Farmacogenetica in Italia, test diffusi ma accesso disomogeneo

Farmacogenetica in Italia, test diffusi ma accesso disomogeneo

Farmacogenetica in Italia, test diffusi ma accesso disomogeneo

L’attività farmacogenetica è concentrata soprattutto nel Nord Italia, dove si collocano la maggior parte dei centri ad alto volume. Il 73% dei laboratori dichiara che i test sono completamente rimborsati dal Ss, ma con differenze regionali. SIGU e SIF insieme alle Istituzioni per avviare garantire equità e appropriatezza

“La farmacogenetica rappresenta una leva strategica per rafforzare l’appropriatezza prescrittiva, migliorare la sicurezza dei pazienti e rendere la medicina personalizzata una realtà concreta nel Servizio Sanitario Nazionale”. L’appello è arrivato stamani dalla senatrice Daniela Ternullo, promotrice dell’evento “Una roadmap verso l’implementazione della farmacogenetica nel Servizio Sanitario Nazionale”, svoltosi questa mattina presso il Senato della Repubblica. L’evento, organizzato con la collaborazione congiunta di SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) e SIF (Società Italiana di Farmacologia) ha visto la partecipazione di AIFA, Ministero della Salute, dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC) e di numerosi rappresentanti istituzionali.

“La farmacogenetica, disciplina che consente di personalizzare le terapie sulla base del profilo genetico del paziente, è sempre più presente nella pratica clinica italiana, in particolare in ambito oncologico. Tuttavia, la sua implementazione nel Servizio Sanitario Nazionale resta ancora disomogenea, con differenze rilevanti tra territori, nell’organizzazione dei servizi e nelle modalità di accesso”, le parole Matteo Floris, Professore associato di Genetica Medica all’Università di Cagliari e coordinatore del Gruppo di Lavoro Farmacogenetica della SIGU, contenute in una nota di sintesi diramata a margine dell’evento.

Le criticità del settore emergono da un’indagine nazionale, condotta da un ampio network di collaboratori delle due società scientifiche SIGU e SIF – nato per supportare e favorire l’implementazione della farmacogenetica in Italia – appena pubblicata sull’European Journal of Human Genetics. L’indagine ha coinvolto 49 laboratori distribuiti sul territorio nazionale, la maggior parte dei quali è rappresentata da strutture pubbliche (82%), prevalentemente ospedali e IRCCS.

“Dall’analisi emerge come la farmacogenetica sia oggi utilizzata soprattutto per supportare la pianificazione e/o la revisione di specifiche terapie oncologiche – ha spiegato Matteo Curtarello, genetista dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS – , in particolare i test sui geni DPYD e UGT1A1, fondamentali per la gestione di farmaci chemioterapici, fluoropirimidine e irinotecano rispettivamente, sono eseguiti nel 94% e nell’84% dei laboratori.”

Si tratta di un ambito in cui la medicina personalizzata è già una realtà consolidata, grazie anche alla presenza di linee guida nazionali e internazionali e a indicazioni regolatorie sempre più chiare, tra cui quelle della SIGU ora condivise anche a livello internazionale e quelle SIF-AIOM per l’applicazione dei test farmacogenetici in oncologia. La fotografia che emerge dallo studio è però quella di un sistema dinamico, ma ancora privo di un coordinamento nazionale. I laboratori adottano infatti approcci eterogenei in termini di pannelli genetici, tecnologie utilizzate, strumenti bioinformatici e modalità di interpretazione dei risultati.

“Questa variabilità si riflette anche nell’integrazione clinica dei test – ha detto Erika Cecchin, Responsabile della Struttura di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro di Riferimento Oncologico IRCCS di Aviano – se la maggior parte dei laboratori fornisce un’interpretazione dei risultati del dato genetico, solo una minoranza include indicazioni terapeutiche operative. In particolare, il counselling farmacologico, fondamentale per tradurre il dato genetico in scelte cliniche, è disponibile solo nel 29% dei centri”.

“In questo scenario, il farmacologo clinico è essenziale non solo per l’interpretazione del dato farmacogenetico nei confronti di efficacia/tossicità delle singole terapie, ma anche per l’integrazione della farmacogenetica nelle valutazioni delle interazioni farmacologiche in pazienti politrattati, traducendolo in un’effettiva medicina personalizzata”, ha aggiunto Marzia Del Re, Professoressa di Farmacologia presso la Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences di Roma.

“Uno degli elementi più rilevanti riguarda la distribuzione geografica dei servizi – ha commentato la Sen. Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Genetica e Genomica, intervenuta tramite videomessaggio durante l’evento –. L’attività farmacogenetica è concentrata soprattutto nel Nord Italia, dove si collocano la maggior parte dei centri ad alto volume, mentre nel Centro-Sud l’offerta risulta più limitata. Questa disomogeneità si traduce in un accesso non uniforme per i pazienti, con il rischio che la possibilità di beneficiare della medicina personalizzata dipenda dal territorio di residenza.”

Sul fronte economico, il quadro appare più favorevole: il 73% dei laboratori dichiara che i test sono completamente rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, mentre il 22% riporta una copertura parziale. Tuttavia, anche in questo caso emergono differenze regionali, legate all’organizzazione decentralizzata del sistema sanitario italiano.

“Ancora una volta ci troviamo di fronte alla contraddizione di un sistema che può garantire standard elevatissimi, risparmiando ai pazienti inutili sofferenze, ma che non riesce ancora a renderli accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale – ha dichiarato l’On. Ilenia Malavasi –. La medicina personalizzata, e in particolare la farmacogenetica, non può diventare un’opportunità per pochi o legata alla capacità organizzativa delle singole Regioni. È necessario rafforzare il coordinamento nazionale, definire percorsi omogenei e garantire a tutti i cittadini pari accesso all’innovazione, indipendentemente dal luogo in cui vivono.”

“La prescrizione farmacologica non può più essere concepita come un atto isolato – ha aggiunto Robert Nisticò, Presidente AIFA – ma deve fondarsi su una valutazione integrata e multidimensionale delle caratteristiche cliniche, biologiche e individuali del paziente. In questa prospettiva, la medicina di precisione, e in particolare la farmacogenetica, non rappresentano più un’opzione, ma una direttrice evolutiva del sistema, uno strumento essenziale per ottimizzare efficacia e sicurezza delle terapie, garantire l’appropriatezza prescrittiva e contribuire in modo strutturale alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.

“La farmacogenetica consente di rendere più appropriata la scelta terapeutica – ha detto Luca Padua, Direzione Generale della Ricerca e dell’Innovazione, Ministero della Salute – e si inserisce pienamente nelle strategie di programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, dove la medicina personalizzata è sempre più riconosciuta come leva per migliorare efficacia e sostenibilità.”

Oltre a migliorare la sicurezza e l’efficacia delle terapie, la farmacogenetica può contribuire a un utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie, riducendo eventi avversi, fallimenti terapeutici e ospedalizzazioni evitabili.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di trasformare una pratica già consolidata in alcuni ambiti in uno strumento sistemico, accessibile e integrato, a beneficio di tutti i pazienti.

Per Paola Grammatico, Presidente SIGU, “i risultati di questo studio e delle nostre analisi più recenti evidenziano chiaramente la necessità di definire standard condivisi per test e refertazione, rafforzare l’integrazione tra specialisti in genetica medica, farmacologi e clinici, e promuovere la realizzazione di programmi dedicati a garantire equità di accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale.”

“Quello che auspichiamo è l’attivazione di una rete nazionale coordinata, capace di armonizzare pratiche e garantire pari opportunità di accesso ai pazienti”, ha aggiunto Amelia Filippelli, professoressa di Farmacologia Clinica presso l’Università di Salerno e Direttrice della struttura di Farmacologia Clinica dell’Ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. “In questa prospettiva, la creazione di un network nazionale di laboratori e professionisti rappresenta un passaggio strategico per favorire l’integrazione della farmacogenetica nei percorsi clinici e per allineare l’Italia agli standard internazionali.”

“La farmacogenetica è uno strumento essenziale per rendere le terapie più efficaci e più sicure”, ha detto Maria Grazia Cattaneo, membro del direttivo AIMAC. “Non inserirla nei LEA significa accettare tossicità evitabili, trattamenti inefficaci e differenze territoriali che negano ai pazienti il diritto all’appropriatezza sin dall’inizio del percorso di cura”. AIMAC sottolinea la necessità di garantire ai pazienti l’accesso a test eseguiti con tecnologie adeguate ai pannelli raccomandati, incluse – quando clinicamente indicate – piattaforme NGS, per assicurare valutazioni complete e standardizzate e l’accesso alle nuove terapie. Altrettanto fondamentale è il diritto etico a un’informazione chiara, aggiornata e comprensibile, che permetta ai pazienti di partecipare consapevolmente alle decisioni terapeutiche.

“AIMAC chiede che la Commissione sostenga l’inserimento dei test farmacogenetici nei LEA, definendo criteri di qualità e un modello organizzativo nazionale che garantisca uniformità, interoperabilità e sostenibilità. È una scelta che unisce scienza, responsabilità pubblica e tutela dei pazienti”.

15 Aprile 2026

© Riproduzione riservata

Demografia. Ue verso il declino: -11,7% entro il 2100. Per l’Italia il calo sarà del 24%. All’inizio del nuovo secolo saremo appena 44,7 milioni
Demografia. Ue verso il declino: -11,7% entro il 2100. Per l’Italia il calo sarà del 24%. All’inizio del nuovo secolo saremo appena 44,7 milioni

La popolazione europea si assottiglia sempre di più e si prepara ad arrivare nel 2100 a un calo dell’11,7%. Ben 53 milioni di persone in meno nell’UE. Una diminuzione che...

Farmaceutica. Export in crescita ma pesano le flessioni verso Svizzera e Regno Unito. I dati Istat
Farmaceutica. Export in crescita ma pesano le flessioni verso Svizzera e Regno Unito. I dati Istat

Il settore farmaceutico italiano tiene il passo, ma con andamenti contrastanti sui diversi mercati. Secondo i dati Istat sul commercio estero relativi a febbraio 2026, gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici contribuiscono...

Intramoenia. Cresce uso del Cup per le prenotazioni. Ma su alcune visite e ricoveri resta il nodo del divario con il regime istituzionale
Intramoenia. Cresce uso del Cup per le prenotazioni. Ma su alcune visite e ricoveri resta il nodo del divario con il regime istituzionale

Più della metà delle prenotazioni in intramoenia viene fissata entro 10 giorni, ma nelle prestazioni più critiche – in particolare alcune visite specialistiche e diversi ricoveri programmabili – continua ad...

Vaccini. In Africa quasi 20 milioni di morti evitati per morbillo dal 2000, ma copertura ancora lontana dagli obiettivi
Vaccini. In Africa quasi 20 milioni di morti evitati per morbillo dal 2000, ma copertura ancora lontana dagli obiettivi

Quasi 20 milioni di decessi per morbillo evitati in Africa dal 2000 grazie all’aumento della copertura vaccinale. È il dato principale che emerge dalla prima analisi dettagliata sugli obiettivi di...