Porpora trombocitopenica immunitaria: ianalumab prolunga il controllo della malattia

Porpora trombocitopenica immunitaria: ianalumab prolunga il controllo della malattia

Porpora trombocitopenica immunitaria: ianalumab prolunga il controllo della malattia

Lo studio VAYHIT2 mostra che ianalumab, in quattro dosi mensili, prolunga il controllo della porpora trombocitopenica immunitaria primaria (ITP) e migliora la risposta piastrinica, riducendo la necessità di trattamenti continui

Novartis ha presentato i risultati dello studio di fase III VAYHIT2 in occasione del 67° American Society of Hematology Annual Meeting & Exposition (ASH); i dati sono stati contemporaneamente pubblicati dal New England Journal of Medicine.

La porpora trombocitopenica immunitaria primaria è una rara malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge erroneamente le piastrine, aumentando il rischio di sanguinamenti, lividi e stanchezza cronica. Nonostante i trattamenti disponibili, molti pazienti non raggiungono un controllo duraturo della malattia.

Controllo della malattia e endpoint
Lo studio VAYHIT2 ha valutato ianalumab (9 mg/kg) più eltrombopag in pazienti con ITP primaria precedentemente trattati con corticosteroidi.

Ianalumab più eltrombopag ha esteso il controllo della malattia del 45%, sulla base dell’endpoint primario time to treatment failure (TTF), che valuta per quanto tempo i pazienti mantengono livelli sicuri di piastrine durante e dopo il trattamento. Il tempo mediano al fallimento del trattamento è stato di 13 mesi con ianalumab più eltrombopag, 2,8 volte più lungo rispetto ai 4,7 mesi del gruppo placebo più eltrombopag.

“I trattamenti per l’ITP si sono storicamente concentrati sull’aumento delle piastrine, spesso richiedendo terapie croniche. Questo significa che molti pazienti rimangono in trattamento a lungo termine, affrontando sintomi persistenti come la stanchezza”, dichiara Hanny Al-Samkari, Peggy S. Blitz Endowed Chair in Hematology/Oncology, Mass General Brigham, e Professore Associato di Medicina, Harvard Medical School, “I risultati di VAYHIT2 sono incoraggianti, mostrando un miglioramento del controllo della malattia anche durante i periodi off-treatment, indicativo di possibili progressi per chi vive con ITP.”

I pazienti trattati con ianalumab più eltrombopag hanno inoltre ottenuto una percentuale significativamente più alta di miglioramento piastrinico sostenuto a sei mesi rispetto al placebo più eltrombopag (62% vs. 39%), raggiungendo l’endpoint secondario chiave dello studio. Il miglioramento della stanchezza, misurato con il PROMIS Fatigue, ha mostrato una riduzione media di 7,7 punti con ianalumab più eltrombopag rispetto a 3,6 punti con placebo più eltrombopag.

“Le cellule B guidano la risposta autoimmune che porta alla distruzione delle piastrine e all’aumento del rischio di sanguinamento nell’ITP. Il nuovo meccanismo d’azione di ianalumab mira a eliminare le cellule B e a bloccare i segnali di sopravvivenza”, spiega Mark Rutstein, Global Head, Oncology Development, Novartis, “I risultati di VAYHIT2 evidenziano il potenziale di ianalumab di offrire un controllo duraturo con quattro sole dosi mensili, dando ai pazienti la possibilità di stabilizzare la malattia senza trattamenti continuativi.”

Lo studio VAYHIT2
Nello studio di fase III, gli sperimentatori hanno valutato due dosi di ianalumab:
• Ianalumab 9 mg/kg, che ha mostrato miglioramenti statisticamente significativi sia sull’endpoint primario, sia sul secondario chiave.
• Ianalumab 3 mg/kg, che ha mostrato miglioramenti significativi sull’endpoint primario e miglioramenti numerici sul secondario chiave.

I pazienti hanno ricevuto quattro infusioni mensili endovenose di ianalumab 3 mg/kg, 9 mg/kg o placebo. L’endpoint primario era il tempo al fallimento del trattamento, mentre l’endpoint secondario chiave era la percentuale di pazienti con risposta piastrinica stabile a sei mesi. Il farmaco è stato ben tollerato, senza nuovi segnali di sicurezza, e il profilo di effetti collaterali è coerente con studi precedenti.

Gli eventi avversi più comuni nei gruppi ianalumab più eltrombopag sono stati cefalea (14% con 9 mg/kg, 10% con 3 mg/kg vs. 8% con placebo) e reazioni correlate all’infusione (14% con 9 mg/kg, 8% con 3 mg/kg vs. 8% con placebo). La neutropenia si è verificata più frequentemente nei gruppi ianalumab (16% con 9 mg/kg, 12% con 3 mg/kg) rispetto al placebo (2%), risolvendosi nella maggior parte dei casi senza interrompere il trattamento. Nessun evento avverso ha portato alla sospensione permanente della terapia.

VAYHIT2 è il terzo studio di fase III positivo con ianalumab, dopo due trial positivi in adulti con Sjögren attivo. Novartis prevede di sottoporre alle autorità regolatorie i dati di VAYHIT2 insieme ai risultati dello studio di prima linea VAYHIT1 nel 2027. Ianalumab ha ricevuto la designazione di farmaco orfano dalla FDA e dall’EMA.

La “carta d’identità”di ianalumab

Ianalumab è un anticorpo monoclonale completamente umano in fase di studio per il trattamento di varie malattie autoimmuni guidate dalle cellule B, tra cui Sjögren, ITP, lupus eritematoso sistemico (SLE), lupus nefropatico (LN), anemia emolitica autoimmune calda (wAIHA) e sclerosi sistemica cutanea diffusa (dcSSc).

Agisce eliminando le cellule B e bloccando i segnali di sopravvivenza mediati dal BAFF-R. Il BAFF-R (B-cell activating factor receptor) è un recettore presente sulle cellule B che regola sopravvivenza, proliferazione e maturazione. In malattie autoimmuni come l’ITP, le cellule B iperattive distruggono le piastrine, bloccando il BAFF-R. Ianalumab riduce la produzione e l’attività delle cellule B dannose, contribuendo al controllo duraturo della malattia.

11 Dicembre 2025

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