Ssn: non mancano le risorse, ma criteri e visione

Ssn: non mancano le risorse, ma criteri e visione

Ssn: non mancano le risorse, ma criteri e visione

In un sistema sanitario che sta perdendo la propria ratio e, con essa, i caratteri di universalità, uniformità e globalità, avventurarsi in soluzioni casuali significa comportarsi da incoscienti.

In politica, l’errore più grave è quello d’ipotesi. É partire da un punto nave sbagliato. Si rischia così di impegnarsi in tesi laboriose e inutili. È quindi fondamentale procedere prima con una diagnosi: circoscrivere gli argomenti, approfondirli, comprenderli. Un vero leader è colui che sa leggere fino in fondo un problema complesso, articolandolo in una serie di domande più semplici senza snaturarne l’insieme (Piantoni docet).

È grave perseverare nell’errore affrontando il tema della sanità nel modo in cui si è fatto finora. Si rischia di raderla al suolo, dopo averla già condotta al livello critico che oggi tutti conoscono.
Gli errori sono tanti, troppi, e non riguardano soltanto le ipotesi di partenza. Si gestisce male e si tenta di riformare peggio.
In un sistema sanitario che sta perdendo la propria ratio e, con essa, i caratteri di universalità, uniformità e globalità, avventurarsi in soluzioni casuali significa comportarsi da incoscienti.

Il problema non sono i quattrini, fin troppo elargiti fino a oggi, al netto dei risanamenti perenni. Il vero dramma sta nel modo in cui quelle risorse vengono spese, distribuite e dirottate. Non solo: il criterio della spesa storica è una metodologia folle. Supporre di poter affrontare l’anno successivo con quanto speso l’anno precedente, magari con qualche aumento millimetrico, rappresenta la prova evidente di un approccio che nulla ha a che fare con una sana economia pubblica, né privata.

È inutile, oltre che dannoso, aprire ogni anno confronti politici spesso aspri su quanto assegnare alla salute della Nazione. È un gioco che dura da troppo tempo ed è finito male. È ciò che si è fatto per decenni, senza risultati adeguati.
Va invece cambiato il sistema retributivo e redistributivo, dotandolo della garanzia di copertura dei maggiori costi differenziati.
La regola deve essere quella della simmetria, che garantisce a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Per “ciascuno” si intendono i ventuno sistemi sanitari italiani: diciannove regionali e due riconducibili alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Servono i LEA, che già esistono e che consentirebbero di far partire davvero il sistema che tutti abbiamo approvato con il referendum del 2001, da cui è scaturita l’attuale formulazione dell’articolo 119 della Costituzione. Occorre dunque affidare a tecnici veri la loro valorizzazione, così da determinare per ciascun territorio il costo standard. Accanto a questo, e contemporaneamente, bisogna valutare finalmente, per la prima volta in cinquant’anni, i fabbisogni epidemiologici delle Regioni, le loro debolezze nei singoli contesti territoriali e i rischi funzionali, al fine di determinare il fabbisogno standard. Vale a dire quella cifra ottenuta moltiplicando i costi standard dei LEA necessari e ottimizzati per ciascuna Regione, adattandoli alle sue specifiche esigenze.

Già, ma manca il pezzo più importante: invece di disperdere risorse in distribuzioni straordinarie, si costituisca finalmente il Fondo perequativo nazionale, capace di garantire a ogni Regione la disponibilità di risorse da destinare alla salute della propria popolazione, tenendo conto degli indici di deprivazione socioeconomica e culturale. Solo così il percorso può davvero prendere avvio.

Un’invenzione? Affatto. È soltanto ciò che dal 2001 è stato sistematicamente disatteso.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

13 Aprile 2026

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