Covid. Nel Regno Unito aumentano ancora i contagi. In Italia no. Ecco perché

Covid. Nel Regno Unito aumentano ancora i contagi. In Italia no. Ecco perché

Covid. Nel Regno Unito aumentano ancora i contagi. In Italia no. Ecco perché
Ieri nel Regno Unito sono stati 45.150 i contagi, mentre il dato settimanale (300.081) registra un'impennata di oltre il 15% dei casi rispetto ai sette giorni precedenti. Cala invece il numero dei decessi che ieri si è fermato a 57. A pesare diversi fattori: il calo della protezione dall'infezione ad ormai quasi un anno di distanza dall'avvio della campagna vaccinale, l'assenza di misure restrittive e la riapertura delle scuole in presenza con una copertura vaccinale molto bassa per i 12-15enni

Ieri nel Regno Unito si sono registrati oltre 40 mila casi di Covid per il quarto giorno consecutivo. Per la precisione sono stati 45.150 i contagi, mentre il dato settimanale (300.081) registra un'impennata di oltre il 15% dei casi rispetto ai sette giorni precedenti. Cala invece il numero dei decessi che ieri si è fermato a 57.
 
La prima cosa che salta all'occhio è come, al forte incremento dei contagi non sia corrisposto un aumento dei decessi per Covid di pari livello. A dimostrazione dell'efficacia nel tempo dei vaccini per malattia grave e morte. Come spiegarsi però una crescita delle infezioni di quasi 10 volte più alta rispetto ai dati registrati in Italia? I motivi potrebbero essere diversi, proviamo ad esaminarli.
 
C'è innanzitutto da dire che il Regno Unito è stata una delle prime nazioni ad aver avviato la campagna vaccinale, un calo della protezione dall'infezione a distanza di quasi un anno è facilmente spiegabile, visto che oggi sappiamo come la necessità di una terza dose di vaccino contro il Covid sia dovuta proprio allo scemare della protezione, soprattutto dalle infezioni, con il passare del tempo.
 
Altro dato da tenere a mente è che ormai da un mese nel Regno Unito è venuta meno ogni forma di restrizione. Non c'è nulla di simile al Green Pass adottato invece dall'Italia. E ancora, un'ulteriore differenza riguarda le coperture vaccinali delle fasce più giovani. Mentre in Italia il 70,74% dei 12-18enni è già stato vaccinato con almeno una dose di vaccino contro il Covid, nel Regno Unito il via libera alla vaccinazione del 12-15enni è arrivata da appena un mese. Durante la scorsa estate infatti la Joint Committee on Vaccination and Immunisation, commissione indipendente del Regno Unito che si occupa dei vaccini, non li aveva raccomandati per i più giovani nonostante i benefici superassero, seppur di poco, i rischi.
 
Nella sua valutazione la commissione non aveva però preso in considerazione sia l'impatto della pandemia nelle scuole che quello più in generale nella popolazione in termini di salute pubblica. Da qui il successivo via libera alle vaccinazioni anche per i 12-15enni, arrivato però solo a metà settembre. Questo elemento, in concomitanza con la riapertura delle scuole in presenza, ha comportanto senza dubbio un diverso rischio di esposizione all'infezione.
 

 
Non è quindi detto che nelle prossime settimane anche l'Italia debba trovarsi in una situazione simile a quella che si sta oggi vivendo nel Regno Unito. Le diverse politiche di gestione della pandemia adottate da noi, ben più restrittive rispetto a quelle britanniche, potrebbero aiutare a mentenere più bassi i numeri dei contagi – e quindi dei ricoveri – anche nelle prossime settimane, quando inizierà la stagione influenzale.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

18 Ottobre 2021

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