Sdo 2016: in un anno quasi 239mila ricoveri in meno (-2,7%). Si riducono di più quelli di riabilitazione diurni (-6,4%) ma restano uguali i ricoveri ordinari in riabilitazione. Spesa in calo

Sdo 2016: in un anno quasi 239mila ricoveri in meno (-2,7%). Si riducono di più quelli di riabilitazione diurni (-6,4%) ma restano uguali i ricoveri ordinari in riabilitazione. Spesa in calo

Sdo 2016: in un anno quasi 239mila ricoveri in meno (-2,7%). Si riducono di più quelli di riabilitazione diurni (-6,4%) ma restano uguali i ricoveri ordinari in riabilitazione. Spesa in calo
Rispetto al 2015 il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza mostra una diminuzione di circa il 2,7%, mentre il corrispondente volume complessivo di giornate si riduce di circa il 2,1%. Migliora l'appropriatezza. La remunerazione teorica passa da 30,9 miliardi nel 2010 a 28,6 miliardi nel 2016. IL RAPPORTO SDO 2016

A poco più di sei mesi dal Rapporto sulle attività di ricovero ospedaliero 2015 (Sdo 2015), il ministero della Salute (Ufficio 6 della Direzione generale della Programmazione sanitariaha già predisposto e pubblicato le Sdo 2016 in cui si osserva una generale, ulteriore, diminuzione del volume di attività dagli ospedali.

Rispetto al 2015 infatti, il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza mostra una diminuzione di circa il 2,7%, mentre il corrispondente volume complessivo di giornate si riduce di circa il 2,1%.

La riduzione più consistente si osserva nella riabilitazione in regime diurno (-6,4% per le dimissioni e -3,3% per il numero di accessi), poi per l’attività per acuti in regime diurno (-5,7% per le dimissioni e  -6,4% per il numero di accessi) e la lungodegenza (-5,3% per le dimissioni e -4% per il numero di giornate).

Più contenuta la riduzione per gli acuti in regime ordinario (-1,7% per le dimissioni e -1,5% per le giornate) e infine per la riabilitazione in regime ordinario (il numero di dimissioni è sostanzialmente sovrapponibile all’anno precedente, mentre il numero di giornate si riduce del 1,3%).
 

 
 
Il tasso di ospedalizzazione
Rispetto al 2015, nel 2016 il tasso di ospedalizzazione per acuti si riduce da 129,9 a 126 dimissioni per 1.000 abitanti, articolato in 95 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 31 in regime diurno (nell'anno precedente i valori erano, rispettivamente, 97 e 32,9 dimissioni per 1.000 abitanti); si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale.
 

 
 
Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso mostra un andamento decrescente, che interessa sostanzialmente l’attività per Acuti, sia in regime ordinario che diurno, che passano, rispettivamente, da 115,8 e 48,8 per mille abitanti nel 2010 a 95 e 31 nel 2016. Il tasso di ospedalizzazione complessivo si riduce da 171,9 per mille abitanti nel 2010 a 132,5 nel 2016.

L’appropriatezza
L’appropriatezza del ricovero ospedaliero migliora ulteriormente, come indica l’andamento dei ricoveri che riguardano i Drg a rischio di inappropriatezza se erogati in regime di ricovero ordinario: in particolare, confrontando i dati del 2016 con quelli del 2015, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 45 dei 108 Drg a rischio inappropriatezza.

Inoltre, tra i restanti 63 Drg, ulteriori 51 Drg, pur presentando una quota di regime diurno inferiore rispetto al 2015, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,3%.

Infine, si può osservare che 98 Drg mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto all'anno precedente.
Complessivamente, quindi, per i 108 Drg LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere.

La mobilità
La mobilità interregionale, anche se con qualche leggera variazione, si mantiene sostanzialmente costante per ciascun tipo di attività e regime di ricovero, rispettivamente, nell’intorno del 8% per l’attività per acuti in regime ordinario e diurno, del 15% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, del 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e del 5% per l’attività di lungodegenza.

Più in dettaglio, la mobilità per acuti in regime ordinario passa dal 7,4% nel 2010 al 8,2% nel 2016, la mobilità per acuti in regime diurno passa dal 7,4% nel 2010 al 9,1% nel 2016; la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa dal 14,7% nel 2010 al 16,3% nel 2016, mentre la mobilità per riabilitazione in regime diurno è pari al 9,2% nel 2010, tocca un massimo di 11,8% nel 2012 e si attesta al 9,3% nel 2016. Infine, la mobilità per lungodegenza è pari al 4,7% nel 2010 e, con piccole oscillazioni, si attesta al 4,9% nel 2016.
 
La remunerazione teorica
Analizzando il trend della remunerazione teorica negli anni 2010 – 2016, per tipo attività e regime di ricovero, si osserva una graduale riduzione dell’ammontare complessivo, che passa da 30,9 miliardi nel 2010 a 28,6 miliardi nel 2016.
La componente per acuti in regime ordinario è ovviamente preponderante, con, a seguire, la componente per acuti in regime diurno e per Riabilitazione in regime ordinario.

Più in dettaglio, per il 2016 la remunerazione complessiva si attesta a circa 26,1 miliardi per l'attività per acuti (di cui 23,5 miliardi in regime ordinario e 2,6 miliardi in regime diurno), circa 2,1 miliardi per l'attività di riabilitazione (di cui 2 miliardi in regime ordinario e 91 milioni in regime diurno),  e circa 428,9 milioni per l'attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,6 miliardi.

Tra il 2015 ed il 2016 si osserva, per il totale della remunerazione, una diminuzione di circa lo 0,8%.

La qualità della rilevazione
Anche per il 2016, la banca dati Sdo è caratterizzata da un elevato livello di completezza della rilevazione: il 99,4% per gli istituti pubblici e 99,1% per gli istituti privati accreditati, con una copertura complessiva del 98,1% e una qualità della compilazione in costante miglioramento.
Il numero di errori per 100 schede si riduce da 27,6 nel 2015 a 25 nell'anno 2016, con una diminuzione di 2,6 punti, e si riduce il numero complessivo di schede con almeno un errore di compilazione, passando dal 19,9% nel 2015 al 18,8% delle schede 2016, con una diminuzione di 1,1 punti percentuali.

18 Ottobre 2017

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