Nel 2016-2020 più di 12 mila casi di infortunio conseguenti ad aggressioni contro gli operatori sanitari. I più colpiti gli infermieri

Nel 2016-2020 più di 12 mila casi di infortunio conseguenti ad aggressioni contro gli operatori sanitari. I più colpiti gli infermieri

Nel 2016-2020 più di 12 mila casi di infortunio conseguenti ad aggressioni contro gli operatori sanitari. I più colpiti gli infermieri
Lo rileva l’Inail in occasione della Giornata nazionale contro la violenza verso gli operatori della sanità che si celebra domani per la prima volta. La categoria più colpita è quella dei “tecnici della salute”, con un terzo del totale dei casi. Si tratta prevalentemente di infermieri, ma anche di educatori professionali, normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani all'interno di strutture sanitarie o socio-educative. Nei dati non sono rilevati gli operatori privati non assicurati con Inail. 

Nel quinquennio 2016-2020 sono stati più di 12mila i casi di infortunio in occasione di lavoro accertati positivamente dall’Inail e codificati come violenze, aggressioni, minacce e similari perpetrate nei confronti del personale sanitario, con una media di circa 2.500 l’anno.
 
A rilevarlo è la Consulenza statistico attuariale dell’Inail in occasione della prima Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che da quest'anno sarà celebrata annualmente il 12 marzo.
 
La maggior parte di questi incidenti in ospedali e case di cura, più infortunate le operatrici sanitarie. Il 46% di tali infortuni è concentrato nel settore “assistenza sanitaria”, che include ospedali, case di cura, istituti, cliniche e policlinici universitari, il 28% è stato riscontrato nei “servizi di assistenza sociale residenziale” (case di riposo, strutture di assistenza infermieristica, centri di accoglienza), mentre il restante 26% ricade nel comparto “assistenza sociale non residenziale”. Riguardo al genere, gli infortunati sono per quasi tre quarti donne, con il 64% accertato in ospedali e case di cura, e l’80% nelle strutture di assistenza sociale, residenziale e non.
 
Infermieri e educatori professionali le categorie più colpite. La professionalità più colpita è quella dei “tecnici della salute”, in cui sono concentrati più di un terzo del totale dei casi. Si tratta prevalentemente di infermieri, ma anche di educatori professionali, normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani all'interno di strutture sanitarie o socio-educative. A seguire, con il 25% dei casi, sono gli operatori socio-sanitari delle “professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali” e con il 15% le “professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati”, soprattutto operatori socio-assistenziali e assistenti-accompagnatori per persone con disabilità. Più distaccati, con il 5% dei casi di aggressione in sanità, la categoria dei “medici”, che non include nell’obbligo assicurativo Inail i sanitari generici di base e i liberi professionisti.
 
Nella Giornata vengono promosse iniziative di educazione e sensibilizzazione. Istituita dalla legge n.113 del 14 agosto 2020, la Giornata è stata indetta nel gennaio scorso da un decreto del ministero della Salute di concerto con i ministeri dell’Istruzione e dell’Università e Ricerca. Salutata con favore dalle rappresentanze professionali e dalle parti sociali, intende essere un’occasione per rimarcare l’importanza della diffusione di una sana cultura di educazione e rispetto nonché di condanna decisa a ogni forma di violenza verso gli operatori di questo comparto. Alle amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con enti e organismi interessati, viene affidata la promozione di idonee iniziative di comunicazione e sensibilizzazione in tema.
 

 
Fonte: Inail

11 Marzo 2022

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