Vaccinazione contro l’RSV negli adulti: una priorità emergente di salute pubblica

Vaccinazione contro l’RSV negli adulti: una priorità emergente di salute pubblica

Vaccinazione contro l’RSV negli adulti: una priorità emergente di salute pubblica

Antonino Biroccio, General Manager di GSK, a margine del Congresso Mondiale RSV in corso a Roma, fa il punto sulla situazione nel nostro Paese e sull’importanza di questo presidio di prevenzione primaria

La vaccinazione rappresenta uno degli strumenti di salute pubblica più innovativi e impattanti mai introdotti. Se si guarda alla storia della medicina moderna, il suo contributo al benessere della popolazione è secondo soltanto all’introduzione dell’acqua potabile. Tradizionalmente, le strategie vaccinali sono state concentrate sull’età pediatrica, per ragioni epidemiologiche evidenti. Oggi, tuttavia, questo paradigma sta evolvendo.

Accanto al necessario rafforzamento della protezione nei bambini, emerge con forza l’esigenza di estendere l’attenzione alla popolazione adulta e anziana. “L’Italia” sottolinea Antonino Biroccio, General Manager di Gsk “come molti Paesi occidentali, sta vivendo un profondo cambiamento demografico: si nasce sempre meno e si invecchia sempre di più. Questo si traduce in un aumento significativo di persone fragili, spesso affette da comorbidità, che rappresentano una quota crescente dei bisogni assistenziali del Servizio Sanitario Nazionale”.

In questo contesto si inserisce il tema della vaccinazione contro questa infezione respiratoria, spesso sottovalutata nell’adulto, ma responsabile di un carico clinico rilevante. Proprio per approfondire questi aspetti, esperti clinici, opinion leader e industria si sono riuniti a Roma in occasione del Congresso Mondiale RSV (RSVVW’26), con l’obiettivo di analizzare i dati più recenti e valutare le strategie di prevenzione più efficaci.

I numeri fotografano con chiarezza la portata del problema. “Solo nell’ultima settimana del 2025 – osserva Biroccio – si sono registrati in nove regioni italiane oltre 26.000 accessi al pronto soccorso correlati a virus respiratori. In Italia si stimano circa 290.000 casi di infezione respiratoria acuta ogni anno tra gli over 60, tra le 25.000 e 50.000 ospedalizzazioni e circa 1.800 decessi annuali attribuiti a RSV”.

Dati che evidenziano la necessità di un’azione tempestiva. Attualmente, infatti, la vaccinazione contro l’RSV non è ancora inclusa nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale italiano. Un’assenza che, alla luce delle evidenze disponibili, richiede secondo gli esperti un intervento urgente da parte dei decisori sanitari.

“Le prove di efficacia del vaccino sono significative – chiarisce il GM. “Studi di real world evidence confermano l’efficacia del vaccino antiRSV di GSK nella riduzione delle ospedalizzazioni legate ad RSV tra l’85% e il 70%”.

Altri studi dagli Stati Uniti hanno dimostrato un’efficacia vaccinale del 63,1% contro gli eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE) associati a RSV e uno studio danese – ha aggiunto – “ha dimostrato un’efficacia contro le esacerbazioni gravi di BPCO e asma correlate al RSV, rispettivamente del 74,4% e del 61,6%”.

Ma, come è noto, accanto all’impatto sanitario, la prevenzione vaccinale genera anche un ritorno economico tangibile. “Le analisi di farmacoeconomia indicano che ogni euro investito in vaccinazione contro l’RSV può tradursi in circa tre euro di risparmio sanitario nella popolazione over 75. Il beneficio cresce ulteriormente — fino a otto volte l’investimento — nella fascia tra i 60 e i 74 anni, una popolazione ancora attiva dal punto di vista lavorativo e sociale”.

Proteggere queste persone significa ridurre ospedalizzazioni, complicanze e perdita di produttività, alleggerendo al contempo la pressione sul sistema sanitario. “Le risorse risparmiate – conclude quindi Biroccio – possono così essere reindirizzate verso altre aree di innovazione terapeutica, incluse le cure oncologiche, in un circolo virtuoso che rafforza la resilienza complessiva del sistema”.

Investire in prevenzione, e in particolare nella vaccinazione contro l’RSV, non significa quindi solo tutelare i soggetti più fragili, ma anche costruire le condizioni per un Servizio Sanitario Nazionale più sostenibile, “capace di garantire accesso all’innovazione e migliori prospettive di salute per il futuro”.

CDRR

18 Febbraio 2026

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