Pma. Meno algoritmi, ma più personalizzazione. La sfida dell’IA in una review su 264 studi

Pma. Meno algoritmi, ma più personalizzazione. La sfida dell’IA in una review su 264 studi

Pma. Meno algoritmi, ma più personalizzazione. La sfida dell’IA in una review su 264 studi

Una review italiana appena pubblicata su “Current Opinion in Obstetrics and Gynecology” ha analizzato oltre dieci anni di letteratura scientifica e 264 pubblicazioni, scoprendo come l’IA può fare la differenza nella Pma. A patto che a gestirla siano professionisti della sanità adeguatamente formati e pronti a sfruttarne le opportunità con la competenza necessaria

“In uno scenario in cui l’infertilità riguarda una persona su sei nel mondo e in molti Paesi le cure restano inaccessibili per costi elevati, l’IA potrebbe costituire un supporto al trattamento più mirato, equo e sostenibile. Per questo è sempre più importante preparare professionisti della sanità capaci di interpretare l’innovazione tecnologica e di valutare l’impatto reale sulla vita delle persone”. Queste le parole della Prof.ssa Laura Rienzi, Professore Associato di Scienze Biomolecolari all’Università di Urbino e Direttore Scientifico di IVIRMA Italia.

L’intelligenza artificiale si candida così a trasformare la procreazione medicalmente assistita, rendendo i percorsi più personalizzati, rapidi e sostenibili per le coppie.

Un potenziale confermato da una recente review italiana pubblicata su Current Opinion in Obstetrics and Gynecology, che ha analizzato oltre 264 studi condotti nell’arco di dieci anni sull’applicazione dell’IA alle tecniche di PMA. Secondo gli autori, le aree più promettenti sono gli ambiti meno esplorati, ma molto importanti per gli aspiranti genitori e clinicamente strategici, come la predizione personalizzata degli esiti, il counselling delle coppie e l’integrazione dei dati lungo l’intero percorso di trattamento, anziché quelle più visibili come la selezione embrionale.

“Il vero valore dell’intelligenza artificiale non è sostituire il medico o il biologo, ma supportarlo – spiega Danilo Cimadomo, primo autore della review, professore associato all’Università di Pavia e coordinatore scientifico di IVIRMA Italia – l’IA può integrare informazioni cliniche, biologiche e anamnestiche che, prese singolarmente, hanno un significato limitato, ma insieme possono migliorare la qualità delle decisioni”.

La capacità dell’IA di analizzare grandi quantità di informazioni in tempi rapidi apre infatti scenari nuovi per una medicina della riproduzione sempre più personalizzata e basata sui dati: già oggi consente di valutare ovociti e spermatozoi con precisione, individuando quelli con le maggiori probabilità di successo. Permette inoltre di raccogliere rapidamente informazioni cliniche liberando i medici dalle carte e permettendo loro di concentrarsi sul paziente; di analizzare in tempi brevi migliaia di casi simili, suggerendo quale trattamento ha più chance per quella specifica coppia e rendendo il percorso meno incerto.

“L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale è comprensibile, ma va accompagnato da evidenze solide” precisa Cimadomo. Secondo l’esperto, il rischio è confondere la complessità dell’algoritmo con il progresso clinico, finendo per applicare l’IA in ambiti dove il margine di miglioramento è “biologicamente limitato” e rendendo difficile osservare un vero vantaggio per i pazienti.

Un altro aspetto cruciale riguarda la qualità dei modelli: perché l’AI diventi uno strumento realmente utile, deve essere trasparente e integrata nel processo decisionale del medico. “Non servono algoritmi sempre più complessi – conclude la coautrice dello studio Laura Rienzi – ma modelli e strumenti affidabili, comprensibili e capaci di produrre benefici reali per i pazienti. È in questa prospettiva che si inserisce il Master “Biologia e biotecnologie della riproduzione: dalla ricerca alla clinica”, attivo presso l’Università di Pavia, che forma professionisti capaci di coniugare ricerca, innovazione tecnologica e pratica clinica”.

10 Febbraio 2026

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