Il “de profundis” del Servizio Sanitario e il ruolo della Fnomceo

Il “de profundis” del Servizio Sanitario e il ruolo della Fnomceo

Il “de profundis” del Servizio Sanitario e il ruolo della Fnomceo
I frutti avvelenati della riforma del Titolo V del 2001 stanno giungendo a maturazione. Il regionalismo differenziato vuole portare alle estreme conseguenze quel nuovo equilibrio tra locale e generale che gli attori che operano nel campo istituzionale sanitario hanno già introdotto in modo silenzioso nella prassi quotidiana

Ringrazio il Prof. Gianfrante per avere illustrato con estrema chiarezza la reale portata del regionalismo differenziato, portato avanti in modo strettamente bipartisan dal centro destra (Veneto e Lombardia) e centro sinistra (Emilia Romagna).
 
I frutti avvelenati della riforma del Titolo V del 2001 stanno giungendo a maturazione. L’uranio impoverito di una riforma scritta in fretta e furia da uno sparuto drappello di Funzionari della Camera sta mostrando i suoi effetti a distanza di tempo. E quello che si annuncia, (Cinque stelle permettendo) è il de profundis di un servizio sanitario sempre più malandato.
 
Finora la contraddizione tra Livelli essenziali delle prestazioni (tendenzialmente crescenti) e le risorse a disposizioni (tendenzialmente calanti) si è risolta nella sintesi dell’efficientamento (largamente insufficiente) del modello di erogazione delle cure, nella piena potestà delle regioni, lasciando tendenzialmente invariati (o quasi) i primi due termini.
 
Oggi in discussione sono invece i due elementi costitutivi della contraddizione: la tesi, rappresentata dai LEA che si vorrebbero ulteriormente differenziare e l’antitesi, le risorse a disposizione, che si vorrebbero ridistribuire privilegiando il luogo di produzione della ricchezza.
 
In realtà questi elementi di forzatura dell’equilibrio generale erano già presenti nel campo istituzionale. I LEA da molto tempo si sono trasformati in LEAM (in cui la M finale sta per minimi) attraverso due perversi meccanismi: il razionamento implicito delle prestazioni nella real life causato dalla progressiva riduzione delle risorse umane da cui dipende il lavoro astratto e generico con cui si produce assistenza; le risorse finanziarie decrescenti,  in modo assoluto, attraverso la riduzione del Fondo Sanitario e, in modo relativo, dal punto di vista della loro allocazione in ambito regionale attraverso il saldo tra mobilità attiva e passiva.


 


Una sorta di trasposizione nella produzione di prestazioni dei vantaggi comparati di Ricardo in cui le regioni del Nord di specializzano nel vendere prestazioni alle regioni del Sud che sempre più cadono nel circolo improduttivo della dipendenza. A questo si deve poi aggiungere la prassi consolidata per le regioni ricche di offrire prestazioni aggiuntive e il divieto a quelle sotto piano di rientro di fare altrettanto. 
 
In questo quadro il regionalismo differenziato vuole portare alle estreme conseguenze quel nuovo equilibrio tra locale e generale che gli attori che operano nel campo istituzionale sanitario hanno già introdotto in modo silenzioso nella prassi quotidiana.
 
Si vuole dunque rendere esplicito quel meccanismo di stratificazione dei livelli di protezione che i cittadini delle diverse regioni sperimentano nella loro vita quotidiana non ricevendo risposte adeguate; sia in caso di   minute necessità assistenziali e ancora di più in caso di gravi malattie in cui la risposta sarà affidata ai viaggi della speranza verso il nord di antica memoria
 
Una volta realizzato il regionalismo differenziato lascerà le risorse laddove vengono prodotte (senza assumersi neanche la responsabilità dell’imposizione fiscale che viene lasciata allo Stato) e consentirà a ciascuna regione di ridefinire il proprio paniere di prestazioni disciplinando anche i criteri di accesso e la platea dei beneficiari, in barba ai principi costituzionali di uguaglianza di tutti i cittadini.
 
Come si è arrivati a questo stato di cose? Le responsabilità sono evidenti e come spesso accade equamente suddivise tra i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio alla guida del paese.
 
Una responsabilità ancora maggiore la ha attualmente il Ministro della Salute Grillo e il Movimento dei 5 stelle che su questi temi hanno avuto e continuano ad avere un atteggiamento ondivago ed incoerente.
 
Il tempo è ora finito, e entro pochi giorni questi signori dovranno uscire dalla ambiguità che contraddistingue la loro politica scegliendo tra due alternative tra loro inconciliabili: dare seguito al provvedimento sul regionalismo differenziato, istituzionalizzando e rafforzando, così le già esistenti gabbie assistenziali o schierarsi a difesa dell’ultimo dei beni pubblici rimasto, seppur acciaccato: il servizio sanitario universalistico.
 
Le responsabilità sono anche delle rappresentanze dei cittadini, dei pazienti affetti da patologie croniche e dei professionisti della salute, Fnomceo in prima fila, che troppo poco hanno finora fatto.
 
La nostra Federazione, poi, lavora oggi, pancia a terra, per la realizzazione dell’expo universale degli stati generali della professione morente.
L’ultimo giro di valzer prima del precipizio sarà suonato da una affiatata orchestrina con tanto di direttore di orchestra.
 
Peccato che anche questa rappresentazione sarà priva di effetti perché in questi anni il ruolo politico della Federazione è stato inesistente e una passerella di personaggi più o meno importanti non potrà certo colmare un vuoto di elaborazione e in iniziativa istituzionale anche esso decennale.
 
Invece di affrontare il toro per le corna, richiamando alle proprie responsabilità ogni singolo decisore politico, invocando, per quello che serve, l’intervento del Presidente della Repubblica e suonando la sveglia all’intera categoria, la Federazione si è dedicata alla mediazione senza risultato col Ministro della salute di turno. Paga e soddisfatta delle scontate rassicurazioni di circostanza.
 
Un vero capolavoro di inconcludenza, ballando con leggiadra incoscienza, sul ponte del Titanic che affonda.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

12 Febbraio 2019

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