Sindrome di Kabuki. La causa è una malformazione genetica

Sindrome di Kabuki. La causa è una malformazione genetica

Sindrome di Kabuki. La causa è una malformazione genetica
All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù studiano questa patologia da più di dieci anni: grazie a questo sforzo di ricerca è stato oggi possibile identificare il gene che causa la malattia. Si tratta di KDM6A, un gene contenuto nel braccio corto del cromosoma X.

La sindrome di Kabuki è una malattia rara, che venne identificata per la prima volta 30 fa, che comporta alterazioni del viso, ritardo psicomotorio medio o moderato, alterazioni scheletriche e, come dimostrato dieci anni fa da una ricerca svolta all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, anche da cardiopatie congenite. Fino ad oggi la causa di sviluppo della malattia era sconosciuta, ma oggi, grazie ad una ricerca svolta proprio dal nosocomio romano, è stata forse individuata la causa genetica che porta alla particolare sindrome dismorfica. Lo studio verrà pubblicato a gennaio sulla rivista American Journal of Medical Genetics.

 
Il primo gene-malattia, MLL2, è stato identificato nel 2010, ma le sue mutazioni spiegano solo il 50-75% dei casi. È solo grazie a questo nuovo studio, dunque, che è stato possibile individuare l’alterazione del Dna che porta alla malattia, il cui nome deriva da un particolare della palpebra inferiore dai pazienti affetti dalla patologia che conferisce loro un aspetto che ricorda la maschera  degli  attori del teatro giapponese Kabuki.
 
Per ottenere il risultato il gruppo di ricerca ha utilizzato nuova tecnica di sequenzamento – detta "exome sequencing" – che sfrutta le conoscenze derivate dalla recente decifrazione dell’intero genoma umano per analizzare l’esoma di un individuo, cioè tutta la porzione del DNA che contiene le istruzioni per sintetizzare le proteine dell’organismo. L’analisi esomica è stata effettuata su 30 pazienti risultati negativi per le mutazioni in MLL2 ed ha identificato in tre bambini la perdita di una piccola porzione del braccio corto del cromosoma X, contenente il gene KDM6A. In un caso la delezione riguardava non solo questo gene, ma anche le regioni vicine, compresi tre altri geni a funzione non ancora nota associati ad un quadro clinico ancora più grave. Negli altri due casi, invece, le delezioni erano all’interno del gene e rimuovevano porzioni variabili di KDM6A.
 
Secondo i ricercatori, questo studio potrebbe rendere disponibile un nuovo test per la diagnosi dei pazienti. “È tuttavia chiaro, dai dati già acquisiti, che l’eterogeneità genetica della malattia va oltre quella associata ai geni MLL2 e KDM6A”, hanno però fatto sapere dal Bambino Gesù. “Sarà necessario in prospettiva stabilire quale percentuale della sindrome sia spiegata dal nuovo gene e se i pazienti eterozigoti per mutazioni in geni diversi presentino caratteristiche cliniche distinte.”

29 Dicembre 2011

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