Quale sanità, quale medicina. “Se il sapere medico, da solo, non basta più”

Quale sanità, quale medicina. “Se il sapere medico, da solo, non basta più”

Quale sanità, quale medicina. “Se il sapere medico, da solo, non basta più”
Maurizio Benato, vice presidente della Fnomceo, apre il dibattito sulla lettera di Firenze. Al centro delle sue riflessioni l’evoluzione del sapere medico in rapporto al malato considerato come essere e come persona.

Con questo intervento (testo integrale in allegato) di Maurizio Benato, vice presidente della Fnomceo, svolto a Firenze lo scorso 24 giugno nell'ambito del convegno promosso dalla Fondazione del Centro oncologico fiorentino, apriamo il confronto sulla "lettera aperta" di Firenze sul futuro della sanità e della medicina.  
 
Statuto epistemologico della medicina, modelli di causazione delle malattie, concetti di salute  e di malattia , ragionamento diagnostico,  rapporto medico paziente sono aspetti interessati dalla complessità. La medicina non viene più considerata scienza naturale, ma scienza umana  per la preponderanza  dei fattori sociali  nella genesi delle malattie e per la  difficoltà di individuare i nessi  eziologici.

Salute  e malattia sono ritenuti concetti  relativi, strettamente dipendenti  dal contesto sociale, culturale e ideologico.
Lo stesso confine tra malattia  e salute appare culturalmente determinato. Perciò acquistano sempre  più importanza  le componenti  psicologiche  ed ermeneutiche  della medicina  e del medico, la dimensione soggettiva dei sintomi  e le impressioni cliniche del  medico.
L’efficacia della cura appare legata intimamente al condizionamento culturale per cui quello che è considerato malattia in un contesto può invece essere considerato normalità in un altro.

Dobbiamo prendere atto così che l’oggettività della nozione di malattia si è dissolta e con essa l’oggettività della nozione di realtà.
Non basta, le conseguenze che si pongono davanti a noi inducono a pensare che il sapere medico deve confrontarsi con l’esistenza di altri saperi, assai diversi ma altrettanto efficaci nei rispettivi contesti, che non si può più attribuire un ruolo universale e una validità preferenziale alla medicina occidentale e che la contestualizzazione della malattia mette in crisi la struttura malattia/salute come si è evoluta nella nostra cultura rendendo ambiguo e tutt’altro che chiaro il concetto di malattia.

In pratica nel parlare di medicina e salute il medico si avventura in un terreno minato, dove le conoscenze scientifiche, i paradigmi che orientano giudizi di valore, scelte e comportamenti del medico stesso, rendono mutevole e labile il suo operare perché la definizione di salute è prima di tutto un'idea della società e del suo tempo e solo secondariamente una categoria fondamentale di quella  medicina basata  sulle evidenze (EBM) che ora esercita una grande influenza sulle rappresentazioni e sulle attese dei gestori della sanità.
Emerge infine la necessità di restituire al mondo della medicina  una visione complessiva  unitaria  cercando di integrare  le due visioni  che,   separatamente,  da sempre  rappresentano  le due entità di una visione unica:  la visione scientifica   e quindi rationale, del medico e quella del vissuto esistenziale, e quindi  emotiva, del paziente.
Così, in accordo con la più antica tradizione medica occidentale, la medicina si ricollega alla filosofia: come ha scritto ancora una volta Karl Jaspers, “nell’unione dei compiti di scienza e filosofia risiede la condizione essenziale che rende oggi possibile (.) la conservazione dell’idea di medico. La pratica del medico è concreta filosofia”.
 
Maurizio Benato
Vice presidente della Fnomceo

30 Gennaio 2012

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