La crisi e l’immagine sbagliata che si ha delle farmacie

La crisi e l’immagine sbagliata che si ha delle farmacie

La crisi e l’immagine sbagliata che si ha delle farmacie
Si discute molto di sostenibilità nel sistema salute. Spesso in modo approssimativo, perché sono in tanti ad approcciare al confronto senza capire nulla sull’argomento. Sono in tanti che descrivono sogni e conoscono poco la realtà negativa che si sta via via formando. Sono oramai decine le farmacie che mensilmente falliscono

La sanità pubblica è fatta sempre di più di prestazioni inappropriate, di disavanzi inarrestabili, di desertificazione di corsie e poliambulatori a causa di un blocco del turnover preteso senza intelligenza, di un sud che si avvia costantemente verso il nord alla ricerca di ciò che dalle sue parti non c’è più e/o non c’è mai stato.

La sanità privata arranca sempre di più. Spesso trascina i piedi, perché non ha più energia sufficiente. Le manca di incassare ciò che deve, sapendo spesso di avere incassato in passato anche ciò che non le era dovuto. Così come è successo in Calabria & C. ove l’extrabudget corrisposto agli erogatori accreditati privati era un corrispettivo “dovuto” alla faccia di chi rispettava invece le regole. Tanto dovuto da inventarsi lodi anche quando c’era stata la magistratura ordinaria ad averne sancito la non dovutezza, così autorevolmente da imporre in alcuni casi la restituzione del riscosso. Una brutta abitudine che ha trasformato gli imprenditori in prenditori. In quanto tali disabituati alla sana gestione e, di conseguenza, abituati ad utilizzare i ricavi guadagnati per acquisire l’effimero piuttosto che utilizzarli per mandare avanti e investire nelle loro aziende. Dunque, tante imprese della salute sul lastrico, ove dimorano giorno e notte le povere maestranze, spesso professionalizzate ad ottimi livelli, oramai senza occupazione.

A tutto questo si aggiunge la povertà delle farmacie. Ideologicamente massacrate da una politica che le conosce poco. Sono infatti in tanti a prendere ad esempio la farmacia sotto casa, magari piena di latta e lustrini, che ha vissuto negli anni scorsi di lauti guadagni.
Questa non è la farmacia italiana, quella fatta di migliaia di esercizi disseminati nei piccoli paesi, frequentemente sperduti, ove rendono il loro impagabile servizio. Sono gli unici presidi ad essere rimasti, a non avere violate le cosiddette consegne. Persino i carabinieri e i parroci hanno abbandonato i loro. Per non parlare dei notai, ai quali era una volta concessa per “il disturbo” l’indennità di cavalcatura, che sono scesi nelle valli urbanizzate, tanto da essere concentrati nelle città presso i loro studi “secondari”.

Dunque, una immagine sbagliata, causa di un progetto di revisione sbagliato al quale il Giudice amministrativo, conoscitore della tematica, sta dando ragione nei diversi contenziosi incardinati nei Tar e avanti il Consiglio di Stato.

Nel frattempo i morti non si contano.  Sono oramai in decine le farmacie che mensilmente falliscono e/o che intraprendono procedure di concordato preventivo, nelle sue diverse tipologie.

Alcune riescono negli intenti di salvare l’azienda, altre soccombono, buttando a mare anni di lavoro e duri sacrifici, cancellati da una perseverante malagestio che ha contribuito ai tanti disastri registratisi.

Insomma, in tutta l’Italia sta accadendo quanto era fino all’altro ieri l’inimmaginabile. Stanno chiudendo in tanti o giù di lì. Ciò a causa di una ingiustificata aggressione al sistema che non ha eguali, di tanti truffatori che ci sono in giro che, spesso travestiti da “ideologi” delle novelle strategie consortili, tanto favorevoli alle esportazioni all’estero, di tanti istituti di credito che hanno chiuso i rubinetti, pur in presenza di loro specifici compiti istituzionali, di numerosi grossisti divenuti collezionisti delle titolarità di chi è divenuto povero, anche per colpa loro.

Occorre una svolta pubblica e privata. Un intervento dell’Autorità che impari a proteggere ciò che del sistema è rimasto, evitando di sottrarre all’utenza, soprattutto decentrata, l’unico presidio garante 24 ore su 24 della tutela della salute, quanto a livello di assistenza farmaceutica.
Quanto ai privati colpiti, va sollecitato il loro sapere fare. Che vuol dire sapere scegliere compagni di viaggio nella loro gestione quotidiana, frequentemente aggredita da tanti poco di buono. Che vuol dire conoscere al meglio le occasioni che il diritto di salvaguardia economica mette a loro disposizione.
 
 
 
Prof. Avv. Ettore Jorio
Senior partner “Studio associato Jorio” – Cosenza

Ettore Jorio

27 Maggio 2013

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