Farmaci generici. Ist. Bruno Leoni: “Norma su principio attivo non porta risparmi ed è iniqua”

Farmaci generici. Ist. Bruno Leoni: “Norma su principio attivo non porta risparmi ed è iniqua”

Farmaci generici. Ist. Bruno Leoni: “Norma su principio attivo non porta risparmi ed è iniqua”
“La norma che incoraggia il ricorso ai medicinali generici non comporta alcun risparmio per la spesa sanitaria. L’obiettivo pare essere legato alla volontà di avvantaggiare una parte della filiera farmaceutica (quella dei generici) a svantaggio di un’altra”. La critica contenuta nello studio curato dall’Istituto Bruno Leoni. 

La nuova disciplina sulla prescrizione dei farmaci generalizza l’obbligo, per i medici, di indicare nelle ricette solo il principio attivo, incoraggiando il ricorso ai medicinali generici. Questo nuovo set di regole è stato fortemente difeso dal Ministro Balduzzi. Ma si tratta di ricette innovative ed utili per la sanità italiana? Se lo è chiesto l’Istituto Bruno Leoni che nel suo nuovo Briefing Paper "La ricetta del ministero. Gli effetti collaterali delle nuova disciplina delle prescrizioni". Nell’analisi curata da Serena Sileoni (Fellow dell'Istituto Bruno Leoni) si sottolinea come la norma, benché contenuta in un provvedimento di spending review, “non comporta alcun risparmio per la spesa sanitaria. L'obiettivo pare quindi essere non legato a risparmi per le finanze pubbliche, bensì alla volontà di avvantaggiare una parte della filiera farmaceutica (i produttori di farmaci generici, per i quali la scadenza brevettuale è passata) a svantaggio di un'altra (i produttori di farmaci innovativi, che mantengono nel proprio portafogli prodotti che pure hanno superato i termini della tutela brevettuale)”.
 
 
“Serena Sileoni dimostra persuasivamente come questo approccio tradisca scarso rispetto per la libertà di scelta del medico e possa generare piccoli e grandi inconvenienti per farmacisti e pazienti", dichiara Alberto Mingardi, direttore generale dell'IBL. "Soprattutto, però, non si capisce perché il governo debba scegliere di avvantaggiare un comparto, i genericisti, anziché un altro, i produttori di farmaci branded, senza che ve ne sia un vantaggio diretto per il sistema sanitario nazionale. Questa non è politica sanitaria: è piuttosto politica industriale. E come tutte le politiche industriali, è pericolosa nel momento in cui sostituisce alla libertà di scelta il giudizio dei pubblici poteri".

30 Novembre 2012

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