West Nile e Usutu, pronte le nuove linee guida veterinarie: sorveglianza modulata sul rischio

West Nile e Usutu, pronte le nuove linee guida veterinarie: sorveglianza modulata sul rischio

West Nile e Usutu, pronte le nuove linee guida veterinarie: sorveglianza modulata sul rischio

Il Ministero della Salute definisce la procedura applicativa al Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025: tre livelli di rischio per provincia, obblighi di notifica stringenti e un sistema di conferma diagnostica che coinvolge IZS, CESME e servizi veterinari regionali. LA PROCEDURA

Sono pronte le nuove linee guida applicative alla programmazione e allo svolgimento delle attività veterinarie di prevenzione, sorveglianza e controllo dei virus West Nile e Usutu, che aggiornano la procedura discendente dal Piano Nazionale Arbovirosi (PNA) 2020-2025, siglato il 15 gennaio 2020 nell’intesa tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano. Il documento, giunto alla sua seconda revisione, traduce in indicazioni operative gli otto capitoli e i diciotto allegati del Piano nazionale, fornendo a Regioni e Province autonome le procedure standardizzate per la stesura dei piani regionali e per la gestione delle eventuali positività.

Una malattia di categoria E, tra zoonosi e sanità animale

La West Nile disease (WND) è classificata come malattia di categoria E ai sensi del Regolamento di esecuzione (UE) 2018/1882, il che impone obblighi di sorveglianza su tutto il territorio dell’Unione europea, compreso quello italiano, ai sensi del Regolamento (UE) 2016/429. Si tratta di una zoonosi virale trasmessa dalle zanzare del genere Culex, sostenuta da un flavivirus di cui in Europa circolano soprattutto i lineage 1 e 2, verosimilmente originati da un numero limitato di introduzioni dall’Africa seguite da endemizzazione locale.

Il ciclo di trasmissione coinvolge zanzare ornitofile e uccelli selvatici – in particolare Passeriformi, Caradriformi e Strigiformi – che fungono da serbatoio e amplificatore del virus. Uomo ed equidi sono invece ospiti “a fondo cieco”: sviluppano una viremia insufficiente a reinfettare le zanzare. Nell’uomo l’infezione decorre nella maggior parte dei casi con sintomi simil-influenzali, ma in una piccola quota di pazienti – circa 1 su mille nelle forme più gravi, prevalentemente anziani o immunodepressi – può evolvere in sindromi neurologiche potenzialmente letali. Negli equidi, solo il 10% dei soggetti infetti sviluppa sintomatologia neurologica, con segni che vanno dall’atassia alla paralisi degli arti fino a deficit dei nervi cranici.

Sorveglianza passiva su tutto il territorio, quella attiva modulata sul rischio

Il sistema di sorveglianza si articola su due livelli. La sorveglianza passiva è obbligatoria tutto l’anno su tutto il territorio nazionale e comprende il monitoraggio della sintomatologia nervosa negli equidi, degli uccelli selvatici rinvenuti morti e dei casi di malattia neuro-invasiva o infezione recente nell’uomo. La sorveglianza attiva, invece, scatta nelle aree a rischio medio o alto e prevede il controllo su uccelli stanziali “bersaglio” (gazza, cornacchia grigia, ghiandaia), sorveglianza entomologica e sorveglianza sierologica sugli allevamenti avicoli rurali o all’aperto.

Ogni anno la Direzione Generale della Sanità Animale del Ministero della Salute classifica il territorio nazionale, su base provinciale, in tre fasce di rischio: alto (AR), dove il virus ha circolato in almeno uno degli ultimi cinque anni; basso (BR), con circolazione sporadica in passato ma condizioni eco-climatiche favorevoli; minimo (RM), dove il virus non risulta mai aver circolato. Nelle aree ad alto rischio la sorveglianza sugli uccelli bersaglio richiede il campionamento di almeno 100 esemplari per ogni unità geografica di 1200-1600 km², mentre le catture di zanzare con trappole CO2-CDC o Gravid vanno effettuate con cadenza quindicinale da aprile a novembre, con una trappola ogni 20 km di lato sotto i 600 metri di quota.

Dal sospetto alla conferma: tempi stretti e ruolo del CESME

Le linee guida definiscono con precisione i criteri di caso sospetto e caso confermato, distinti per WND e Usutu, basati su positività ELISA, RT-PCR o sintomatologia clinica riscontrata negli equidi. Tutti i casi sospetti devono essere confermati dal Centro Nazionale di Referenza CESME, che effettua il saggio di sieroneutralizzazione o gli esami molecolari di conferma entro 7 giorni lavorativi dal ricevimento del campione.

I tempi di notifica sono serrati: il servizio veterinario dell’ASL, ricevuta la segnalazione, deve registrare il sospetto nel Sistema Informativo Malattie Animali Nazionale (SIMAN) entro 24 ore, e in caso di conferma di positività negli equidi deve produrre un’indagine epidemiologica accurata entro 48 ore. La chiusura dei casi confermati di WND deve avvenire entro la fine di febbraio dell’anno successivo al riscontro della positività. Per gli allevamenti avicoli rurali o all’aperto, a seguito di conferma il servizio veterinario dispone l’abbattimento dei soli capi risultati positivi.

Un flusso di responsabilità che va dall’ASL al Ministero

Il documento ripartisce compiti e responsabilità lungo tutta la filiera: i servizi veterinari delle ASL gestiscono il posizionamento delle trappole, la raccolta delle carcasse di uccelli selvatici e il campionamento negli allevamenti avicoli e negli equidi; gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali eseguono la diagnostica di prima istanza e trasmettono i campioni positivi al CESME entro 2-4 giorni; i servizi veterinari regionali redigono annualmente il piano regionale e lo trasmettono alla Direzione Generale della Sanità Animale (DGSA) entro 30 giorni dalla comunicazione delle aree di rischio; il Ministero della Salute approva i piani e gestisce il debito informativo verso Commissione Europea, EFSA e Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (WOAH).

Il CESME, oltre alla conferma diagnostica, pubblica un bollettino epidemiologico settimanale sull’andamento dell’infezione da WNV in Italia, consultabile sul portale istituzionale, che include anche i dati relativi alla circolazione di Usutu.

Le buone pratiche per gli interventi di disinfestazione

Le linee guida richiamano infine, sulla base di una nota ministeriale dello scorso agosto, la necessità di coordinare gli eventuali interventi di disinfestazione nelle strutture che ospitano fauna sensibile – parchi faunistici, zoo, centri di recupero – tra Regione, Aziende sanitarie locali e Comuni, evitando applicazioni indiscriminate che possano interferire con le attività di sorveglianza, e di garantire percorsi formativi agli operatori esposti al rischio vettoriale.

G. F.

05 Agosto 2026

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