Gimbe: “Contagio non è ancora sotto controllo. Rischio di una nuova impennata di casi”

Gimbe: “Contagio non è ancora sotto controllo. Rischio di una nuova impennata di casi”

Gimbe: “Contagio non è ancora sotto controllo. Rischio di una nuova impennata di casi”
Secondo la Fondazione i dati degli ultimi 7 giorni sui contagi non sono affatto incoraggianti: “Se, infatti, si è ridotto il numero dei pazienti ricoverati con sintomi (-3,0%) e soprattutto di quelli in terapia intensiva (-16,6%), si rileva un aumento dei casi totali del 18,0% (+25.733), di cui 3.976 decessi (+22,5%)”.

Un’ennesima doccia fredda per chi spera in una veloce o quantomeno vicina uscita dalla fase più critica dell’epidemia Covid viene oggi da Gimbe che riportando i dati dell’ultima settimana parla di dati “non affatto incoraggianti” invitando alla massima cautela.
 
Per la Fondazione, infatti, se da un lato “si è ridotto il numero dei pazienti ricoverati con sintomi (-3,0%) e soprattutto di quelli in terapia intensiva (-16,6%)”, dall’altro “si rileva un aumento dei casi totali del 18,0% (+25.733), di cui 3.976 decessi (+22,5%)”.
 

“L’efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento dell’epidemia – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dipende da tre fattori: tempestività, intensità e aderenza della popolazione. Di conseguenza, per valutare gli effetti dei decreti “#IoRestoACasa” e “Chiudi Italia”, bisogna anzitutto essere consapevoli che siamo partiti in ritardo, che il lockdown non è stato affatto totale e che l’aderenza della popolazione è stata buona, ma non eccellente, a giudicare dal numero delle sanzioni elevate nel corso dei controlli”.
 
“Una programmazione scientifica della “fase 2” non può inseguire i numeri del giorno, ma deve osservare almeno le variazioni settimanali”, sottolinea ancora Gimbe.
 
Ma perché i risultati del lockdown sembrano essere minori di quelli attesi? Per Gimbe esistono probabilmente due macro motivazioni.
La prima sta nell’emersione di nuovi casi in sottogruppi di popolazione prima non adeguatamente esplorati emersi grazie al maggior numero di tamponi eseguiti tra gli operatori sanitari, tra gli ospiti di residenze per anziani e case di riposo, tra i detenuti negli istituti penitenziari, oltre che di una tracciatura dei contatti più efficace e del crescente numero di casi oligo/asintomatici identificati sul territorio.
 
La seconda sta proprio in una ridotta efficacia delle stesse misure di distanziamento sociale che per Gimbe “consegue a differenti motivazioni in parte non prevenibili (ruolo dei soggetti asintomatici), in parte a carenze sanitarie (insufficiente tracciatura dei contatti, isolamento domiciliare inadeguato), oltre che a misure inadeguate sui luoghi di lavoro e negli spazi chiusi, inclusi mezzi di trasporto, e a comportamenti individuali impropri”.
E in particolare:
• Contagi da:
– soggetti asintomatici non noti
– casi non identificati per insufficiente tracciatura dei contatti
– persone conviventi in isolamento domiciliare: isolamento inadeguato o troppo breve
 
• Contagi sui luoghi di lavoro che non hanno implementato adeguatamente i protocolli di sicurezza
• Contagi sui mezzi di trasporto
• Contagi da operatori sanitari, soprattutto in contesti non ospedalieri (residenze per anziani, case famiglia, assistenza domiciliare)
• Contagi da persone infette che hanno violato la quarantena
 
“In tutti i contesti regionali e locali dove il controllo dei nuovi casi risulta inadeguato tutte queste casistiche – osserva Gimbe – dovrebbero essere attentamente monitorate al fine di mettere in atto le opportune contromisure”.
 
“Nonostante il contagioso entusiasmo per l’avvio della “fase 2” – conclude Cartabellotta – serve la massima prudenza: se oggi, infatti, ospedali e terapie intensive iniziano a “respirare”, i numeri confermano che la curva dei contagi non è affatto sotto controllo ed il rischio di una nuova impennata dei casi è sempre in agguato”.

16 Aprile 2020

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