Oms. Malattie cardiovascolari, cancro e diabete: senza attività fisica rischio morte sale del 20-30%. I più inattivi gli adolescenti

Oms. Malattie cardiovascolari, cancro e diabete: senza attività fisica rischio morte sale del 20-30%. I più inattivi gli adolescenti

Oms. Malattie cardiovascolari, cancro e diabete: senza attività fisica rischio morte sale del 20-30%. I più inattivi gli adolescenti
Un mondo di sedentari? Ancora no, ma se non si invertirà il trend il rischio c'é. Attualmente l'81% dei ragazzi dagli 11 ai 18 anni è completamente inattivo fisicamente e questo è un rischio per la salute da adulti che si sta manifestando soprattutto nei Paesi ricchi e nelle aree urbane. L'allarme è dell'Oms che sta studiando nuove strategie per incentivare il movimento e l'attività fisica a tutte le età. Ecco come. PROMUOVERE L'ATTIVITÀ FISICA - LE RACCOMANDAZIONI - CONTROLLO ATTIVITÀ FISICA - PREVENZIONE E CONTROLLO MALATTIE NON TRASMISSIBILI.

Un adulto su quattro nel mondo non fa attività fisica e tra gli adolescenti è inattivo fisicamente oltre l’80% dei ragazzi.
 
Eppure un minimo di attività fisica (anche non sportiva) è capace di ridurre sensibilmente il rischio di morte prematura per molte malattie come quelle cardiovascolari, il cancro e il diabete.
 
Al contrario la sedentarietà può portare a un aumento dal 20 al 30% della mortalità

L’allarme lo lancia oggi l’Oms che ricorda come sia stato pianificato a livello globale l’obiettivo di guadagnare al movimento fisico almeno un 10% di sedentari entri il 2025.
 
Per farlo, ricorda però l’Oms, servono politiche attive incentivanti e sensibilizzanti considerando che attualmente solo il 56% degli Stati membri è già impegnato in tal senso con politiche e azioni operative.
 
Intendiamoci, l'Oms non vuole un mondo di “atleti”, per “attività fisica” si intende infatti un qualsiasi movimento corporeo che richiede un dispendio energetico, comprese le attività intraprese durante il lavoro, il gioco, lo svolgimento di lavori domestici, il turismo e il coinvolgimento in attività ricreative.

Il termine "attività fisica", spiega l’Oms, non deve essere confuso con "esercizio", che già rappresenta in qualche modo un’attività fisica pianificata, strutturata e ripetitiva, che mira a migliorare o mantenere uno o più componenti della forma fisica.

Muoversi fa bene a tutte le età e l’Oms ha preparato uno schema riassuntivo di raccomandazioni disegnate per tutti, dai 5 ai 65 anni e più:
 
Bambini e adolescenti dai 5 ai 17 anni
• Fare almeno 60 minuti di attività fisica da moderata a intensa ogni giorno.
• Essere attivi anche oltre 60 minuti fornirà ulteriori benefici per la salute.
• Includere anche attività che rafforzano muscoli e articolazioni almeno 3 volte a settimana.
 
Adulti tra 18 e 64 anni
• Minimo 75 minuti a settimana di attività fisica, ma la soglia media consigliata è quella di 150 minuti a settimana.
• Tuttavia per ottenere reali benefici in grado di incidere sulla salute bisognerebbe arrivare a 300 minuti a settimana.

Adulti di età pari o superiore a 65 anni
• Per gli ultrasessantacinquenni in buona forma stesse soglie consigliate ai più giovani (75-150-300).
• Per chi ha scarsa mobilità il consiglio è comunque quello di fare movimento 3 o più giorni alla settimana, anche se controllato, utile a migliorare l'equilibrio e prevenire cadute.
 
E’ chiaro che la quantità di attività fisica ideale varia da caso a caso ma l’Oms raccomanda comunque che essa sia svolta per almeno 10 minuti consecutivi sì da poter ottenere benefici soprattutto sul fronte cardiorespiratorio.

Livelli regolari e adeguati di attività fisica possono:
• migliorare la forma fisica muscolare e cardiorespiratoria;
• migliorare le articolazioni e la salute funzionale;
• ridurre il rischio di ipertensione, cardiopatia ischemica, ictus, diabete, vari tipi di cancro (incluso cancro alla mammella e tumore del colon) e depressione;
• ridurre il rischio di cadute e fratture dell'anca o vertebrali;
• senza contare che sono fondamentali per il bilancio energetico e il controllo del peso.
 
Un mondo di sedentari?
I dati Oms risalgono al 2010 e indicano che circa un quarto della popolazione è sedentaria e non compie alcuna attività fisica, più le donne (27%) che gli uomini (20%).
 
Numeri che salgono nei Paesi ricchi dove a non muoversi sono il 26% degli uomini e il 35% delle donne, rispetto al 12% degli uomini e al 24% delle donne nei paesi a basso reddito.
 
Il calo dell'attività fisica è in parte dovuto all'inattività durante il tempo libero e al comportamento sedentario sul posto di lavoro e a casa. Allo stesso modo, un aumento dell'uso di modalità di trasporto "passive" contribuisce anche a un'attività fisica insufficiente.

E gli adolescenti? I dati indicano una platea adolescenziale che non ama fare attività fisica e che vede una preoccupante sedentarietà nell’81% degli adolescenti di età compresa tra 11 e 17 anni, anche più le ragazze (84%) che i ragazzi (78%)
 
La colpa, spiega l’Oms. È imputabile a diversi fattori, di cui molti legati all’urbanizzazione:
• paura della violenza e della criminalità nelle aree esterne
• traffico ad alta densità
• bassa qualità dell'aria, inquinamento
• mancanza di parchi, marciapiedi e strutture sportive / ricreative.
 
Che fare? Diverse le politiche e le azioni da attuare:
• camminare e andare in bicicletta come forme di trasporto attive da rendere accessibili e sicure per tutti;
• politiche del lavoro e sul posto di lavoro che incoraggino l'attività fisica;
• scuole con spazi sicuri e strutture adeguate per consentire agli studenti di trascorrere il loro tempo libero attivamente;
• strutture sportive e ricreative che offrano a tutti l'opportunità di praticare sport.
 
Si tratta di politiche complesse che richiedono investimenti e azioni concrete e che sulla carta hanno visto predisporre piani ad hoc in otto paesi su dieci dell’Oms, ma che in realtà risultano attive in poco più della metà (56%).
 
Del resto è sin dal 2013 che l’Oms ha aggiornato i suoi obiettivi in questo campo fissando un target neanche troppo ambizioso per il 2025 con la riduzione di almeno il 10% del numero dei soggetti inattivi.
 
E ora è al lavoro per un ulteriore sviluppo del Piano cercando di coordinare ancora meglio gli sforzi con tutte le parti interessate, tenendo conto delle attuali conoscenze scientifiche, delle prove disponibili, dell'esame di esperienze, innovazioni e dei nuovi dati internazionali.

12 Febbraio 2018

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