Pretendere il vaccino per tutti vuol dire essere comunisti? (Ovvero… se Hollywood è più brava di noi a gestire una pandemia)

Pretendere il vaccino per tutti vuol dire essere comunisti? (Ovvero… se Hollywood è più brava di noi a gestire una pandemia)

Pretendere il vaccino per tutti vuol dire essere comunisti? (Ovvero… se Hollywood è più brava di noi a gestire una pandemia)
Abbiamo sottoscritto dei contratti preliminari di acquisto con le aziende praticamente sulla fiducia, senza clausole di garanzia degne di questo nome ma soprattutto non abbiamo fin dall’inizio optato su quella che doveva essere la via maestra: un accordo globale con Big Pharma (sotto l’egida delle Nazioni Unite) per creare una cordata di più aziende vincolate dall’impegno a trovare il vaccino per fermare una pandemia mondiale. Ma cose di questo genere finora le abbiamo viste solo al cinema

Pretendere dalle aziende farmaceutiche di fare e accettare tutto quello che serve per avere il maggior numero di vaccini nel minor tempo possibile vuol dire avere una visione statalista o (per qualcuno) peggio ancora comunista?
 
E se si scopre, come ovvio, che uno dei modi è quello di far produrre a più aziende possibili il vaccino indipendentemente dalla proprietà brevettuale è anche questo un sintomo di statalismo o bolscevismo?
 
E ancora, battere i pugni sul tavolo con i vari AD farmaceutici o con i vari mâitre à penser che sostengono che il problema non sono i brevetti o le licenze ma sempre qualcos’altro (che non dipende mai da loro, beninteso), vuol dire anche stavolta essere un nostalgico dell’economia sovietizzata?
 
Penso proprio di no. Anzi, penso che finora i vari Stati mondiali, confederati o meno, si siano comportati più come chi chiede un favore che come chi pretende soluzioni e risposte, tra l’altro strapagate.
 
Vi pare possibile che oggi, ai primi di marzo, dopo quasi tre mesi dall’approvazione da parte della UE del primo vaccino (il Pfizer-BioNTech approvato il 21 dicembre scorso) ci dobbiamo sentire dire che per poter attrezzare altri stabilimenti a produrli servono dai 4 ai 6 mesi? Il tutto con una supponenza come se chi chiede, giustamente, di poter aumentare la filiera, fosse un povero sprovveduto che non sa come va il mondo?
 
E se invece di pensarci ora ci avessimo pensato prima? E se a mettere l’allarme sulle difficoltà di produzione fossero state, come avrebbero dovuto essere, le stesse aziende che sapevano bene quale sarebbe stata la loro capacità produttiva? Non avremmo potuto fin da subito condividere teconologie, know how e quant’altro serve per duplicare, triplicare, quadruplicare (e così via) la filiera produttiva per garantire il fabbisogno di vaccini in tempi rapidi?
 
E invece no. Abbiamo sottoscritto dei contratti preliminari di acquisto praticamente sulla fiducia, senza clausole di garanzia degne di questo nome ma soprattutto non abbiamo fin dall’inizio optato su quella che doveva essere la via maestra: un accordo globale con Big Pharma (sotto l’egida delle Nazioni Unite) per creare una cordata di più aziende vincolate dall’impegno a trovare il vaccino per fermare una pandemia mondiale.
 
Condividendo trials di ricerca e poi produzione e distribuzione a livello planetario.
 
Purtroppo accordi e cordate di questo tipo li abbiamo visti negli anni solo al cinema, con Hollywood molto più brava di noi a gestire una pandemia mondiale.
 
Cesare Fassari

Cesare Fassari

04 Marzo 2021

© Riproduzione riservata

Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori
Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Le malattie non trasmissibili restano il principale banco di prova per i sistemi sanitari europei. Tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete di tipo 2 continuano infatti a rappresentare...

Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat
Italia sempre più anziana e diseguale. Multicronicità per 12,8 milioni di persone, ma le risorse sanitarie non seguono i reali bisogni. La fotografia nel nuovo Rapporto annuale Istat

L’Italia non è soltanto un Paese che invecchia. È un Paese in cui l’invecchiamento rischia di trasformarsi sempre di più in una frattura sanitaria e sociale. Da una parte anziani...

Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità
Prima della cura ci sono le liste d’attesa: per 7 professionisti su 10 sono il primo ostacolo all’accesso. E così è boom di pazienti che si rivolgono al privato. La survey di Quotidiano Sanità

Parte da un tema centrale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale il ciclo di survey di Quotidiano Sanità, realizzate dal team Market Research di Homnya. La prima indagine, dedicata all’accesso alle cure,...

Pnrr. Corte dei Conti: avanza la sanità territoriale ma persistono divari tra Nord e Sud. Pienamente attivo solo il 3,8% delle Case della comunità
Pnrr. Corte dei Conti: avanza la sanità territoriale ma persistono divari tra Nord e Sud. Pienamente attivo solo il 3,8% delle Case della comunità

A pochi mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, la Missione Salute del PNRR segna progressi significativi ma sconta ancora criticità territoriali e finanziarie. È quanto emerge dal Referto approvato...