Disturbi dell’alimentazione, via il primo progetto per stimare la prevalenza in Italia

Disturbi dell’alimentazione, via il primo progetto per stimare la prevalenza in Italia

Disturbi dell’alimentazione, via il primo progetto per stimare la prevalenza in Italia

Il progetto entrerà nella fase operativa nelle prossime settimane. L’annuncio dell’Iss in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla. In Italia non esistono stime di prevalenza nazionali. Dalla mappatura dell’Iss censite 232 strutture dedicate sul territorio, soprattutto al Nord.

In Italia non esistono dati certi di prevalenza nazionali sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna), ma solo dei trend. Un recente studio, ad esempio, ha analizzato schede di dimissione ospedaliera, accessi al Pronto Soccorso, registri post mortem ed esenzioni, registrando un aumento su tutto il territorio nazionale e difficoltà di accesso alle cure in alcune Regioni che possono aggravare la previsione sul decorso di queste malattie. Per rispondere a questa carenza ha preso il via il progetto “Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: monitoraggio epidemiologico del fenomeno per l’intercettazione precoce e una presa in carico tempestiva”, che entrerà nella fase operativa nelle prossime settimane e annunciato in vista della giornata del fiocchetto lilla del 15 marzo. Ad annunciarlo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Tra gli enti partecipanti vi sono anche le Regioni Emilia-Romagna, Marche e Puglia.

Il progetto, realizzato con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute –CCM, prevede l’utilizzo di una piattaforma nazionale Iss già esistente e attiva per il monitoraggio dei centri sul territorio (piattatormadisturbialimentari.iss.it), favorendo la registrazione delle strutture pubbliche e private accreditate che non lo hanno ancora fatto, l’analisi secondo un modello prestabilito dei flussi informativi provenienti dalle Regioni relativi ai ricoveri ordinari e in day hospital, delle prestazioni a livello territoriale e ospedaliero, semi-residenziale e residenziale, degli accessi al pronto soccorso e del tasso di mortalità e dei suicidi o tentati suicidi. L’analisi dei dati raccolti consentirà di rilevare eventuali criticità nel percorso assistenziale (ad esempio nella delicata fase della transizione) e di implementare servizi o equipe trasversali che garantiscano la continuità della presa in carico per le persone con disturbi della nutrizione dell’alimentazione.

“L’Istituto Superiore di Sanità – spiega in una nota Rocco Bellantone, presidente dell’Iss- vuole con questo inizio del monitoraggio fare un’azione concreta, di concerto col Ministero della Salute, per dare un’entità e una dimensione concreta al problema dei disturbi dell’alimentazione e nutrizione. Avremo uno strumento importante a disposizione per poter avere una mappa reale dei bisogni, intercettare precocemente questi disturbi e inserire chi ne è colpito in un processo di presa in carico multidisciplinare che abbia carattere stabile e continuativo”.

“L’obiettivo del progetto- sottolinea la referente per l’Iss, Maria Luisa Scattoni – è un monitoraggio epidemiologico permanente che consenta di ottenere dati aggiornati, a tutti i livelli di assistenza sanitaria, sia in età evolutiva che adulta, che possano fornire informazioni e indicatori utili a definire e programmare interventi, politiche sanitarie e percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta)”.

La mappatura dei centri
A febbraio 2026 la mappatura dei Servizi territoriali dedicati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione disponibile su piattatormadisturbialimentari.iss.it conta 232 strutture su tutto il territorio nazionale: 56 associazioni e 176 centri di cura, di cui 141afferenti al Servizio sanitario nazionale e 35 al privato accreditato convenzionato.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle associazioni registrate in piattaforma 36 sono al Nord, 11 al Centro e 9 al Sud.

I principali servizi forniti sono interventi di prevenzione e promozione della salute, gruppi di auto mutuo aiuto per familiari e per persone con Dna, attività formative, sportelli di ascolto e attività ricreative.

Per quanto riguarda invece la distribuzione territoriale dei centri di cura, 85 sono al Nord, 36 al Centro e 55 tra Sud e Isole.

I responsabili e referenti dei Servizi sono 176 e 2.091 i professionisti che compongono le équipe di lavoro.

I centri sono strutturati per prendere in carico le fasce d’età 18-25 anni (95%), 13-17 anni (89%), 26-35 anni (84%), 36-45 anni (81%), più di 45 anni (74%); il 51% prende in carico anche la fascia 7-12 anni e il 21% dei 6 anni o meno.

I servizi forniti vanno dall’intervento psicoterapeutico e psicoeducativo a quello nutrizionale e farmacoterapeutico, fino ad attività ricreazionali o occupazionali e in alcuni casi scuola ospedaliera o a domicilio.

11 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

Farmaci e dispositivi. Italia in ritardo su digitalizzazione della tracciabilità. Gimbe: “Non adottati 4 dei 9 provvedimenti attuativi”
Farmaci e dispositivi. Italia in ritardo su digitalizzazione della tracciabilità. Gimbe: “Non adottati 4 dei 9 provvedimenti attuativi”

A oltre un anno dall'entrata in vigore in Italia del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci, il percorso di digitalizzazione della catena di approvvigionamento sanitaria procede a rilento. È quanto...

Suicidio Medicalmente Assistito e Cure Palliative. Dalla Sicp un Position Paper
Suicidio Medicalmente Assistito e Cure Palliative. Dalla Sicp un Position Paper

Le Cure Palliative e il SMA sono due risposte diverse a due domande diverse, che meritano entrambe rispetto e richiedono risposte adeguate e diverse. È questo uno dei principali punti...

Super ospedali e mobilità: la riforma sbagliata del Ssn
Super ospedali e mobilità: la riforma sbagliata del Ssn

Avendo in mente le catalanate del tipo «è meglio avere una moglie ricca e bella che una moglie brutta e povera», diventa persino divertente approcciare la lettura del DDL S....

Quando la povertà fa ammalare. Il cortocircuito italiano: sempre più fragili rinunciano alle cure
Quando la povertà fa ammalare. Il cortocircuito italiano: sempre più fragili rinunciano alle cure

La povertà in Italia non è più soltanto una questione di reddito, lavoro o casa. Sempre più spesso diventa anche una questione di salute. Anzi, di accesso diseguale alla salute....