I centri di ricerca del CREA

I centri di ricerca del CREA

I centri di ricerca del CREA
È stato presentato, a Roma, il libro “I centri di ricerca del CREA”, che traccia un identikit dei 12 centri dell’ente italiano di ricerca sull’agroalimentare

 

Il 3 luglio è stato presentato il volume “I centri di ricerca CREA”, a cura di Carlo Gaudio, subcommissario CREA con delega all’attività scientifica. Il libro permette di scoprire i 12 centri di ricerca, distribuiti in tutta Italia, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

“È la prima volta che un titolo del genere, che illustra quanti ricercatori e quante energie  vengono messe al servizio della salute agroalimentare, è disponibile al pubblico”, commenta Gian Luca Calvi, Commissario Straordinario del CREA, in occasione della presentazione che si è tenuta a Roma, nella sede centrale dell’ente. Da qui vengono coordinati 12 centri di ricerca (6 trasversali e 6 di filiera), con oltre 2.000 dipendenti di cui circa 1.900 ricercatori e tecnici.

Il libro traccia l’identikit di questi centri: dai punti di forza agli obiettivi scientifici, dai progetti in corso e futuri alle pubblicazioni.
Il quadro d’insieme, come ha spiegato Carlo Gaudio nel corso della presentazione, evidenzia una ricerca multi ed interdisciplinare, in grado di sostenere l’industria italiana nelle grandi sfide del nostro tempo, dalla sostenibilità alla produttività, dalla qualità alla sicurezza alimentare, con un’attitudine alla concretezza, in una visione pragmatica che privilegia la ricerca in campo, in tutti i sensi.

I Centri di Ricerca Trasversali si occupano degli ambiti di ricerca relativi all’agricoltura, all’agroalimentare e all’agroindustria, all’alimentazione e alla nutrizione, alle politiche agricole europee e nazionali, integrate con i nuovi scenari della bioeconomia delle aree rurali.

 Ogni centro porta avanti diversi progetti, tra quelli dell’area scientifica consacrata ad Alimenti e Nutrizione emerge sicuramente la stesura e la revisione periodica (l’ultima risale al 2018), delle “Linee Guida per una sana alimentazione”. Il testo è stato pubblicato per la prima volta nel 1986 e rappresenta, insieme con i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia (LARN) uno strumento di orientamento delle politiche alimentari del Paese.

Ai Centri di Ricerca di Filiera, invece, sono attribuite le mission specifiche per la valorizzazione delle produzioni tipiche di qualità del made in Italy, ma anche studi e ricerche per la gestione sostenibile delle foreste e dell’arboricoltura da legno.

Insomma, come precisa nel suo intervento Massimo Bagarani, subcommissario, il CREA è “un centro unico per la sua specificità, e in termini di complessità è comparabile al CNR”.

Per quanto i centri siano recenti (si sono formati nel 2017) e il CREA sia nato nel 2014 dall’unione del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) e l’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA), l’ente ha una storia plurisecolare, che risale alla rete delle Stazioni Agrarie sperimentali fondate da Cavour. La sua attività di ricerca non si è fermata a causa del Covid e adesso si proietta verso il futuro. Per questo, come sottolinea Gaudio, “l’Italia deve puntare sull’innovazione, sul digitale, sulla genomica e la tecnologia. L’agricoltura oggi è innovazione e sviluppo sostenibile, che possa garantire di soddisfare bisogni futuri”.
 
C.d.F.

C.d.F.

06 Luglio 2020

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