Sanità Digitale: l’accesso ai dati personali di salute è una realtà in molti paesi. Ecco la ricetta Ocse

Sanità Digitale: l’accesso ai dati personali di salute è una realtà in molti paesi. Ecco la ricetta Ocse

Sanità Digitale: l’accesso ai dati personali di salute è una realtà in molti paesi. Ecco la ricetta Ocse

Un nuovo report su Australia, Danimarca, Finlandia, Giappone e Regno Unito mostra che sistemi di successo per l'accesso ai dati sanitari si basano su: una governance forte e leggi chiare che impongano standard interoperabili. IL DOCUMENTO

Un recente rapporto dell’Ocse fotografa lo stato di avanzamento dei sistemi di accesso ai dati personali di salute in cinque paesi all’avanguardia: Australia, Danimarca, Finlandia, Giappone e Regno Unito (Inghilterra). Lo studio, realizzato su richiesta della Corea del Sud per orientare il proprio progetto “My Healthway”, offre spunti cruciali anche per il percorso italiano verso un efficace Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) realmente patient-centred.

Non solo consultazione: i dati personali di salute come motore di cura e innovazione
Personal Health Data (PHD) – che includono cartelle cliniche, referti, prescrizioni, ma anche dati generati dal paziente (PGHD) come quelli dei wearable – stanno trasformando il rapporto tra cittadino e sistema sanitario. L’accesso diretto e sicuro alle proprie informazioni non è solo un diritto di trasparenza, ma uno strumento per migliorare l’aderenza terapeutica, la sicurezza delle cure (evitando duplicazioni ed errori) e l’efficienza del sistema. Inoltre, questi dati, se resi disponibili in formato standardizzato e interoperabile, sono il carburante per la ricerca, l’innovazione digitale e la gestione della salute di popolazione.

Cinque modelli a confronto: governance, interoperabilità e fiducia sono la chiave
Il rapporto analizza modelli molto diversi tra loro, accomunati da alcuni pilastri fondamentali:

  1. Australia (My Health Record): Sistema nazionale “opt-out” (l’adesione è automatica, si può rinunciare), basato su un repository centralizzato. Sta evolvendo verso una condivisione “obbligatoria per default” dei referti (es. imaging, patologia) e incentivi economici per i medici. Punti di forza: copertura molto ampia (>90% della popolazione). Criticità: la qualità e completezza dei dati dipendono ancora troppo dalla volontà dei singoli professionisti.
  2. Danimarca (Sundhed.dk): Caso di eccellenza, con una storia di digitalizzazione iniziata negli anni ’70. Portale nazionale che aggrega in tempo quasi reale dati da tutti i setting assistenziali (ospedale, MMG, municipi) grazie a un identificativo unico (CPR) e a standard interoperativi obbligatori per i fornitori di software. La fiducia e la trasparenza sono valori culturali radicati: i cittadini possono vedere chi ha acceduto al loro fascicolo. Condivisione quasi totale dei dati clinici (mancano solo le note del MMG, ma ci si sta lavorando).
  3. Finlandia (MyKanta): Sistema centralizzato “Kanta” per dati sanitari e sociali, con accesso tramite portale MyKanta. Forte base legislativa che obbliga gli erogatori a caricare dati. È all’avanguardia nella definizione di standard tecnici (HL7 FHIR) per integrare i dati generati dal paziente (es. glicemie, pressione) nel record clinico, in linea con il futuro Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS).
  4. Giappone (Mynaportal): In rapida evoluzione grazie alla strategia nazionale “Healthcare DX”. Il portale è collegato alla carta d’identità nazionale (“My Number Card”) e sta integrando progressivamente dati clinici standardizzati. L’approccio è graduale, con pilot sullo scambio di referti e lettere di dimissione.
  5. Regno Unito – Inghilterra (NHS App): Nata prima della pandemia ma esplosa durante il Covid, l’app offre principalmente accesso ai dati della medicina generale e, in crescita, a quelli della specialistica. Utilizza un modello decentralizzato: i dati rimangono nei sistemi sorgente (es. software del MMG) e vengono fruiti via API. Ha standardizzato l’integrazione con i principali fornitori IT della medicina generale.

Lezioni per l’Italia: oltre la consultazione, verso un ecosistema interoperabile
Il rapporto sintetizza dieci “pratiche leader” che possono guidare anche il nostro paese:

  1. Governance chiara e legislazione abilitante: Serve un’autorità sanitaria digitale con mandato per fissare e far rispettare standard, guidando il cambiamento.
  2. Co-progettazione con fornitori IT e professionisti: Coinvolgere attivamente gli sviluppatori di software sanitari e i clinici nella definizione delle soluzioni.
  3. Standard obbligatori e interoperabilità: Adottare e rendere vincolanti standard come HL7 FHIR per far “parlare” tra loro tutti i sistemi.
  4. Modelli di architettura “open by design”: Prediligere architetture decentralizzate che, tramite API sicure, colleghino il portale cittadino ai dati alla fonte, garantendo aggiornamento in tempo reale.
  5. Condivisione completa (con eccezioni motivate): Rendere accessibile al paziente l’intera documentazione clinica, salvo casi specifici (es. tutela di minori, rischio per il paziente).
  6. Coinvolgimento attivo dei professionisti: Formarli e supportarli perché vedano nel paziente informato un alleato, non un ostacolo.
  7. Trasparenza sull’uso dei dati: Consentire al cittadino di sapere chi e quando ha visto i suoi dati.
  8. Integrazione dei dati del paziente (PGHD): Progettare da subito la possibilità per i cittadini di integrare dati da dispositivi personali, definendo standard di qualità.
  9. Modello “opt-out” e inclusività: Rendere l’accesso automatico per massimizzare l’equità, pur garantendo a tutti la possibilità di rinunciare o limitare la condivisione.
  10. Attenzione all’alfabetizzazione digitale: Affiancare agli strumenti digitali programmi di supporto per cittadini e pazienti.


La sfida per l’Italia, nel potenziamento del FSE e nello sviluppo di app come “IO”, non è solo tecnologica. È culturale, organizzativa e di governance. Il rapporto Ocse dimostra che i paesi di successo hanno combinato una solida regia nazionale con standard tecnici vincolanti, investendo sulla fiducia di cittadini e professionisti. Il traguardo non è un archivio digitale statico, ma un ecosistema dinamico e sicuro che ponga la persona al centro, abilitando cure migliori, prevenzione più efficace e un sistema sanitario sostenibile. L’imminente attuazione dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS) rende questo percorso non più solo auspicabile, ma necessario.

11 Dicembre 2025

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