Tumore del seno: il 93% delle pazienti chiede più cure dopo la chirurgia

Tumore del seno: il 93% delle pazienti chiede più cure dopo la chirurgia

Tumore del seno: il 93% delle pazienti chiede più cure dopo la chirurgia
Più dell’80% teme i ritardi nella disponibilità in Italia dei trattamenti innovativi in grado di migliorare la sopravvivenza. Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme Contro il Cancro: “Servono nuove armi per ridurre le recidive nelle persone operate. Risparmi anche per il sistema”.

Per il 57% delle pazienti con tumore del seno la telemedicina può essere un valido strumento da utilizzare anche nel post pandemia. Il 78% ritiene che il monitoraggio a distanza da parte dello specialista debba riguardare soprattutto le donne che assumono terapie orali e per il 92% coloro che hanno terminato le cure e devono sottoporsi ai controlli. Il 93% valuta positivamente l’eventuale rinforzo ed estensione della terapia adiuvante, cioè successiva alla chirurgia, per ridurre il rischio di recidiva. Ma più dell’80% teme i ritardi nella disponibilità in Italia di nuovi trattamenti in grado di migliorare la sopravvivenza. E per il 72% l’emergenza sanitaria causata dal Covid ha distolto l’attenzione delle Istituzioni dalle esigenze delle persone colpite dal cancro.


 


Sono i principali risultati del sondaggio on line su circa 130 pazienti con carcinoma mammario sull’assistenza sanitaria nel post Covid, presentati oggi in una conferenza stampa virtuale.


 
“Ogni anno, in Italia, quasi 55mila donne ricevono la diagnosi di tumore della mammella, la neoplasia in assoluto più frequente in tutta la popolazione e in costante crescita – spiega Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro -. La terapia adiuvante della malattia radicalmente operata può essere considerata uno dei maggiori successi in oncologia negli ultimi trent’anni. Infatti, nonostante il costante aumento dei casi, la mortalità è diminuita del 6,8% rispetto al 2015, non soltanto per effetto della diagnosi precoce attraverso programmi di screening, ma anche per l’efficacia della terapia adiuvante. La sopravvivenza a 5 anni infatti raggiunge l’88% e pone il nostro Paese ai vertici in Europa. Sono tre i trattamenti adiuvanti, chemioterapia, ormonoterapia e terapia biologica, proposti alle pazienti in base allo studio del singolo caso, alle caratteristiche del tumore e alle condizioni fisiche della donna, senza trascurare i suoi desideri e necessità”.
 
La maggior parte delle pazienti, circa 46.200 (84% del totale), presenta la malattia in stadio iniziale (I-II-III) e 7000 (il 15% di queste ultime) sono caratterizzate da iperespressione della proteina HER2 (HER2+). In questa popolazione, il trattamento sistemico adiuvante con la chemioterapia, la terapia ormonale e un anno di terapia biologica con un anticorpo anti-HER2 rappresenta oggi lo standard di cura ed è in grado di ridurre il rischio di recidiva (locale, regionale, a distanza) e di morte.

30 Novembre 2021

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