Spesa ospedaliera. Il Drg copre solo il 62% dei costi. Il ministero: “li riformeremo”

Spesa ospedaliera. Il Drg copre solo il 62% dei costi. Il ministero: “li riformeremo”

Spesa ospedaliera. Il Drg copre solo il 62% dei costi. Il ministero: “li riformeremo”
Questo il dato medio. Per i ricoveri ordinari la copertura si ferma al 59%. Meglio i ricoveri in day hospital che segnano un saldo addirittura vantaggioso del + 9%. I dati in una ricerca Federsanità-Consorzio Nisan. E il ministero ammette: “Così non va, riformeremo i Drg”.

I dati sembrano confermare quanto negli ambienti tecnici si dice da tempo: i Drg, ovvero quel sistema ormai operativo da anni che permette di classificare tutti i pazienti dimessi da un ospedale in gruppi omogenei per assorbimento di risorse, così da remunerare in modo congruo ciascun episodio di ricovero, fa acqua da tutte le parti.
La prova? Se un ricovero mi costa 100, l’attuale Drg mi rimborsa mediamente 59. Un gap di 41 punti che metterebbe in ginocchio qualsiasi struttura sanitaria. Fa eccezione il day hopspital, non si sa perché, dove, se spendo 100, mi danno addirittura 109.
Questi i dati dell’indagine di Federsanità, svolta in collaborazione con il consorzio Nisan che raggruppa 16 aziende sanitarie pubbliche e private, presentati venerdì scorso a Roma nel corso di un convegno sul federalismo e i costi standard sanitari.
Numeri che si riferiscono a 11 aziende, le prime ad aderire al consorzio, che hanno fornito i propri dati di costo per singola prestazione, scorporati secondo una metodologia comune, relativi al 2007, 2008 e 2009.
In generale i risultati mostrano una forte riduzione della spesa per attività di ricovero (era il 69% del totale nel 2007 ma solo il 59% nel 2008/2009) a favore delle altre attività delle strutture ospedaliere (diagnostica, specialistica e day hospital) con conseguente riduzione dei costi direttamente legati alla “produzione” dei servizi e cioè personale, farmaci e presidi che, nello stesso intervallo di tempo, sono passati dal 75% al 71% delle spese totali, mentre crescono invece i costi comuni.
Ma il dato più sconcertante è appunto quello dei Drg e del loro rapporto con la realtà dei costi di produzione: per i ricoveri ordinari si registra infatti un – 41% nel rapporto tra risultato economico e tariffa, mentre per i ricoveri in day hospital il saldo è addirittura vantaggioso, + 9%. In media le tariffe fanno registrare rispetto ai costi pieni un – 38%.
Nella tavola rotonda seguita all’illustrazione dei dati sono intervenuti Andrea Tramarin, in rappresentanza dell’assessore veneto Luca Coletto coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Francesco Massicci, capo dell’ispettorato per la spesa sociale della Ragioneria generale dello Stato e coordinatore del celebre ”tavolo Massicci” dedicato agli aspetti economici della sanità, Filippo Palumbo, capo dipartimento Qualità del ministero della Salute e Lino del Favero, presidente di Federsanità Anci.
Tramarin ha ricordato come le Regioni siano ancora in attesa di molte risposte in materia di costi e prestazioni, in particolare riguardo alla “manutenzione” dei Lea, agli ammortamenti degli investimenti per le nuove tecnologie e alla definizione delle Regioni “benchmark” previste dal decreto 68.
Massicci ha sottolineato come i Piani di Rientro abbiano rappresentato un salto di paradigma, attraverso il quale “favorire, suggerire e imporre comportamenti virtuosi alle Regioni”, mentre i costi standard sono un ulteriore passo avanti nella governance del sistema, utile per “portare avanti tutto il gregge”, ovvero per indurre tutti a mettere sotto controllo i costi delle prestazioni.
Palumbo ha annunciato l’avvio del lavoro di revisione dei Drg, avviato da Ministero e Regioni, suggerendo di impiegare il termine “stuartship”, utilizzato dall’Oms, per indicare l’atteggiamento di accompagnamento che lega Stato centrale e Regioni in un sistema sempre più federale.
In conclusione Del Favero ha rimarcato la necessità di potenziare il livello di governance aziendale, utilizzando criteri sempre più meritocratici nella selezione del management, lasciando che il direttore generale possa costruire una propria “squadra”, essenziale per ottenere buoni risultati, senza vincoli troppo rigidi al compenso dei manager, che impediscono altrimenti il reclutamento dei migliori.
 

03 Ottobre 2011

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