Digitale. Due italiani su 3 hanno un rapporto problematico con la tecnologia: iperconnessione, uso alla guida e ansia da batteria scarica

Digitale. Due italiani su 3 hanno un rapporto problematico con la tecnologia: iperconnessione, uso alla guida e ansia da batteria scarica

Digitale. Due italiani su 3 hanno un rapporto problematico con la tecnologia: iperconnessione, uso alla guida e ansia da batteria scarica

L’indagine Eurispes fotografa un’Italia iperconnessa, con lo smartphone a dominare. Ma il 70,8% degli intervistati ha la sensazione di sprecare troppo tempo online, il 65,3% ha provato ansia quando la batteria era scarica, il 22,8% usa il telefono alla guida (40% tra i giovani). Tra i giovani forte uso passivo di social e chat, il 96,5% scrolla. 

L’uso del digitale è ormai pervasivo: lo smartphone raggiunge il 94,3% degli italiani, il computer il 65,2%, la Smart Tv il 61,2%, il tablet il 33,6%, lo smartwatch il 28,4% e le console il 17,5%. L’intensità è però molto diversa per età: i 18-24enni sono i maggiori utilizzatori, mentre tra gli over 64 prevale quasi esclusivamente lo smartphone. E se il 65,8% degli italiani considera in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali, la quota raggiunge il 41,9% tra i 18-24enni e il 30,2% tra i 25-34enni, scendendo nelle fasce successive fino al 28,3% degli over 64. I giovani mostrano inoltre più automatismi e difficoltà di disconnessione. Sono alcuni dei dati dell’indagine svolta dall’Eurispes sul rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale-

Una vita quotidiana ad alta intensità digitale
La presenza del digitale nella quotidianità si conferma pressoché universale. Nei giorni feriali il tempo trascorso sui dispositivi combina uso nel tempo libero e uso obbligato. Per svago, il 93,3% utilizza lo smartphone almeno per una parte della giornata e il 24,1% supera le tre ore; per lavoro o studio lo usa il 66,7% e il 22,2% oltrepassa le tre ore. Il computer è meno comune nel tempo libero, ma centrale nelle attività professionali e formative: il 64,8% lo usa almeno nei giorni feriali per lavoro o studio e il 39,8% per più di tre ore. Nei fine settimana l’uso dello smartphone coinvolge il 95,1% degli intervistati e quasi tre su dieci superano le tre ore.

L’intensità d’uso è fortemente legata alla variabile generazionale. Fra i 18-24enni e i 25-34enni l’esposizione ricreativa allo smartphone è molto più prolungata e si accompagna a un utilizzo frequente di computer, video, Social e console. Per i più anziani l’uso è selettivo, concentrato quasi esclusivamente sullo smartphone.

Nel tempo libero, Internet è utilizzato soprattutto per cercare informazioni (82,8%), inviare e ricevere email (71,5%), chattare (70,7%), guardare filmati (68,9%) e frequentare Social network (67,9%). I giovani primeggiano nelle attività relazionali e di intrattenimento; le fasce centrali, soprattutto i 35-44enni, mostrano un uso più ampio dei servizi pratici, finanziari e amministrativi.

Modalità d’uso: partecipazione e consumo passivo
L’indagine distingue fra attività che richiedono partecipazione e produzione di contenuti e forme di fruizione prevalentemente osservativa. Il 69,2% pubblica contenuti originali almeno qualche volta e il 63,4% commenta quelli altrui. La messaggistica privata o di gruppo è ancora più diffusa: il 79% la utilizza almeno qualche volta. Risultano però quasi altrettanto comuni le pratiche passive: il 79,8% scorre feed e contenuti senza interagire e il 78,3% guarda profili o attività altrui senza intervenire e circa il 30% svolge spesso attività di questo tipo. Solo la partecipazione a discussioni di gruppo rimane meno generalizzata, pur coinvolgendo almeno qualche volta il 52,2% del campione.

Il profilo dei più giovani combina uso attivo e passivo con intensità eccezionale. Fra i 18-24enni il 97,7% pubblica contenuti sui Social e invia messaggi in chat private e l’86% commenta post di altri, ma sono altrettanto elevate le percentuali di chi scorre contenuti senza interagire (96,5%) e di chi osserva profili altrui senza alcuna interazione (il 98,8%).

Le finalità dichiarate confermano la natura multifunzionale del digitale. Il 76% lo usa per informarsi, il 73,2% per mantenere relazioni, il 61,9% per lavoro o studio e il 51,4% per intrattenimento e gioco. Fra i 18-24enni la funzione relazionale raggiunge il 91,9% e quella ricreativa il 76,7%.
Nella fascia 18-24 anni queste motivazioni assumono un peso decisamente rilevante: il 74,4% considera importante conoscere nuove persone, il 67,5% esprimere la propria identità, il 56,9% ricevere approvazione e il 70,9% distrarsi dai problemi. Fra gli over 64 le stesse quote scendono rispettivamente al 19,9%, 10,9%, 9,7% e 20,6%. Il digitale è dunque, per i giovani, non solo un mezzo operativo, ma uno spazio di costruzione identitaria, riconoscimento e regolazione emotiva.

Competenze digitali: il gap è generazionale
La valutazione delle proprie competenze si distribuisce su tre livelli con risultati quasi equivalenti: il 32,8% le giudica scarse o molto scarse, il 35% sufficienti e il 32,2% buone o ottime. Dietro questa apparente simmetria si nasconde ancora una volta una frattura generazionale. Fra i 18-24enni il 61,6% si considera competente, mentre soltanto il 4,7% si colloca nell’area dell’insufficienza; tra gli over 64 le proporzioni si capovolgono, con il 67,3% che valuta negativamente le proprie capacità e appena il 9,4% che le considera buone.
Sul piano soggettivo, il 41,4% degli intervistati si sente tuttavia sopraffatto dalla velocità del cambiamento e il 35,2% prova frustrazione quando non riesce a utilizzare una nuova piattaforma. La metà del campione (50,2%) ritiene che competenze migliori aumenterebbero la soddisfazione personale e il 46,2% che offrirebbero maggiori opportunità lavorative, sociali o personali. La vulnerabilità digitale assume dunque anche la forma dell’esclusione: non poter usare con autonomia e sicurezza gli strumenti significa rinunciare a servizi, opportunità e partecipazione.

Esperienze negative online e ricadute sul benessere
L’esposizione a episodi spiacevoli o dannosi è tutt’altro che marginale con il 26% del campione che afferma di aver incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% di aver subito commenti offensivi, insulti o attacchi personali e il 21,8% la condivisione non autorizzata di fotografie o video. Il 16,4% è stato bersaglio di phishing, il 15,2% ha subìto la violazione di un account o il furto di identità, il 14,6% forme di esclusione intenzionale, il 12,1% furto di dati o denaro, il 12% molestie e il 10,1% minacce.
Anche in questo caso i giovani risultano più esposti e, per chi le ha vissute, le esperienze negative producono conseguenze significative. Il 45,9% riconosce un impatto sul benessere emotivo, il 39,3% sull’autostima, il 49,3% sulla fiducia nelle piattaforme e il 43,8% sul proprio comportamento online. Fra i più giovani l’impatto sul benessere emotivo raggiunge il 65,6%, quello sull’autostima il 59%, la perdita di fiducia il 59% e la modifica dei comportamenti il 50,8%.

Dalla routine all’automatismo: l’ansia da connessione colpisce soprattutto i più giovani
Numerosi comportamenti indicano che il controllo del telefono e degli aggiornamenti è ormai incorporato nelle routine quotidiane. Il 51,3% controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica durante la giornata la presenza di novità anche in assenza di avvisi, il 46,8% legge subito le chat di gruppo per capire che cosa sta accadendo, il 36,2% controlla ciò che pubblicano le persone conosciute e il 29,9% interrompe altre attività per guardare notifiche o aggiornamenti. Per il 21,3% è importante condividere online i propri stati d’animo. Circa due persone su tre dichiarano di riuscire a restare tranquille senza conoscere immediatamente ciò che avviene online (67,6%) e di potersi disconnettere senza disagio (67,7%), segnalando una diffusa capacità di distaccamento dal digitale, pur risultando preoccupante la presenza di un italiano su tre che mostra difficoltà in tal senso.

Tra i 18-24enni il controllo al risveglio raggiunge l’86%, la verifica senza notifiche l’80,3%, la lettura immediata delle chat il 73,2%, il monitoraggio dei post altrui il 65,1% e l’interruzione di altre attività il 58,1%. Nella stessa fascia il 53,5% attribuisce importanza alla condivisione online degli stati d’animo. L’intensità cala progressivamente con l’età, a conferma del fatto che per i nativi digitali la connessione è parte integrante della vita quotidiana.

Il tentativo di ridurre l’uso del telefonino senza riuscirvi
Riguarda il 26,6% della popolazione e supera il 40% fra i 18 e i 34 anni. Si tratta di un indicatore rilevante perché misura lo scarto fra intenzione e comportamento: la persona riconosce l’eccesso, prova a limitarlo e non riesce a mantenere il controllo.

I comportamenti potenzialmente problematici coinvolgono quote molto ampie almeno occasionalmente: l’83,9% ha usato lo smartphone più a lungo di quanto previsto, il 70,8% ha avuto la sensazione di sprecare troppo tempo online, il 69,9% ha utilizzato il telefono durante i pasti, il 65,3% ha provato ansia quando la batteria era scarica, il 58,7% ha percepito di non riuscire a disconnettersi, il 58,6% si è sentito irrequieto non potendo controllare lo smartphone, il 57,5% ha avuto difficoltà di concentrazione per il pensiero ricorrente rivolto a Social o chat e il 57,3% ha usato i Social per alleviare emozioni negative. Le frequenze elevate, date da “spesso” e “sempre”, riguardano il 36% per il tempo d’uso superiore al previsto, il 29,2% per la sensazione di spreco, il 29,7% per l’ansia da batteria scarica, il 27,6% per l’uso durante i pasti e circa il 22-23% per difficoltà di concentrazione, irrequietezza, regolazione delle emozioni e impossibilità di disconnettersi.

Fra i 18-24enni quasi tutti hanno sperimentato almeno qualche volta questi comportamenti: il 97,7% ha prolungato l’uso oltre le intenzioni, il 93% ha usato lo smartphone durante i pasti, il 91,9% ha percepito di sprecare tempo e la stessa quota lo ha utilizzato per alleviare emozioni negative, l’88,4% ha avuto difficoltà di concentrazione, l’86% ansia per la batteria scarica, l’84,9% difficoltà a disconnettersi e l’83,7% irrequietezza quando non poteva controllare il telefono.

Il telefonino invade tempi e luoghi
L’integrazione dello smartphone nella vita quotidiana emerge anche dall’analisi dei contesti nei quali viene utilizzato. Il 66,7% lo usa a letto al risveglio o prima di dormire, il 65,2% a tavola quando mangia da solo e il 63,3% mentre guarda la televisione. Il 55% lo porta in bagno, il 51,1% lo consulta mentre cammina, il 50,5% lo usa per motivi personali durante il lavoro e il 49,7% quando esce con gli amici, quasi tre persone su dieci lo usano a tavola in compagnia (29,3%), il 30,5% ai semafori e il 22,8% alla guida.
L’uso nei momenti di riposo e socialità è particolarmente diffuso fra i giovani: lo smartphone a letto riguarda l’87,2% dei 18-24enni, l’89% dei 25-34enni e l’83% dei 35-44enni; fra i più giovani il 79,1% lo consulta mentre cammina o durante le uscite con gli amici, il 51,2% a tavola con altre persone e il 40,7% alla guida.

Chat di gruppo: legami, continuità e obblighi sociali
Le chat di gruppo coinvolgono il 69,1% degli intervistati e sono leggermente più diffuse fra le donne (71,6% contro 66,5%). Vi partecipa l’87,2% dei 18-24enni, l’82,9% dei 25-34enni, l’80,7% dei 35-44enni e il 73,8% dei 45-64enni; fra gli over 64 la quota scende al 42,4%. I gruppi più comuni sono quelli fra amici (78,6% di chi partecipa ad almeno una chat) e nel nucleo familiare ristretto (76,6%). Seguono lavoro (58,2%), famiglia allargata (50%), sport o hobby (39,5%), gruppi di genitori (28,1%), studio (27,9%) e vicinato o condominio (20,8%).

Le chat mantengono legami familiari e amicali e coordinano attività quotidiane, ma creano anche aspettative di presenza. Il 38,9% si sente obbligato a leggere tutti i messaggi e il 38,3% in dovere di rispondere; il 38,4% è disturbato dalle notifiche durante altre attività e il 37,5% sente il bisogno di controllare il telefono non appena riceve un avviso. Il 24,4% vorrebbe uscire da alcune chat ma teme conseguenze sociali e il 18,6% evita di esprimere la propria opinione per timore del giudizio.

Lavoro e tecnologie digitali: reperibilità e tecnostress
Il digitale è ormai strutturale nel lavoro: il 48,2% svolge un’attività che richiede sempre un uso intensivo di dispositivi e applicazioni, il 28,4% ne ha bisogno in alcune occasioni e soltanto il 23,4% non è esposto in modo rilevante. La presenza fisica resta la modalità di lavoro prevalente (60,9%), ma il 32,8% lavora in forma ibrida e il 6,3% interamente da remoto: nel complesso, quasi quattro lavoratori su dieci sperimentano almeno in parte forme di Smart Working.

La tecnologia estende il lavoro oltre il suo orario formale con il 77,3% del campione che controlla email o messaggi professionali fuori dall’orario almeno qualche volta e il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2% risponde durante il tempo libero, con una frequenza elevata per il 38,5%; il 68,1% risponde anche durante le ferie e il 34,7% lo fa spesso o sempre. Il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente, con il 38% in modo frequente; il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente e il 37,6% le sperimenta spesso o sempre.

L’esposizione è molto diversa tra le professioni. Il controllo frequente fuori orario raggiunge il 62,1% fra dirigenti e quadri, il 57,2% fra liberi professionisti e il 51,1% fra autonomi; fra gli operai il 57,3% non lo fa mai. Durante il tempo libero rispondono frequentemente il 60,7% dei liberi professionisti, il 54,5% degli imprenditori, il 51,1% degli autonomi e il 50% dei dirigenti. La reperibilità in ferie è particolarmente marcata per i liberi professionisti (67,9%, con il 30,4% sempre), seguiti da dirigenti (48,3%) e imprenditori (45,5%). La difficoltà frequente a staccare mentalmente raggiunge il 60,3% fra dirigenti e quadri e il 50% fra liberi professionisti.

Il sovraccarico non dipende soltanto dal tempo, ma anche dalle caratteristiche delle tecnologie digitali: il 37,6% si sente appesantito dal numero di strumenti e piattaforme da usare per lavoro, il 36,7% fatica a seguire aggiornamenti e nuovi software, il 35% ritiene che email, notifiche e chiamate compromettano la concentrazione e il 39,3% si sente mentalmente affaticato dall’uso costante delle tecnologie. Al tempo stesso, il 59,6% ritiene di riuscire a separare tempo lavorativo e personale, mentre il 22,2% considera eccessivo il tempo assorbito dalle videoriunioni.

Benessere digitale tra poca misurazione e strategie discontinue
La maggioranza di chi usa tecnologie digitali non conosce con precisione il proprio tempo online. Solo l’11,2% lo controlla regolarmente attraverso app o impostazioni, il 52,9% ne ha un’idea approssimativa e il 35,9% non sa quantificarlo. In altre parole, l’88,8% non dispone di una misurazione puntuale, nonostante molti comportamenti digitali avvengano in modo frammentato e automatico e siano quindi difficili da stimare a memoria.

Le strategie di autoregolazione sono poco diffuse: il 12,7% ne ha adottata almeno una, il 30,4% non lo ha fatto ma ritiene che dovrebbe, mentre il 56,9% pensa di non averne bisogno. Le pratiche più usate sono la disattivazione delle notifiche (27,9% di chi ha adottato strategie) e timer o limiti sulle applicazioni (27%); seguono la definizione di spazi e momenti senza dispositivi, ad esempio pasti e tempo familiare (16,7%), periodi di digital detox (11,6%) e orari prestabiliti di inutilizzo (8,6%).

Sonno, algoritmi e percezione di un rapporto problematico
L’81,4% utilizza dispositivi nell’ora precedente il sonno almeno qualche volta e il 45,7% spesso o sempre, con percentuali molto elevate fra i 18-24enni, di cui solo l’1,2% dichiara di non farlo mai; il “mai” sale progressivamente fino al 45,3% degli over 64. Il telefono rimane in camera durante la notte per il 77,5%: il 23,3% lo tiene acceso con notifiche attive, il 37,5% in modalità silenziosa o sonno e il 16,7% spento; mentre il 22,5% lo lascia in un’altra stanza.

Nel complesso, il 65,8% del campione valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali. I livelli più elevati di criticità raggiungono il 41,9% fra i 18-24enni e il 30,2% fra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce d’età successive fino al 28,3% degli over 64, ma in questa fascia è più alta la quota che esprime la valutazione estrema (10,2% molto problematico), probabilmente perché una parte degli anziani sperimenta difficoltà specifiche di adattamento.

Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all’uso delle tecnologie (il 2,5% è attualmente in terapia e il 7,9% lo è stato in passato) mentre il 20,8% non lo ha fatto ma ci ha pensato. Nel complesso, il 31,2% ha quindi avuto un contatto con la questione della cura, almeno come possibilità. Fra i 18-24enni la quota sale al 43% e fra i 25-34enni al 38,4%; la maggioranza, tuttavia, continua a ritenere di non averne bisogno.

01 Settembre 2026

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