazionale, condotto in Canada, ribalta questo concetto

(Reuters Health) – Contrariamente a una prassi clinica consolidata, l’intervento chirurgico riduce il rischio che le aderenze legate l’occlusione dell’intestino tenue si formino nuovamente. È quanto sostengono i ricercatori dell’Università di Toronto dopo aver studiato i dati relativi a 27.904 pazienti ricoverati negli ospedali dell’Ontario, in Canada, per un primo episodio di aSBO dal 2005 al 2014.
 
“Le aderenze legate all’occlusione dell’intestino tenue  costituiscono una delle ragioni più comuni di ricoveri e interventi chirurgici – spiega Ramy Behman, dell’Università di Toronto, autore principale dello studio – La pratica clinica da tempo ritiene che l’opzione chirurgica per i pazienti con occclusione dell’intestino tenue si traduca in un’elevata formazione di aderenze e nell’aumento del rischio di recidiva. Il nostro studio ha sfidato questo dogma, mostrando che l’intervento chirurgico per le aderenze legate occlusione dell’intestino tenue è associato a un rischio significativamente più basso di recidiva”.

Lo studio


Il 22,2% dei pazienti presi in considerazione dallo studio è stato sottoposto a intervento chirurgico per gestire l’ostruzione. Questi pazienti erano più giovani (età media, 60,2 vs 61,5 anni) e avevano meno comorbilità rispetto a quelli gestiti in modo non operatorio. I tassi di recidiva erano più bassi con la gestione operatoria (13,0% vs 21,3%; fattore di rischio, 0,62).
 
La probabilità a cinque anni di recidiva aumentava con ciascun episodio fino all’intervento chirurgico; a quel punto il rischio di ricorrenza successiva diminuiva di circa il 50%. Inoltre, per ciascun episodio gestito in modo non operatorio, l’aumento della probabilità di recidiva a cinque anni variava dal 19,2% dopo il primo episodio, al 48% dopo il terzo.

Includendo tutti i pazienti con recidive, la riduzione del rischio relativo associata alla gestione operatoria durante il secondo e il terzo episodio era rispettivamente del 51% e del 55%. “Il rischio a lungo termine di recidiva di occlusione dell’intestino tenue dovrebbe essere considerato nella gestione di questa popolazione di pazienti”, conludono i ricercatori.

"Questi risultati cambiano in modo significativo il modo in cui pensiamo all’occlusione dell’intestino tenue: da una malattia caratterizzata da episodi acuti indipendenti, a una malattia ricorrente a lungo termine in cui strategie di gestione diverse influenzano i rischi a lungo termine – aggiunge Behman – Questo cambiamento di paradigma cambierà il modo in cui verranno prese le decisioni e la pratica clinica".

Fonte: JAMA Surg 2019

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Marilynn Larkin

12 Febbraio 2019

© Riproduzione riservata

Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”
Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”

Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore...

Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo
Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo

La gestione del riposo notturno rappresenta una componente critica nel recupero dell'atleta, con implicazioni dirette sulla salute sistemica e sulla performance. Una recente indagine pubblicata sulla rivista International Journal of...

COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi
COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi

In tutti gli endpoint predefiniti dello studio COMPARE, il vaccino anti-COVID-19 a base proteica non mRNA di Sanofi (NVX-CoV2705 ) ha mostrato una reattogenicità sistemica significativamente inferiore rispetto al vaccino...

Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica
Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica

La Sindrome di Down potrebbe dipendere in alcuni casi anche da una reazione autoimmune – in cui gli anticorpi materni attaccano la membrana che riveste l’ovocita – e questo meccanismo...