Protesi d’anca: le statine migliorano gli outcome

Protesi d’anca: le statine migliorano gli outcome

Protesi d’anca: le statine migliorano gli outcome
Un 34 per cento di riduzione del rischio di revisione chirurgica nei pazienti che assumono i farmaci. Ma è ancora presto per pensare a un loro impiego con questa indicazione

“Abbiamo riscontrato che l’impiego di statine riduce notevolmente il rischio di revisione chirurgica dopo un intervento di protesi d’anca. Un dato, questo, che indica che gli effetti biologici delle statine possono giocare un ruolo nella sostenibilità delle protesi”. Questo il commento di Theis Thillemann, membro dei dipartimento di chirurgia ortopedica dell’Aarhus University Hospital in Danimarca ai risultati di uno studio condotto nel centro danese e pubblicato su Journal of Bone and Joint Surgery.
I ricercatori, impiegando i dati del Danish Hip Arthroplasty Registry, il registro nazionale delle protesi d’anca che dal 1995 monitora gli interventi e i loro outcome, hanno analizzato 60 mila cartelle cliniche concludendo che i i pazienti che avevano assunto statine presentavano una riduzione del 34 per cento del rischio essere sottoposti a interventi di revisione chirurgica nei dieci ani successivi. Inoltre il rischio si riduceva in funzione della durata del trattamento con statine.
“La sopravvivenza della protesi è correlata a diversi meccanismi”, ha spiegato Thillemann. “Le statine sono state associate a un miglioramento del metabolismo osseo, hanno dimostrato possedere effetti antinfiammatori e una capacità di migliorare la prognosi dopo un’infezione”.
In pratica, secondo il gruppo, l’utilizzo delle statine migliorerebbero la fissazione dell’impianto all’osso favorendo la formazione dell’osso, contrasterebbe il cosiddetto allentamento asettico attraverso la riduzione dell’infiammazione e inoltre ridurrebbe i tassi di infezione nel sito dell’impianto. Dal mix di questi effetti deriverebbe la riduzione del rischio di essere costretti a intervenire nuovamente.
“Nel caso degli interventi di protesi d’anca, circa l’80 per cento dei pazienti ha più di 60 anni”, ha commentato Thillemann. “Di conseguenza, molti di loro hanno diverse malattie croniche per le quali stanno già assumendo farmaci. Sebbene sia riconosciuto che molti di essi agiscano sul metabolismo osseo, a oggi ci sono evidenze limitate sui loro effetti sulla sopravvivenza dell’impianto dopo un intervento di protesi d’anca”.
Ora, una prima dimostrazione sembra essere stata prodotta. Tuttavia, lo studio ha preso in considerazione soltanto pazienti che facevano già uso di statine prima di subire l’intervento e non gli effetti specifici dei farmaci in pazienti sani appositamente trattati in previsione di un intervento di artroplastica.
Per questo, conclude il team di ricerca, “le statine non dovrebbero essere prescritte in pazienti sani che si sottopongono a interventi di protesi d’anca nella speranza di aumentare la longevità dell’impianto, almeno finché ulteriori studi non abbiano confermato la nostra scoperta e i meccanismi sottostanti questa associazione non siano stati ben chiariti”.

Antonino Michienzi
 

FONTE: Theis M et al. The Risk of Revision After Primary Total Hip Arthroplasty Among Statin Users: A Nationwide Population-Based Nested Case-Control Study. J Bone Joint Surg Am. 2010;92:1063-1072. 

04 Maggio 2010

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