Il commento. Il ticket sull’inappropriatezza. Perché l’idea non sta in piedi

Il commento. Il ticket sull’inappropriatezza. Perché l’idea non sta in piedi

Il commento. Il ticket sull’inappropriatezza. Perché l’idea non sta in piedi
L’ipotesi è stata lanciata dal ministro Fazio a seguito delle polemiche contro il ticket di 10 euro sulla specialistica previsto dalla manovra. Ma pensare a un ticket che “sanzioni” l’inappropriatezza è un non senso etico e giuridico oltre che economico. I risparmi per il Ssn sarebbero ben maggiori se l’inappropriatezza fosse cancellata dai Lea e non sanzionata (punendo tra l'altro il paziente e non il medico prescrittore).

Sotto l’onda delle proteste generalizzate contro il ticket di 10 euro, per il quale il Governo non ha più garantito la copertura finanziaria, e in vista della raffica di nuovi ticket in arrivo dal 2014, si sta facendo strada l’idea, caldeggiata in primis dal ministro Fazio, di rimodulare il sistema del ticket sotto il segno dell’appropriatezza.
Il “ticket sull’inappropriatezza” è infatti già stato chiamato. Il ragionamento è più o meno questo. Il Ssn eroga una serie di prestazioni che, seppur prescritte dal medico, sono giudicate non appropriate da diversi punti di vista: sproporzionate rispetto allo scopo (una Rmn quando basterebbe una Rx), non effettivamente necessarie dal punto di vista terapeutico (esami diagnostici superflui o in eccesso), inappropriate nel vero senso del termine (ricoveri ordinari quando basterebbe il day hospital, parti cesarei quando si sarebbe potuto serenamente attendere il parto naturale) e così via. Ecco, questa la pensata, visto che non si riesce a bloccare alla fonte queste prestazioni inappropriate perché non “tassarle” con il ticket? Di primo acchitto l’idea può apparire anche sensata. Ma a ben vedere così non è.
 
In primo luogo perché il ticket, che la legge definisce chiaramente essere una  forma di "compartecipazione alla spesa sanitaria del cittadino", si trasformerebbe invece in una sorta di sanzione amministrativa a carico del paziente, “colpevole” di avere usufruito di una prescrizione inappropriata (senza tra l’altro colpire il medico che, in ogni caso, quella prescrizione o quella scelta terapeutica l’ha ordinata).
E soprattutto perché le prestazioni inappropriate non dovrebbero proprio essere erogate dal Ssn. Se una cosa è inappropriata  non può essere infatti contemporaneamente contemplata nei Livelli essenziali di assistenza. L’inappropriatezza va cancellata dai Lea. Una cosa fattibilissima, se solo la si volesse fare. Basterebbe attingere alle linee guida e ai protocolli terapeutici già esistenti e convalidati dalle società scientifiche di tutto il mondo, prevedendo che il tal esame, il tal intervento chirurgico, la tal terapia, in specifiche condizioni cliniche, non sono ritenuti essenziali o sono addirittura non appropriati e come tali non possono essere posti a carico del Ssn.
 
La morale di questo ragionamento è che, prima di inventarci un mostro etico e giuridico come quello del "ticket sanzionatorio", sarebbe meglio far sì che l’inappropriatezza, almeno quella così classificabile secondo oggettivi parametri scientifici, fosse espulsa del tutto dal paniere del Ssn. I risparmi sarebbero certamente molto più consistenti di quelli di un ticket maldestro e ci guadagnerebbero anche il portafoglio e la salute dei cittadini che, molto probabilmente, messi dinanzi al fatto di dover pagare per intero quella prestazione, forse anche dannosa oltre che non appropriata, ci penserebbero due volte prima di farsela prescrivere.
 
Cesare Fassari

22 Luglio 2011

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