Tumori esofagei. Alimentazione e attività fisica utili per prevenirli. Lo studio dello Iov

Tumori esofagei. Alimentazione e attività fisica utili per prevenirli. Lo studio dello Iov

Tumori esofagei. Alimentazione e attività fisica utili per prevenirli. Lo studio dello Iov
Coinvolti 46 pazienti con Esofago di Barrett che hanno seguito diete personalizzate, allenamenti con “coach”, lezioni di cucina, sessioni di Nordic Walking. Scopo dello studio, durato due anni, valutare l’effetto di un programma di moderata restrizione calorica e proteica sui fattori metabolico-ormonali modificabili, elemento di rischio per lo sviluppo di adenocarcinoma esofageo

“Un programma strutturato su alimentazione ed attività fisica messo a punto da professionisti qualificati è in grado di indurre nei pazienti più a rischio di sviluppare adenocarcinoma esofageo, un nuovo assetto metabolico con una diminuzione significativa dell’IGF1 libero e una conseguente attenuazione del segnale mitogenico responsabile della trasformazione neoplastica a livello esofageo”.

Sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nutrients i risultati di un trial clinico condotto allo Istituto oncologico Veneto (IOV) e finalizzato a studiare l’effetto di una modifica dello stile di vita nel ridurre il rischio di sviluppare adenocarcinoma dell’esofago.
Lo studio, denominato CARE-PRO, è stato condotto presso l’Unità Operativa di Endoscopia Digestiva dello IOV sotto la responsabilità scientifica di Stefano Realdon e con il contribuito in Laboratorio di Diletta Arcidiacono, entrambi afferenti alla Uoc di Gastroenterologia diretta da Alberto Fantin.
 
Lo scopo della ricerca, durata due anni, è stato valutare l’effetto di un programma di moderata restrizione calorica e proteica sui fattori metabolico-ormonali modificabili che rappresentano un elemento di rischio per lo sviluppo di adenocarcinoma esofageo nei pazienti con Esofago di Barrett obesi o in sovrappeso. È noto, infatti, che l’adenocarcinoma dell’esofago è un tumore la cui incidenza è vertiginosamente aumentata nei paesi occidentali negli ultimi trent’anni e trova nell’obesità e nell’insulino-resistenza ad essa correlata, oltre che nel reflusso esofageo cronico, i principali fattori di rischio attraverso meccanismi molecolari solo in parte noti.
 
Quarantasei pazienti con Esofago di Barrett reclutati nel braccio interventistico sono stati seguiti dal dietista Daniele Nucci del Servizio di Nutrizione Clinica dello IOV: una volta al mese hanno incontrato il dietista individualmente per una consulenza durante la quale veniva visionato il diario alimentare settimanale compilato dal soggetto affinché il nutrizionista potesse intervenire laddove necessario. La quantità giornaliera di calorie è stata ridotta di 600 Kcal rispetto alla richiesta energetica individuale, stimata combinando il metabolismo basale e il livello di attività fisica.

Oltre alla restrizione calorica, l’intervento alimentare prevedeva un introito proteico limitato a 0.8 g proteine/Kg di peso corporeo, per lo più derivanti da cibi di origine vegetale. Dopo ogni sessione di consulenza i pazienti incontravano il “coach”, ossia Emanuela Zoncapè, un’infermiera qualificata che dedicava loro 15 minuti con il fine di motivarli a superare quei comportamenti che rappresentavano un ostacolo al cambiamento del loro stile di vita. Ogni paziente arruolato nel braccio intervento ha inoltre partecipato a tre lezioni di cucina della durata di 4 ore ciascuna.
 
L’obiettivo della parte pratica è stato quello di fornire all’utente competenze e conoscenze in modo da modificare il loro approccio alla tavola, preparare pasti gustosi e dietetici al fine di raggiungere l’introito calorico obiettivo del percorso. Inoltre, due volte al mese, i pazienti sono stati coinvolti in sessioni di Nordic Walking di moderata intensità in collaborazione con l’Associazione Nordic Walking Smile. L’indagine ha coinvolto anche 54 pazienti di controllo.
 
“L’effetto dell’intervento è stato valutato sui parametri antropometrici con una riduzione del peso e della circonferenza addominale nel 65% dei pazienti che hanno effettuato il percorso previsto. Le indagini molecolari sui sieri e sulle biopsie esofagee hanno dimostrato in molti di questi pazienti una inibizione del segnale pro-tumorale attivato dall’insulina e dal fattore di crescita insulino-simile (IGF1) direttamente sul tessuto esofageo. Questo importante studio ha permesso quindi di dimostrare – rileva Fantin – come un programma strutturato su alimentazione ed attività fisica messo a punto da professionisti qualificati è in grado di indurre nei pazienti più a rischio un nuovo assetto metabolico con una diminuzione significativa dell’IGF1 libero e conseguente attenuazione del segnale mitogenico responsabile della trasformazione neoplastica a livello esofageo”.

22 Novembre 2021

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