Sindrome dell’intestino irritabile. Un esame delle urine consentirà di diagnosticarla e di monitorare la risposta alla terapia

Sindrome dell’intestino irritabile. Un esame delle urine consentirà di diagnosticarla e di monitorare la risposta alla terapia

Sindrome dell’intestino irritabile. Un esame delle urine consentirà di diagnosticarla e di monitorare la risposta alla terapia
E’ una condizione che colpisce almeno tre milioni di persone in Italia, prevalentemente donne. Invalidante per chi ne soffre, è una patologia poco conosciuta e molto fraintesa. Dal Canada arriva l’annuncio della scoperta di una serie di metaboliti urinari che risultano più elevati nei pazienti affetti da questa condizione e che potrebbero essere utilizzati come biomarcatori per diagnosticare e monitorare l’andamento della malattia in maniera non invasiva. Il metaboloma urinario dell’IBS offre anche nuovi spunti sulla fisiopatologia di questa condizione.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Biologia Chimica della McMaster University (Canada) annuncia dalle pagine della rivista Metabolomics di aver individuato nuovi biomarcatori urinari per la diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile (IBS), una condizione che riguarda una fetta consistente della popolazione generale (in Italia oltre 3 milioni di persone) e che può manifestarsi con gradi diversi di gravità. Questi nuovi strumenti diagnostici potrebbero portare ad un progresso nel trattamento di questa condizione e a ridurre la necessità di sottoporre i pazienti a colonscopie ripetute, attualmente utilizzate per la diagnosi.
 
Mai Yamamotoe colleghi hanno individuato una decina di metaboliti urinari che risultano aumentati nei pazienti con IBS e che sono associati ad un’aumentata degradazione del collagene e ai processi di turn-over della mucosa intestinale, realisticamente dovuti ad una infiammazione di basso grado. Tra i metaboliti urinari correlabili ad una condizione di IBS vi sono quelli dell’idrossilisina (O-glicosilgalactosil-idrossilisina, O-galattosil-idrossilisina, lisina), il mannopiranosi-L-triptofano, l’imidazolo propionato, la glutamina, la serina, l’ornitina, la dimetilglicina e la dimetilguanosina.
 
“Questa ricerca – affermano gli autori – fornisce nuove spiegazioni meccanicistiche sulla patogenesi dell’IBS e offre un modo conveniente di monitorare la progressione di malattia del paziente e la risposta alla terapia, basandosi su un pannello di metaboliti urinari, che potrebbe risparmiare di ricorrere a prelievi di sangue, alla colonscopia e alle biopsie tessutali”.
 
La IBS è una patologia cronica, elusiva e a eziologia sconosciuta che interessa nel nostro Paese, con gradi diversi di gravità, tra il 5 e il 10 percento della popolazione, con una netta prevalenza tra le donne (in rapporto 3:1 con gli uomini).
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

09 Luglio 2019

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