Ricerca. Per 9 italiani su 10 bisognerebbe investire di più per la salute

Ricerca. Per 9 italiani su 10 bisognerebbe investire di più per la salute

Ricerca. Per 9 italiani su 10 bisognerebbe investire di più per la salute
La pensano così anche spagnoli, inglesi, tedeschi e americani. Ma se in Germania e Usa la percezione è che le innovazioni in salute si facciano soprattutto per profitto, in Spagna e Italia prevale la convinzione che lo scopo sia il bene della società. Lo rileva un’indagine di AstraZeneca.

Il 70% degli italiani afferma che la ricerca per la salute sia poco finanziata. Nove su dieci sono convinti che bisognerebbe investire di più, e la pensano così anche i cittadini di Spagna, Gran Bretagna, Germania e Usa. E' quanto emerge dall'indagine Ispo condotta per la seconda edizione dell’Osservatorio Salute AstraZeneca e dedicata al grado di innovazione percepito nel campo della salute in Italia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Usa.

Secondo gli intervistati dei cinque Paesi, i settori a cui, nell’ordine, viene preferibilmente associato il concetto di innovazione sono informatica, farmaceutica e telecomunicazioni. “Sono lieto che la ricerca farmaceutica rientri nella triade dei settori più innovativi -–  ha dichiarato Raffaele Sabia, vice president medical AstraZeneca Italia. – L’innovazione, intesa come creazione di nuova conoscenza e di progresso per il singolo e la comunità, è, infatti, fortemente legata al nostro settore. La scoperta di un nuovo farmaco è il risultato di una lunga e complessa attività di ricerca e sviluppo, caratterizzata da una componente altamente tecnologica e molto onerosa in termini temporali ed economici.”

Ma i tempi di sviluppo di un farmaco vengono generalmente sottostimati. In Italia e Spagna è minore la consapevolezza sul processo di sviluppo di un nuovo farmaco, che richiede circa 12-14 anni. In particolare, l’incertezza è sui tempi necessari: solo 2 anni per il 38% degli italiani, mentre il 29% afferma addirittura di non averne idea, mentre gli intervistati dei paesi anglosassoni e della Germania, il paese più informato sul tema, rispondono che servono almeno 5 anni.

Per quanto riguarda gli investimenti nel campo della salute, le risposte più positive giungono da Germania e Stati Uniti: il 63% dei tedeschi e il 53% degli statunitensi affermano che nel proprio Paese si investe abbastanza a favore di ricerca e innovazione nel campo della salute, anche se, quasi ovunque, è molto alta la quota di chi ritiene che si debba investire di più, indipendentemente dalla quantità di fondi già erogati. La pensano così, come già detto, 9 intervistati su 10.

L’idea che sostenere la ricerca nel campo della salute debba essere un obiettivo prioritario accomuna gli intervistati di tutti e cinque i Paesi. Importanti differenze emergono però nelle opinioni dei diversi intervistati: se posizioni critiche sono espresse in Germania e negli Usa, dove rispettivamente l’85% e il 73% degli intervistati afferma che le innovazioni sono orientate più al profitto che al miglioramento della salute delle persone, in Spagna e in Italia prevale ancora l’ottimismo e la convinzione che chi si occupa di innovazione nel campo della salute, sinonimo di guarigione nelle malattie, agisca per il bene della società.

Le differenze di pensiero tra i diversi Paesi permangono anche quando si parla dei progressi raggiunti nel campo della ricerca medico-scientifica, della ricerca farmaceutica e delle nuove terapie: l’ottimismo degli italiani, per cui circa il 60% afferma che in tutti e 5 gli ambiti siano stati fatti dei progressi negli ultimi anni, si contrappone agli altri Paesi dove la quota è pari a circa 2 su 10. I britannici sono i più scettici: 1 su 3 ritiene che in nessuno dei 5 ambiti ci siano stati progressi. Un americano e un tedesco su 4 la pensano allo stesso modo.

In tutti i Paesi indagati si rileva, invece, un sostanziale ottimismo rispetto al livello di innovazione e ricerca raggiunto nella cura delle malattie cardiovascolari e di quelle gastrointestinali. Più cauta, invece, l’opinione rispetto alla cura delle malattie respiratorie e di quelle oncologiche.

Al di là della percezione di innovazione, però, solo il 6% degli italiani e degli spagnoli dichiara di tenersi molto informato sui progressi nel campo della salute. La percentuale sale invece in UK (10%) e negli States (14%), fino ad arrivare alla Germania dove il 32% degli intervistati dice di tenersi molto aggiornato. Programmi televisivi, siti Internet e quotidiani sono, in generale, i tre mezzi più utilizzati. Solo in Germania e Spagna, troviamo i consulti con gli specialisti fra le prime tre opzioni.
 

07 Febbraio 2012

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