Covid. Per il 41% degli italiani il peggio è passato. Un anno fa era solo il 17% ad essere ottimista

Covid. Per il 41% degli italiani il peggio è passato. Un anno fa era solo il 17% ad essere ottimista

Covid. Per il 41% degli italiani il peggio è passato. Un anno fa era solo il 17% ad essere ottimista
Inoltre, anche se con Omicron il rischio di contagiarsi è alto (ne è convinto il 38% del campione), oggi il Covid-19 fa meno paura: alla domanda “si ritiene preoccupato per la sua salute” ha risposto “sì” solo il 18% del campione, contro il 35% di marzo 2021.dell’Università Cattolica, campus di Cremona. L’indagine di EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, ha coinvolto oltre 7.000 italiani.

Per quasi un italiano su due (41%) la fine della pandemia è ormai vicina. Una quota ben più alta di circa un anno fa, quando a pensare che 'il peggio è è passato' era solo il 17%. È questo uno dei risultati emersi dall’indagine realizzata dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, campus di Cremona sulla base di dati recentissimi, raccolti ed elaborati tra fine gennaio e inizio febbraio. La ricerca è parte di un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute che rientra nelle attività del progetto CRAFT (CRemona Agri-Food Technologies) e di Ircaf (Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi). È stata condotta su un campione di oltre 7000 italiani, rappresentativo dell’intera popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione.

“L’effetto Omicron” si fa sentire, con il 38% degli italiani che pensa che il rischio di contagio sia elevato (contro il 26% dello scorso settembre). Al contempo, però, la metà del campione (49%) ritiene che oggi Covid-19 sia meno pericoloso (a settembre 2021 era il 37% e a marzo 2021 era solo il 19% a pensarla così). Anche quando si parla di se stessi, gli italiani sembrano avere meno paura: alla domanda “si ritiene preoccupato per la sua salute” ha risposto “sì” solo il 18% del campione, contro il 35% di marzo 2021.

Per Guendalina Graffigna, Ordinario di Psicologia dei consumi e della salute e direttore dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica, il dato che mostra quanto gli italiani si sentano a rischio contagio è “particolarmente rilevante oggi, in fase di allentamento di alcune restrizioni” perché “indica che gli italiani sono pronti e consapevoli a convivere con il virus, riappropriandosi di qualche libertà persa ma senza comportamenti superficiali”.

“Gli italiani hanno ora necessità di ‘voltare simbolicamente pagina’, riconquistandosi spazi di libertà di vita ma soprattutto riacquisendo capacità progettuale sul proprio prossimo futuro – commenta Graffigna, -. Una necessità frustrata a più riprese dalle precedenti ondate della pandemia ma che ora più che mai diventa necessaria per dare ossigeno anche sul piano psicologico”.

Dalla ricerca emergono anche importanti differenze demografiche. “Gli over 60 – spiega Graffigna –, che da inizio pandemia si sono sempre mostrati tra i più cauti, oggi si rivelino meno preoccupati della media nazionale (28% contro 38%), e soprattutto lo risultano assai meno dei trenta-cinquantenni, la fascia, ricordiamolo, dove in Italia risiede la maggior parte dei non vaccinati, che a fronte di un atteggiamento più sicuro nel passato, oggi, per il 42% dei casi denunciano particolare preoccupazione verso il rischio di contagio”.

Tra gli italiani resta inoltre (ed è stabile) un 28% di italiani che temono l’arrivo di nuove varianti del virus Sars-Cov-2.

14 Febbraio 2022

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