Sla. I calciatori si ammalano prima e di più. Nessuna associazione con le squadre in cui hanno militato. Lo studio dell’Irccs Mario Negri

Sla. I calciatori si ammalano prima e di più. Nessuna associazione con le squadre in cui hanno militato. Lo studio dell’Irccs Mario Negri

Sla. I calciatori si ammalano prima e di più. Nessuna associazione con le squadre in cui hanno militato. Lo studio dell’Irccs Mario Negri
L’aggiornamento al 2019 dello studio, condotto dall’Istituto Mario Negri, ha individuato 34 casi di Sla. I più colpiti risultano essere i centrocampisti: 15; più del doppio degli attaccanti: 7; mentre i difensori sono 9 e i portieri 3. Lo studio è stato pubblicato su Amyotrophic Lateral Sclerosis & Fronto Temporal Disease.

Lo studio condotto da Elisabetta Pupillo e da Ettore Beghi dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs, in collaborazione con Nicola Vanacore dell'Istituto Superiore di Sanità e con l’Associazione Italiana Calciatori (Aic), pubblicato sulla rivista scientifica Amyotrophic Lateral Sclerosis & Fronto Temporal Disease, rispetto a quanto comunicato in precedenza, ha escluso qualsiasi associazione tra le squadre in cui i calciatori avevano militato e l’insorgenza della Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), pur confermando la correlazione tra il gioco del calcio e l’insorgenza della degenerazione neuronale.

Come già precedentemente comunicato, lo studio, infatti, ha confermato una diffusa convinzione: i calciatori si ammalano di SLA in misura maggiore rispetto alla popolazione generale.  La ricerca era partita dall’esame di 23.586 calciatori, individuati tramite gli Almanacchi Panini, che hanno giocato in serie A, B, C dalla stagione 1959-'60 fino a quella del 1999-2000.

L’aggiornamento dello studio al 2019 ha individuato 34 casi di Sla. I più colpiti risultano essere i centrocampisti: 15; più del doppio degli attaccanti: 7; mentre i difensori sono 9 e i portieri 3. Il rischio di SLA tra gli ex-calciatori risulta essere circa 2 volte superiore a quello della popolazione generale, e il rischio sale addirittura di 6 volte analizzando la sola Serie A. Inoltre i calciatori si ammalano di SLA in età più giovane (45 anni) rispetto a chi non ha praticato il calcio (media europea: 65.2 anni).

“I dati definitivi – commenta Ettore Beghi del Dipartimento Neuroscienze dell’Istituto Mario Negri – ci dicono che le differenze sull’età d’esordio si confermano importanti. I calciatori si ammalano in media a 45 anni, cioè con 20 anni in anticipo rispetto al resto della popolazione. La motivazione purtroppo non è ancora chiara. Oggi disponiamo di dati definitivi di uno studio da noi iniziato nel 2013 che confermano l’anticipazione dell’età di esordio della SLA nei calciatori e che un numero elevato di calciatori si ammala di SLA, ma non sappiamo ancora il perché”.

“I nostri dati confermano invece che non vi è alcuna associazione tra le squadre in cui i calciatori hanno militato e l’insorgenza della malattia – aggiunge Elisabetta Pupillo, Capo Unità di Epidemiologia delle Malattie Neurodegenerative dell’Istituto Mario Negri – Altri studi condotti insieme a colleghi europei e americani però ci inducono a pensare che la causa non sia il gioco del calcio in sé, ma una serie di concause, ancora da definire nei dettagli. Tra queste ricordiamo il ruolo dei traumi, l’attività fisica intensiva, una predisposizione genetica e altro ancora. Ogni fattore potrebbe avere un ruolo ad oggi ancora non chiaro”.

“Questo studio – conclude Elisabetta Pupillo – ha posto le basi per ulteriori indagini con collaborazioni internazionali, volte ad approfondire le nostre osservazioni attuali. Abbiamo una grossa responsabilità e vogliamo andare fino in fondo. Ringrazio il Presidente Tommasi per la sensibilità e la straordinaria collaborazione mostrata da parte di tutta l’Aic. L'Aic è stata parte attiva di questo studio, collaborando a stretto contatto con i ricercatori nel raccogliere le informazioni necessarie".

28 Aprile 2020

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