Covid. Aumentano i ricoveri in terapia intensiva e l’ospedalizzazione dei malati con sintomi. In calo i tamponi. Il nuovo report Gimbe

Covid. Aumentano i ricoveri in terapia intensiva e l’ospedalizzazione dei malati con sintomi. In calo i tamponi. Il nuovo report Gimbe

Covid. Aumentano i ricoveri in terapia intensiva e l’ospedalizzazione dei malati con sintomi. In calo i tamponi. Il nuovo report Gimbe
Nella settimana 9-15 settembre si stabilizza l’incremento dei nuovi casi, ma cala di oltre 58.000 il numero dei tamponi. Continua ad allargarsi il bacino dei casi attualmente positivi (39.712) e rispetto al mese scorso risale l’età media dei contagiati, un dato coerente con il progressivo incremento dei pazienti ricoverati con sintomi (+462) e di quelli in terapia intensiva (+58). 

Si stabilizza, segnalando anche una leggera flessione, il trend di aumento dei nuovi casi di positività Covid nella settimana 9-15 settembre oggetto dell’abituale monitoraggio di Gimbe che anticipa di un giorno il report settimanale di Iss e ministero.
 
Questa settimana l’incremento dei nuovi casi è stato infatti di 9.837 a fronte dei 9.964 dei sette giorni precedenti ma in ogni caso sono aumentati anche i pazienti ricoverati con sintomi (2.222 vs 1.760) e in terapia intensiva (201 vs 143), mentre resta sostanzialmente stabile il numero dei decessi (70 vs 72).
 
Queste le variazioni più in dettaglio:
– Decessi: -2 (-2,8%)
– Terapia intensiva: +58 (+40,6%)
– Ricoverati con sintomi: +462 (+26,3%)
– Nuovi casi: +9.837 (-1,3%)
– Casi attualmente positivi: +5.923 (+17,5%)
– Casi testati -51.885 (-12,3%)
– Tamponi totali: -58.573 (-9,2%)
 
“Nell’ultima settimana – sottolinea Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato, anche se è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati.Si conferma inoltre il trend in aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. Tutte spie rosse che impongono la consapevolezza pubblica sulle dinamiche dell’epidemia, senza minimizzazioni o terrorismi di sorta, al fine di mantenere alta la guardia anche per l’imprevedibile impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi”.
 
“Vero è che si tratta di numeri ancora bassi – puntualizza Carabellotta – e che al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, ma il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni”.
 
In particolare – si legge nel report – rispetto ad una media nazionale di 4 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti i tassi risultano più elevati in Liguria (9), Lazio (8), Sardegna (6,3), Campania e Puglia (5,4).
 
“Queste dinamiche dell’epidemia – conclude Cartabellotta – sono coerenti con quanto rilevato dalla sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità sull’età mediana dei contagiati che si è ridotta da oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia sino a sotto i 30 nelle settimane centrali di agosto. Quindi, nelle ultime due settimane è risalita a circa 40 anni, dimostrando che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva. Davanti a questo scenario epidemiologico e clinico, le Regioni devono potenziare senza indugi l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il “boom dei tamponi” sui vacanzieri”.

17 Settembre 2020

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