Staminali. Tirelli: “Cellule mesenchimali? Nessuna prova certa che funzionino”

Staminali. Tirelli: “Cellule mesenchimali? Nessuna prova certa che funzionino”

Staminali. Tirelli: “Cellule mesenchimali? Nessuna prova certa che funzionino”
Per il direttore del dipartimento di oncologia dell’Istituto Tumori di Aviano non vi sono ragioni sufficienti perché i pazienti possano beneficiare di queste cellule. Nessuna chiara evidenza sulla loro capacità di migliorare malattie neurologiche degenerative, cardiovascolari e oncologiche.

Anche il premio Nobel della medicina sulle staminali Shinya Yamanaka che è anche presidente della società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali, ha espresso la sua preoccupazione per la decisione del Governo italiano di autorizzare l’uso nei pazienti di una terapia non provata a base di staminali mesenchimali, il che ricorda quanto avvenne con le terapia Di Bella per la melatonina e la somatostatina. “Sono vicino ovviamente ai pazienti con malattie incurabili – ha dichiarato Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano – tuttavia non vi sono ragioni sufficienti perché questi pazienti possano beneficiare di cellule staminali mesenchimali, che hanno già una loro attività dimostrata per esempio per ridurre e controllare certe manifestazioni cliniche del trapianto verso l’ospite dopo il trapianto di midollo osseo da donatore. Inoltre, le potenzialità di queste cellule staminali nell’ambito della patologie autoimmunitarie appaiono veramente molto promettenti ma non vi è una chiara evidenza che le cellule staminali mesenchimali abbiano una qualche capacità di migliorare malattie neurologiche degenerative, cardiovascolari e oncologiche”.

“Tutti capiscono l’urgenza dei familiari e degli stessi pazienti affetti da malattie degenerative severe quali distrofie muscolari, Parkinson, pazienti oncologici –- ha proseguito Tirelli – ma pensare che un’associazione come la Stamina Foundation, il cui presidente è un professore di psicologia con nessuna pubblicazione scientifica a riguardo, possa contribuire in modo significativo a migliorare l’evoluzione di queste patologie, è molto poco probabile se non molto discutibile. Anche perché il tutto ha un’impronta di business e di sfruttamento commerciale con richieste molto esose riguardo al trattamento stesso”.

“In Europa, Usa e in Oriente ci sono già privati che propongono direttamente cure miracolose con le cellule staminali mesenchimali. Ma almeno lì le agenzie tipo Food and Drug Administration agiscono in maniera efficace sulla produzione e il commercio delle staminali bloccandone la vendita quando non è dimostrata la loro attività nelle malattie – ha continuato l’esperto – già l’Aifa aveva in precedenza bloccato questo trattamento stoppando il laboratorio degli Ospedali Civili di Brescia dove le cellule venivano preparate secondo il metodo della fondazione Stamina. Le cure compassionevoli e innovative sono importanti ma trattamenti non testati dovrebbero essere offerti soltanto in trials clinici o comunque in circostanze limitate laddove vi sia una fondata ragione teorica per credere che quei pazienti possano trarne beneficio”.

“La commercializzazione di terapie senza prova non è assolutamente giustificata. Le ricerche, anche nell’ambito delle malattie neurologiche degenerative, richiedono comunque sperimentazioni cliniche che possono durare anche a lungo e oggi soltanto in alcune malattie vi è una dimostrata attività di queste cellule staminali. Come nell’affare Di Bella, la quantità notevole di pubblicazioni su melatonina e somatostatina quasi sempre in laboratorio veniva da Di Bella erroneamente proposta come supporto di una positiva attività clinica – ha concluso – così i numerosi studi biologici e in laboratorio delle cellule staminali mesenchimali non sono sinonimo di attività in clinica, come sembrerebbe propugnato in questa vicenda italiana. Anche se il ministero ribadisce che non ha autorizzato alcuna terapia non provata a base di staminali e che la prosecuzione dell’uso del metodo Stamina avviene in via eccezionale sotto stretto monitoraggio clinico, il giudizio che formula Nature prima, e il premio Nobel della medicina sulle staminali poi, non è sicuramente positivo”.
 

12 Aprile 2013

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