Anziani. Solitudine in aumento in Italia. E nel 35% dei casi è accompagnata da depressione

Anziani. Solitudine in aumento in Italia. E nel 35% dei casi è accompagnata da depressione

Anziani. Solitudine in aumento in Italia. E nel 35% dei casi è accompagnata da depressione
Uno studio condotto analizzando dati di 29 Paesi ha rivelato che le differenze legate all’età nella percezione della solitudine variano profondamente da contesto a contesto. In Italia, i dati mostrano che la solitudine è significativamente più concentrata tra gli anziani, in linea con quanto rilevato in altri Paesi dell’Europa meridionale come Grecia e Cipro.

Contrariamente al luogo comune secondo cui la solitudine è una condizione “naturale” dell’invecchiamento, uno studio condotto analizzando dati di 29 Paesi ha rivelato che le differenze legate all’età nella percezione della solitudine variano profondamente da contesto a contesto. In Italia, i dati mostrano che la solitudine è significativamente più concentrata tra gli anziani, in linea con quanto rilevato in altri Paesi dell’Europa meridionale come Grecia e Cipro.

La ricerca, condotta su oltre 64.000 adulti tra i 50 e i 90 anni e pubblicata sulla rivista Aging and Mental Health, ha utilizzato l’indice di concentrazione (COIN) per misurare le disuguaglianze nella solitudine legate all’età. L’Italia ha ottenuto un punteggio COIN positivo, indicando che gli over 70 sperimentano livelli di solitudine più elevati rispetto ai più giovani. Nel nostro Paese, il punteggio medio di solitudine tra gli adulti è di 1,3 su un massimo di 6, uno dei più alti in Europa occidentale. Il dato, combinato con l’analisi demografica, mostra come quasi il 70% degli over 50 italiani abbia un’istruzione inferiore al diploma e più dell’80% non sia più attivo lavorativamente. Due elementi fortemente correlati all’aumento del rischio di isolamento. Ma è il dato sulla salute mentale a destare maggiore preoccupazione: circa il 35% degli intervistati italiani presentava sintomi compatibili con una forma di depressione. Questo è uno dei fattori che, insieme allo stato civile (essere vedovi, divorziati o single), incide maggiormente sulle disuguaglianze legate alla solitudine.

Lo studio ha identificato i tre principali determinanti che spiegano le disuguaglianze di solitudine legate all’età in Italia: essere non occupati (non essere più nel mondo del lavoro è fortemente associato a un aumento della solitudine negli anziani); essere non coniugati (vedovi, separati o single. Questo fattore ha un impatto particolarmente evidente nella popolazione anziana, dove lo status coniugale è fortemente legato al supporto sociale quotidiano); avere sintomi depressivi (amplificano l’isolamento percepito e sono più diffusi tra le fasce più anziane).

Secondo gli autori, il messaggio chiave che emerge è che la solitudine non è un destino biologico, ma un fenomeno sociale, influenzato da fattori strutturali e culturali. Gli esperti raccomandano interventi mirati: programmi di supporto alla salute mentale per gli over 65; iniziative per promuovere la partecipazione sociale e il volontariato tra i pensionati; politiche per il sostegno alla vedovanza e alla solitudine abitativa, come cohousing o spazi comunitari per anziani. L’Italia, come molti altri Paesi europei, si trova di fronte a una sfida crescente: contrastare la solitudine nella terza età. Lo studio dimostra che le radici del problema sono sia individuali che sistemiche. Per affrontarlo efficacemente servono politiche personalizzate e culturalmente sensibili, che tengano conto della complessa realtà demografica e sociale degli anziani italiani.

23 Aprile 2025

© Riproduzione riservata

Allarme capitale umano Ssn. Gimbe: “90mila medici fuori dal pubblico, mancano 5.700 medici di famiglia. Infermieristica disertata”
Allarme capitale umano Ssn. Gimbe: “90mila medici fuori dal pubblico, mancano 5.700 medici di famiglia. Infermieristica disertata”

"La domanda cruciale non è più solo quante risorse pubbliche investire nella sanità, ma chi curerà l'Italia domani". È questo il messaggio centrale della lectio magistralis di Nino Cartabellotta, Presidente...

Dengue, studio Iss-Fbk: nei focolai italiani il contagio resta quasi sempre entro 400 metri. Fondamentali diagnosi precoce e disinfestazione
Dengue, studio Iss-Fbk: nei focolai italiani il contagio resta quasi sempre entro 400 metri. Fondamentali diagnosi precoce e disinfestazione

La trasmissione della dengue nei focolai autoctoni italiani avviene quasi esclusivamente a breve distanza dal caso iniziale. È questa la principale conclusione dello studio coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e...

Il Piano di rientro e l’errore metodologico da non commettere
Il Piano di rientro e l’errore metodologico da non commettere

La Calabria non ha bisogno soltanto di una sanità migliore. Ha bisogno di una nuova idea di salute. Dopo oltre quindici anni di commissariamento, la Calabria dispone finalmente di un...

Liste d’attesa. Chi può paga e il 60% rimanda o rinuncia. L’Indagine Piepoli-Fnomceo
Liste d’attesa. Chi può paga e il 60% rimanda o rinuncia. L’Indagine Piepoli-Fnomceo

Nell’ultimo anno l’80% della popolazione ha avuto bisogno di una prestazione sanitaria per la quale il tempo medio di attesa era di 2,3 mesi, il 41% si è quindi rivolto...