La sanità del futuro è già qui. Ma la politica guarda ancora indietro

La sanità del futuro è già qui. Ma la politica guarda ancora indietro

La sanità del futuro è già qui. Ma la politica guarda ancora indietro

La politica italiana non riesce a cogliere il cambiamento della medicina, ormai orientata a prevenzione e predizione, e continua a gestire la sanità come un sistema reattivo alle emergenze. Servirebbe una "Costituente della salute" che ripensi il Ssn in chiave preventiva.

C’è un dato che la politica italiana continua a rimuovere: la medicina è cambiata più rapidamente delle istituzioni chiamate a governarla. Occorre la capacità di vedere la prossima curva quando tutti discutono del tornante appena superato.

Il nuovo paradigma della salute non è più fondato soltanto sulla cura della malattia già esplosa. È quelle delle quattro “P”: prevenzione, predizione, personalizzazione delle cure, proattività. Significa che molte patologie non arrivano più come un destino improvviso, ma come traiettorie statisticamente leggibili molto prima che diventino diagnosi, ricoveri, invalidità, spesa pubblica, dolore familiare.

Un bambino obeso non è solo un bambino sovrappeso. È, troppo spesso, un adulto destinato a convivere con diabete, rischio cardiovascolare, fragilità sociale, minore qualità della vita e, forse, minore durata della vita. Eppure il sistema pubblico interviene ancora prevalentemente quando il danno è compiuto. L’oggi è trascurato nelle sue manifestazioni più profonde. Quelle dovrebbero destare preoccupazione passano inosservate se non addirittura implicitamente incentivate trattandole come situazioni naturali.

Qui sta il fallimento politico. Il Servizio sanitario nazionale è stato pensato per garantire universalità. Ma oggi l’universalità non può più limitarsi ad aprire la porta dell’ambulatorio o dell’ospedale. Deve entrare prima nella vita delle persone, nei territori, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie.

Serve una alfabetizzazione sanitaria di massa. Non paternalismo, non colpevolizzazione del cittadino, ma conoscenza. La persona deve essere messa nelle condizioni di capire il proprio corpo, i propri rischi, il proprio invecchiamento, le conseguenze delle scelte quotidiane. Senza questa consapevolezza, anche la migliore medicina predittiva resta privilegio per pochi.

La politica, invece, continua a vivere senza programmazione. Amministra emergenze, rincorre liste d’attesa, finanzia pezzi di sistema, litiga sulle competenze, ma non rovescia il SSN come un calzino. E sarebbe questo il tempo di farlo. Gestisce i cambiamenti senza il coraggio di assumersene la responsabilità, spesso alzando la bandiera bianca davanti alla bilancia del consenso categoriale.

Perché il futuro non è lontano: è già presente nei dati epidemiologici, negli algoritmi clinici, nella genetica, nella telemedicina, nella medicina territoriale, nella capacità di prevedere prima di riparare.

Occorre una Costituente della salute. Non l’ennesimo tavolo ministeriale, ma un luogo alto, scientifico, politico e civile, capace di scrivere il modello sanitario dei prossimi trent’anni partendo da una verità semplice: curare domani significa programmare oggi. Bisogna finirla con la medicina di attesa, che interviene quando il danno è fatto. Un ministro tecnico, come Schillaci, può certamente lavorare in tal senso, stando però attenti che la politica “non dia a parlare al conducente”.

Il SSN nacque per rendere la salute un diritto. Ora deve rinascere per impedire che quel diritto arrivi sempre troppo tardi.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

22 Giugno 2026

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