Per i pazienti con cancro al polmone, una migliore qualità di vita con Afatinib

Per i pazienti con cancro al polmone, una migliore qualità di vita con Afatinib

Per i pazienti con cancro al polmone, una migliore qualità di vita con Afatinib
Un farmaco sperimentale triplica il periodo di sopravvivenza libera da malattia riducendo i sintomi tipici del tumore: tosse, dispnea e dolore.

Non allunga la vita, tuttavia Afatinib – un doppio inibitore tirosin-chinasico di EGFR/HER2 di ultima generazione – triplica la sopravvivenza libera da malattia in pazienti affetti da carcinoma polmonare. È questo il risultato principale dello studio LUX-Lung 1 presentato nel corso del congresso dell’European Society for Medical Oncology.
Lo studio (di fase II b/III) ha confrontato afatinib a placebo in quasi 600 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato in cui si erano dimostrati inefficaci la chemioterapia o uno tra erlotinib e gefitinib.
Pur non avendo raggiunto l’endpoint primario della sperimentazione, cioè l’aumento della sopravvivenza complessiva, il farmaco ha ritardato in maniera significativa la ripresa della progressione del tumore. Inoltre, nel gruppo in trattamento con afatinib si è avuta una percentuale significativamente superiore di controllo o riduzione della massa tumorale, si è registrato un miglioramento della sintomatologia correlata al tumore polmonare (tosse, dispnea e dolore) né sono emersi dati nuovi o inattesi riguardo al profilo di sicurezza del farmaco.
“Nella pratica clinica è molto importante per i pazienti ottenere miglioramenti dei principali sintomi correlati al tumore polmonare, quali tosse, dispnea e dolore”, ha commentato Vera Hirsch, tra gli autori dello studio. “Inoltre, il peggioramento di alcuni di questi sintomi è stato significativamente ritardato nei pazienti che avevano ricevuto afatinib”.
Nel corso del congresso sono stati inoltre presentati i risultati dello Studio di Fase II LUX-Lung 2 che ha riguardato pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato con mutazioni dell’EGFR (Epidermal growth factor receptor) che non erano stati trattati in precedenza o che avevano avuto una progressione di malattia a seguito di una linea di chemioterapia.
In questo ulteriore studio Afatinib ha determinato una risposta complessiva del 61% e un sopravvivenza libera da malattia pari a 14 mesi.
“Entrambi questi recenti studi confermano le potenzialità di Afatinib come trattamento di ultima generazione in diversi gruppi di pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule”, ha affermato Klaus Dugi, Senior Vice President Medicine di Boehringer Ingelheim. “Siamo convinti che possa offrire un beneficio ai pazienti con questa forma tumorale e saremo fortemente impegnati a continuarne lo sviluppo nel carcinoma polmonare e in altri tipi di tumori solidi”, ha concluso. 

12 Ottobre 2010

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