Migranti. Il 2016 è l’anno più letale di sempre: 4.609 vittime tra uomini, donne e bambini

Migranti. Il 2016 è l’anno più letale di sempre: 4.609 vittime tra uomini, donne e bambini

Migranti. Il 2016 è l’anno più letale di sempre: 4.609 vittime tra uomini, donne e bambini
Medici senza Frontiere traccia il tragico bilancio di questo ultimo anno di attività. Sono aumentate le persone che hanno perso la vita. Le condizioni di viaggio sono sempre più precarie, su imbarcazioni “usa e getta”. Gli scafisti appaiono spietati, violentano le donne e stipano le persone in luoghi ai limiti della sopravvivenza. Ecco il report.

Manca ancora un mese alla fine dell’anno, eppure il 2016 sarà ricordato come il più letale di sempre. Almeno 4.690, tra uomini, donne e bambini, hanno perso la vita nel tentativo disperato di attraversare il mediterraneo, con la speranza di poter trovare un’esistenza più dignitosa, lontano dal proprio paese di origine. Il 16% degli arrivi via mare in Italia sono bambini: nell’88% si tratta di minori non accompagnati.
Molte donne soccorse sono incinte è il bambino che portano in grembo è frutto di violenze.


 


A tracciare il tragico bilancio è Medici Senza Frontiere. Rispetto all’anno scorso i morti sono mille in più: circa una persona su 41 ha perso la vita nella traversata. E’ capitato che una sola nave, in un unico giorno, dovesse rispondere a più di 10 chiamate di soccorso.


 


Di fronte a questa enorme sofferenza e perdita di vite umane – ha commentato Stefano Argenziano, coordinatore dei progetti MSF per la migrazione, la risposta dell’Europa è ancora trincerata dietro a politiche restrittive e guerra ai trafficanti. Ma è una guerra che sta perdendo e i cui costi vengono pagati dalle migliaia di persone che muoiono nella traversata. Servono vie legali e sicure per porre fine a questa assurdità e riportare nel nostro mare un po’ di umanità.”


 


Ma a peggiorare questa situazione già drammatica c’è un altro aspetto allarmante: le grandi barche di legno del 2014 e 2015 sono state sostituite da gommoni economici e “mono-uso”. “Probabilmente – ha spiegato Medici Senza Frontiere nel suo bilancio – gli scafisti sapendo di poter essere facilmente intercettati non vogliono più rischiare imbarcazioni troppo costose”.


 


Nel mirino ci sono anche i trafficanti, accusati di essere sempre più spietati: le persone soccorse raccontano di essere state tenute in grotte, fossi o buche nel terreno per giorni o settimane prima di essere spinte a forza in mare su un barcone. “Abbiamo sentito di esecuzioni, abusi terribili, violenze sessuali, torture. Rispetto all’anno scorso – hanno aggiunto le equipe di Medici Senza Frontiere – abbiamo visto meno persone con giubbotti di salvataggio, cibo, acqua e provviste per il viaggio o con carburante sufficiente”. Le donne rischiano di essere violentate, ma ne sono consapevoli già prima di partire, tanto che molte di loro ricorrono a forme di contraccezione a lungo termine prima di mettersi in viaggio per essere sicure di non rimanere incinte.


 


Anche gli uomini hanno storie terribili: alcuni scappano da una guerra alla quale non vogliono partecipare, altri da torture o da discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale. “L’Europa – ha sottolineato Medici Senza Frontiere – non è la prima destinazione per rifugiati e migranti di tutto il mondo, ha ricevuto solo una piccola percentuale dei rifugiati globali ma continua a cercare soluzioni creative per tenere queste persone lontane invece che prendersene cura”.


 


Per chi, come i volontari di Medici Senza Frontiere trascorre molte ore in mare, è convito che intercettare i barconi che lasciano la Libia non è una soluzione, perché impedire alle persone di lasciare il paese è una condanna a ulteriori maltrattamenti e abusi da parte dei trafficanti.
In questo report pieno di numeri agghiaccianti ne esiste almeno uno che, anche solo per un attimo, riesce a strappare un sorriso, facendoci allontanare da queste atrocità: nel 2016 sono nati 4 bambini sulle navi di Medici Senza Frontiere.


 


Grazie al tempestivo intervento di personale esperto sono riusciti a sopravvivere. Hanno potuto cominciare direttamente da quella nuova vita che i loro genitori avevano programmato a costo di rimanere intrappolati nelle acque del Mediterraneo.

02 Dicembre 2016

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