L’impatto del Covid sulle cure materno-neonatali. I primi risultati dello studio in 20 Paesi europei e i dati italiani 

L’impatto del Covid sulle cure materno-neonatali. I primi risultati dello studio in 20 Paesi europei e i dati italiani 

L’impatto del Covid sulle cure materno-neonatali. I primi risultati dello studio in 20 Paesi europei e i dati italiani 
In tutti i Paesi indagati sono emerse le difficoltà di accesso (logistiche, amministrative, emotive etc) ai servizi sanitari causate dalla pandemia. Esistono tuttavia grandi disuguaglianze tra i Paesi: in Croazia, Romania e Serbia le mamme hanno riportato una minore qualità delle cure, rispetto a Paesi come Lussemburgo, Norvegia, Svezia, Francia e Spagna (l’Italia si colloca a metà strada tra questi due gruppi).

A luglio 2020 è partito il progetto IMAgiNE EURO (Improving MAternal Newborn carE in the EURO Region) con lo scopo di comprendere l’impatto che la pandemia di COVID-19 ha avuto (e ha) sulle cure erogate e migliorare la qualità delle cure materno-neonatali all’interno della Regione europea dell’OMS.
 
Vi partecipa un network di oltre 20 Paesi europei, coordinati dal Centro Collaboratore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (CC OMS) per la Salute Materno Infantile dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
 
Lo studio prevede una rilevazione, tramite questionari anonimi online, della percezione della qualità delle cure materno infantili – con un focus particolare sul momento del parto – e raccoglie due punti di vista complementari: quello delle neo-mamme che hanno partorito durante la pandemia, e quello degli operatori sanitari, che erogano l’assistenza all’interno delle strutture sanitarie.

Lo studio rende disponibili dati su 80 indicatori chiave, basati sugli Standard dell’OMS, raccolti tramite due strumenti formalmente validati per questo scopo: un questionario per le mamme, e uno per lo staff ospedaliero, tradotti e resi disponibili online in 25 lingue, tra cui anche cinese, arabo, bengalese.
 
Risultati preliminari sui 12 Paesi
I dati preliminari dello studio, relativi alle opinioni di circa 24.000 mamme che hanno partorito dall’inizio dell’epidemia a giugno 2021 in 12 Paesi della Regione europea, sono stati illustrati nell’articolo “Quality of facility-based maternal and newborn care around the time of childbirth during the COVID-19 pandemic: online survey investigating maternal perspectives in 12 countries of the WHO European Region” pubblicato sulla rivista The Lancet Regional Health Europe.
 
In tutti i Paesi indagati sono emerse le difficoltà di accesso (logistiche, amministrative, emotive etc) ai servizi sanitari causate dalla pandemia. Esistono tuttavia grandi disuguaglianze tra i Paesi: in Croazia, Romania e Serbia le mamme hanno riportato una minore qualità delle cure, rispetto a Paesi come Lussemburgo, Norvegia, Svezia, Francia e Spagna (l’Italia si colloca a metà strada tra questi due gruppi).

I dati italiani
I dati preliminari dello studio relativi al campione italiano (4824 donne che hanno partorito nel primo anno di pandemia) sono stati pubblicati nell’articolo “Quality of care at childbirth: Findings of IMAgiNE EURO in Italy during the first year of the COVID-19 pandemic”. Lo studio ha messo in luce diversi gaps nella qualità delle cure, con grandi disuguaglianze tra Regioni:
• a livello nazionale l’episiotomia è stata praticata nel 19,6% dei parti vaginali spontanei, ma il dato regionale varia dal 7,3% in Toscana al 48,5% in Calabria
 
• la manovra di Kristeller è stata riportata dal 68% delle donne che hanno subito un parto operativo, con una frequenza che varia dal 50% in Emilia-Romagna e Liguria al 100% in Marche e Calabria
 
• il 78,4% delle donne ha avuto limitazioni sulla presenza di una persona di propria scelta durante il travaglio e il parto (con una frequenza che varia dal 63% in Veneto al 92% in Puglia)
 
• il 44,6% ha riportato difficoltà di accesso alle visite prenatali (con una frequenza che varia dal 28,9% in Friuli Venezia Giulia al 53,3% in Puglia)
 
• il 39,2% non si sentiva adeguatamente coinvolta nella scelta delle cure ricevute (il 23,3% in Veneto e il 62,2% in Calabria)
 
• il 36,3% ha riportato la mancanza di un adeguato supporto per l’allattamento (con dati regionali che variano dal 24,9% in Piemonte al 61,1% in Campania)
 
• il 33% ha riferito la mancanza di una comunicazione chiara ed efficace da parte degli operatori (dal 23,9% in Veneto al 49,3% in Campania)
 
• il 24,8% delle donne ha lamentato di non essere stata tratta con dignità (con una frequenza che varia dal 15,9% in Veneto al 39,4% in Campania)
 
• 709 donne (corrispondenti al 17,8% del campione) hanno giudicato inadeguato il numero di operatori sanitari rispetto al carico di lavoro (con dati regionali che variano dall’11,7% in Piemonte al 39% in Calabria).
 
Fonte: Epicentro

25 Marzo 2022

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