In Europa infarti, diabete, obesità e Alzheimer causano il 90% dei decessi e costano 530 miliardi ai sistemi sanitari. Il Report Efpia

In Europa infarti, diabete, obesità e Alzheimer causano il 90% dei decessi e costano 530 miliardi ai sistemi sanitari. Il Report Efpia

In Europa infarti, diabete, obesità e Alzheimer causano il 90% dei decessi e costano 530 miliardi ai sistemi sanitari. Il Report Efpia

Il report Efpia mostra come le malattie non trasmissibili (NCD) rappresentino una "bomba ad orologeria" per l'Europa, già oggi sono responsabili di 9 morti su 10 e arriveranno a costare 530 miliardi all'anno ai sistemi economici. L'investimento sulla prevenzione deve identificarsi adesso. IL REPORT

Nove decessi su 10 in Europa sono causati damalattie non trasmissibili (NCD) come diabete, obesità, Alzheimer e problemi cardiaci e un over 50 su tre vive con due o più malattie croniche. Questi numeri si convertono in un costo molto elevato in termini di cure ospedaliere, riduzione della forza lavoro e sussidi per malattia e disabilità. A raccontarlo il recente Report dell’EFPIAInvesting in a Healthier, More Resilient Europe. Tackling the NCD Challenge from Prevention to Cure”.

Per i singoli paesi Ue, le cinque principali malattie non trasmissibili arriveranno a costare 530 miliardi di euro all’anno, oltre il 3% del PIL annuo combinato dell’Ue. Questo senza contare i costi dell’assistenza, che già solo per l’Alzheimer nel 2019 sono stati stimati sui 200 miliardi di dollari per la regione europea.

Questa pressione sui bilanci europei di salute e gestione sociale genera forte preoccupazione nei Ministeri dell’Economia attraverso tutta la Regione. La Commissione Europea ha condiviso la proiezione della spesa sanitaria pubblica in Ue che potrebbe crescere fino al 7,7% del PIL entro il 2070, contro il 6,6% del 2024.

L’invecchiamento della popolazione e l’infrastruttura sanitaria Ue

La base di questi numeri è l’invecchiamento della popolazione, che riduce costantemente le entrate pubbliche, che sono alla base della crescita economica. Entro il 2050 ci saranno solo due persone in età lavorativa per ogni anziano, oggi sono tre. Al momento, l’unico modo per ovviare a questa inevitabile evoluzione per i governi è stato l’aumento dell’età pensionabile. È però chiaro che questo rimedio funziona solo finché gli anziani sono in buona salute, proprio per questo le NCD sono e devono essere percepite come un problema di oggi.

Secondo il report, parte del problema si cela dietro l’infrastruttura generale della sanità europea, fondata sull’assistenza di emergenza e sul trattamento isolato delle singole malattie, meno aperta ad una cura multi équipe e frammentata nei suoi singoli elementi (territorio, assistenza domiciliare, ospedale).

La prevenzione è un salvavita e un salvaeuro

Un altro vulnus può essere identificato nella lentezza con cui l’approccio preventivo sta entrando a far parte dei sistemi sanitari. Nonostante la grande attenzione da parte della politica sulla prevenzione primaria, come muoversi e mangiare sano, si fa più fatica su quella “secondaria”, quindi rivolta a gruppi a rischio specifici, come gli screening oncologici e l’identificazione di persone con fattori di rischio per diabete, ictus o infarto. A questa dovrebbe poi affiancarsi l’immunizzazione dalle malattie infettive, sempre pericolose e soprattutto per chi convive con patologie croniche.

I numeri della prevenzione mostrano chiaramente i benefici che ne verrebbero. Ampliare l’assistenza cardiovascolare, diabetica e oncologica al seno nei paesi europei avrebbe un ritorno sull’investimento tra €1,1 e € 4,9 rispettivamente per ogni euro speso, considerando solo i risparmi sui costi sanitari e il miglioramento della produttività del lavoro. Gli interventi si ripagherebbero da soli, restituendo un surplus direttamente all’economia.

Migliorare e concretizzare la gestione di BPCO a tutti gli Stati membri dell’UE più il Regno Unito genererebbe risparmi combinati da 690,2 milioni a 2,1 miliardi di euro grazie alla riduzione dei ricoveri. 

Infine, la diagnosi precoce del cancro colorettale aumenta la sopravvivenza dal 10% nella malattia di stadio IV al 90% nello stadio I e costa anche 2,6 volte meno. Espandere lo screening in Ue e Regno Unito potrebbe portare 331.000 anni di vita sani in più ogni anno 9.9 miliardi di euro di risparmio. Insomma, la prevenzione conviene. Tuttavia, richiede almeno all’inizio un investimento di risorse che necessiterà qualche anno per dare risposte concrete. Il che va a cozzare con il metodo economico con cui si costruiscono i budget sanitari di anno in anno in Europa.

Le soluzioni per l’Ue: collaborazione e condivisione dei budget

Il Report EFPIA fornisce tre possibili soluzioni. La prima è una pianificazione congiunta e a lungo termine, su prospettiva finanziaria pluriennale, da parte dei ministri di Salute, Welfare ed Economia. La seconda è l’integrazione dei budget tra i silos, così da condividere la responsabilità economica sulla prevenzione, nonché i guadagni futuri. Infine, la sperimentazione di nuovi modelli di finanziamento come i social impact bond, che in alcuni paesi hanno permesso di creare programmi di gestione di patologie grazie a capitali privati.

“Aggrapparsi allo status quo non è la scelta giusta per l’Europa sarebbe equivalente a gestire un declino graduale. Ciò di cui abbiamo bisogno è un pensiero nuovo e audace, e la consapevolezza che la salute degli europei non è solo una questione di salute pubblica, ma di fondamentale importanza per la nostra prosperità economica, la sostenibilità fiscale e la resilienza sociale” conclude Thomas Allvin, Direttore Esecutivo per la Strategia e i Sistemi Sanitari di EFPIA.

Gloria Frezza

21 Aprile 2026

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