Salute digitale. Ancora inaccessibile per i più fragili. Il nuovo report Oms accende i riflettori sulle disuguaglianze

Salute digitale. Ancora inaccessibile per i più fragili. Il nuovo report Oms accende i riflettori sulle disuguaglianze

Salute digitale. Ancora inaccessibile per i più fragili. Il nuovo report Oms accende i riflettori sulle disuguaglianze

Un'analisi congiunta Oms/Europa e Public Health Wales individua le cause strutturali del divario digitale in sanità e traccia la via per colmarlo. Al centro: equità, governance e un approccio di sistema.

Una recente revisione sistematica condotta dall’Oms/Europa in collaborazione con Public Health Wales (Regno Unito) lancia un segnale d’allarme chiaro: le persone con maggiori bisogni di salute e con barriere linguistiche continuano ad avere serie difficoltà nell’accesso ai servizi e alle tecnologie di sanità digitale. Le cause principali? Scarsa connettività, bassa alfabetizzazione digitale e servizi ancora poco adattati alla diversità dei bisogni.

Lo studio, che ha passato in rassegna 154 articoli pubblicati tra il 2015 e il 2024, evidenzia inoltre come le disuguaglianze nelle infrastrutture digitali tra le diverse aree geografiche rischino di generare un accesso disomogeneo all’innovazione. Un problema non solo tecnico, ma profondamente strutturale.

Uno degli elementi più critici emersi dall’analisi riguarda il modo in cui il concetto di equità viene trattato nelle strategie di salute digitale: spesso citato in termini generali, raramente tradotto in standard operativi concreti o in meccanismi di controllo da parte dei governi.

“Uno dei principali obiettivi di questa revisione era comprendere cosa determina le disuguaglianze nella salute digitale e come l’equità venga incorporata nei processi di regolazione, implementazione e valutazione a livello globale – ha spiegato Natasha Azzopardi-Muscat, Direttrice dei Sistemi Sanitari dell’Oms/Europa -. Il messaggio chiave è che l’equità nella salute digitale non può essere raggiunta attraverso azioni isolate, ma richiede un approccio coordinato e di sistema”.

Un concetto ribadito anche da David Novillo Ortiz, consulente regionale per Dati, Intelligenza Artificiale e Salute Digitale dell’Oms/Europa: “L’equità non deve mai essere un ripensamento nello sviluppo e nell’implementazione delle tecnologie digitali in sanità. Se un paziente in un’area rurale non riesce ad accedere a una teleconsultazione perché nel suo villaggio non è disponibile una connessione a banda larga, significa che l’innovazione sta fallendo proprio le persone che dovrebbe servire”.

La ricerca conferma e approfondisce quanto già rilevato in un precedente studio Oms/Europa del 2022: le categorie che più faticano ad accedere agli strumenti digitali in sanità sono le persone con condizioni di salute precarie, i disabili, gli anziani, i migranti e chi si trova in condizioni di svantaggio socioeconomico.

A queste si aggiungono le popolazioni rurali e quelle con barriere linguistiche, ancora troppo spesso escluse da servizi progettati senza tenere conto della loro specificità.

Normative insufficienti, valutazioni frammentate
L’analisi rivela che le principali normative vigenti – sia nell’Unione Europea che negli Stati Uniti – si concentrano prevalentemente su privacy, sicurezza e responsabilità, trascurando il coinvolgimento dei gruppi vulnerabili nelle decisioni di progettazione e governance degli strumenti digitali.

Inoltre, i meccanismi di valutazione restano frammentati e raramente misurano se le nuove tecnologie rispondano effettivamente ai bisogni delle popolazioni più svantaggiate. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale applicata alla salute, i controlli su equità, bias e correttezza algoritmica non sono ancora prassi consolidata.

“La nostra revisione dimostra che, sebbene l’equità sia sempre più riconosciuta come valore, la sua integrazione nei framework regolativi, implementativi e valutativi rimane disomogenea – ha sottolineato Alisha Davies, vice direttrice per Ricerca, Dati e Digitale di Public Health Wales -. I risultati evidenziano la necessità di un approccio sociotecnico e di una logica di ‘equità per design’, affinché la salute digitale riduca – anziché amplificare – le disuguaglianze esistenti”.

La strada da percorrere
Il rapporto non si limita a fotografare le criticità, ma indica anche alcune direzioni prioritarie: adottare un approccio di sistema integrato, rafforzare la governance e la regolazione, garantire finanziamenti equi e investire nella formazione trasversale tra i diversi settori coinvolti.

Il raggiungimento di sistemi di salute digitale capaci di distribuire benefici in modo equo per tutta la popolazione rimane un obiettivo centrale per l’Oms, inserito nel Piano d’Azione Regionale per la Salute Digitale 2023–2030 e nella Strategia Globale sulla Salute Digitale 2020–2025.

17 Marzo 2026

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