Sanitaservice nel mirino: la Puglia stretta tra il disavanzo e il nodo delle società in house

Sanitaservice nel mirino: la Puglia stretta tra il disavanzo e il nodo delle società in house

Sanitaservice nel mirino: la Puglia stretta tra il disavanzo e il nodo delle società in house

Gli effetti critici del ricorso alle società pubbliche in house emergono in Puglia con il caso Sanitaservice: blocco di assunzioni, appalti e consulenze si sommano a un disavanzo sanitario di 370 mln, mentre la Regione cerca di tenere insieme il riequilibrio dei conti e la tutela dei servizi territoriali.

Ecco che il ricorso alle società pubbliche in house, fantasiosamente denominate “Azienda Zero & Co.”, comincia a mostrare i suoi effetti critici. In Puglia, l’ingresso a sistema di Sanitaservice registra risultati davvero preoccupanti: non solo per il disavanzo del 2025, pari a circa 370 milioni di euro, ma anche per la caduta verticale dei servizi di supporto alla sanità pubblica e per un coordinamento sempre più stringente e imperativo sulle Asl.

Il comunicato della Regione Puglia è eloquente: blocco delle assunzioni, degli appalti, degli incarichi di consulenza, delle collaborazioni e dei supporti professionali. Vietato anche il ricorso a personale tramite somministrazione di lavoro, così come l’attivazione di appalti di servizi o di esternalizzazioni di personale. Un colpo durissimo per Sanitaservice, finita all’angolo del ring della sanità regionale.

 E dire che la Puglia, seppure in piano di rientro, era stata ben nascosta dalle urla manzoniane di una sanità nazionale, particolarmente meridionale, che faceva acqua e morti da tutte le parti.

 Il tema della sostenibilità dei bilanci sanitari regionali rappresenta da tempo una questione ricorrente nel dibattito pubblico. In proposito, si possono richiamare due dimensioni principali: le cause e le conseguenze.

Quanto alle cause, senza entrare nel merito di responsabilità che affondano in dinamiche complesse e stratificate nel tempo, si può osservare come il sistema di finanziamento non sia stato pienamente adeguato all’introduzione del federalismo fiscale, fondato su costi e fabbisogni standard differenziati. In particolare, il permanere del criterio della spesa storica sembra avere contribuito a mantenere rigidità strutturali che, nel tempo, hanno inciso sugli equilibri complessivi. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: la determinazione delle risorse necessarie continua spesso a basarsi su presunzioni, piuttosto che su un reale fabbisogno epidemiologico, che non risulta essere stato rilevato in modo compiuto da alcuna Regione.

Le conseguenze sono visibili in molte realtà territoriali e si manifestano in forme differenti. Il rapporto tra Stato e Regioni, in termini di finanziamento e capacità di programmazione, appare talvolta segnato da tensioni e difficoltà di coordinamento. In questo quadro, non sempre le scelte gestionali si sono rivelate efficaci, con effetti che in alcuni casi hanno inciso sulla qualità e sull’organizzazione dei servizi sanitari.

Oggi anche la Puglia si trova ad affrontare una situazione finanziaria che richiede attenzione e interventi mirati, in linea con quanto già avvenuto in altre Regioni sottoposte a piani di rientro. Va riconosciuto all’attuale Giunta regionale il merito di avere puntato tempestivamente sulla trasparenza, rappresentando con chiarezza la condizione dei conti: un disavanzo di poco inferiore ai 370 milioni di euro e la dichiarata volontà dell’assessore Pentassuglia di intervenire per riequilibrare il conto economico 2025, cercando al contempo di preservare l’effettiva fruibilità del diritto alla salute. Si tratta di un obiettivo rilevante, la cui realizzazione richiederà probabilmente scelte non semplici.

Ciò che appare di particolare interesse è l’impostazione strategica che sembra emergere. A differenza di quanto osservato in altre realtà, dove il riequilibrio finanziario si è accompagnato alla riduzione dei presìdi sanitari minori, la Puglia sembra orientata a una revisione dell’organizzazione esistente più che a una sua riduzione lineare. Il piccolo, quando è essenziale, resta un valore.

La decisione di mantenere i piccoli ospedali appare coerente con le caratteristiche territoriali e demografiche della regione, contraddistinta da una distribuzione diffusa della popolazione e da un progressivo invecchiamento. In tale contesto, i presìdi locali possono continuare a svolgere un ruolo significativo nell’assicurare prossimità e accessibilità ai servizi.

La direzione indicata dalla governance regionale sembra dunque muoversi verso un rafforzamento della sanità territoriale, in linea con quanto previsto dal DM 77 del 2022, che delinea un sistema più capillare basato su strutture di prossimità come case e ospedali di comunità e servizi integrati.

La scelta di accompagnare gradualmente la rete ospedaliera verso una possibile riconversione funzionale può essere letta come un approccio prudente. Se attuata con coerenza, potrebbe favorire una riallocazione delle risorse umane e professionali, contribuendo a rafforzare i servizi territoriali e a migliorare la presa in carico dei cittadini.

Resta comunque un percorso complesso, che richiederà un’attenta gestione dei processi organizzativi, un confronto strutturato con le rappresentanze del personale e un investimento significativo nella formazione.

Accanto alla valorizzazione del personale già in servizio, sarà verosimilmente necessario prevedere ulteriori risorse per rafforzare gli organici. I fondi del PNRR possono offrire un contributo importante, ma difficilmente rappresenteranno da soli una soluzione esaustiva nel lungo periodo; sarà quindi necessaria una programmazione finanziaria stabile.

È su questo terreno che si misurerà, con ogni probabilità, la capacità della classe dirigente regionale. L’obiettivo non riguarda soltanto il riequilibrio dei conti, ma anche la possibilità di mantenere un adeguato livello di tutela dei diritti. Se il percorso dovesse consolidarsi, potrebbe rappresentare un’esperienza utile anche per altri contesti.

In caso contrario, il rischio è che gli interventi si traducano prevalentemente in misure emergenziali, con benefici limitati nel tempo e possibili ricadute sulla qualità dei servizi.

La consapevolezza della centralità della sanità pubblica sembra comunque presente: non tanto nella realizzazione di nuove strutture, quanto nella capacità di garantire servizi efficaci e accessibili. In fondo, il sistema sanitario è chiamato a rispondere a una condizione universale di fragilità che, prima o poi, riguarda tutti. Ed è proprio in questa prospettiva che si colloca, probabilmente, il senso più profondo dell’azione pubblica in ambito sanitario.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

18 Marzo 2026

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