Nella Relazione presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario, la Procura generale della Corte dei conti conferma le criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale. Si tratta di temi che affondano le radici nel “c.d. ‘lungo periodo’” e che, sottolinea la Procura, non hanno perso attualità: “le osservazioni che si erano formulate con riguardo all’anno 2024 troverebbero, quindi, piena conferma nell’analisi che voglia prendere ad oggetto il 2025”.
A dominare sono ancora “fenomeni come la denatalità e l’invecchiamento della popolazione e il permanere di vincoli finanziari e strumentali stringenti”, sui quali pesa sempre di più il contesto geopolitico, “marcato da profondissime instabilità e da vistosi shift conseguenziali nelle scelte allocative di bilancio”.
Spesa sanitaria: crescita nominale, aumento reale minimo
Dal punto di vista finanziario, la spesa sanitaria pubblica è passata da 131,3 a 138,3 miliardi nel triennio 2022-2024, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023. Tuttavia, come evidenziato nella Relazione, “l’aumento è ridotto a un incremento reale di poco superiore all’1% a causa dell’inflazione, evidenziando una dinamica di spesa più difensiva che espansiva”.
L’incidenza della spesa sanitaria sul PIL “rimane ben al di sotto della media dei Paesi europei”, attestandosi intorno al 6,3-6,4%, contro il 6,9% medio Ue. Anche la spesa pro capite a parità di potere d’acquisto (2.375 euro nel 2024) resta significativamente inferiore rispetto a Germania e Francia.
Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185 miliardi: il 74% a carico della PA e delle assicurazioni obbligatorie, il 22% sostenuto dalle famiglie e il 3% dai regimi volontari, con una componente privata che si colloca “tra le più elevate nel raffronto con la media europea”.
La Corte affronta anche il nodo della spesa farmaceutica che nel “2024 ha superato il tetto programmato del 15,3% del FSN. L’introduzione dei nuovi tetti di spesa e il meccanismo del payback garantiscono, secondo la Sezione Autonomie, un equilibrio finanziario che presenta, tuttavia, ampi margini di incertezza legati al contenzioso con le imprese”.
Governance e diseguaglianze territoriali
Resta immutato “nei propri assi fondamentali il sistema di governance del Servizio sanitario nazionale”, fondato sul ruolo delle Regioni e su un riparto di competenze caratterizzato dalla legislazione concorrente. Un assetto che pone “delicate questioni specificamente legate alla necessità di assicurare un bilanciamento non semplice tra piani amministrativi”, nel quale si inserisce “la diseguaglianza territoriale (ben presente nel Paese) e la disomogeneità fra sistemi sanitari regionali”.
Quanto all’integrazione con la sanità privata accreditata-convenzionata, la Procura la definisce “ineludibile e strutturale”, ma riconosce che “si rivela sovente difficoltosa”. In questo quadro assume valenza sistemica il tema del “c.d. extrabudget rispetto ai tetti di spesa”, che ha generato un ampio contenzioso.
Liste d’attesa e trasparenza contabile
Resta centrale il nodo delle liste di attesa. Come richiamato nella Relazione, “il tema delle liste di attesa e dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie continua a rappresentare un ambito di particolare attenzione per il Servizio sanitario nazionale”.
Le dinamiche osservate “si inseriscono in un contesto caratterizzato da elementi strutturali che incidono sulla capacità del sistema di garantire un’erogazione tempestiva e omogenea delle prestazioni sul territorio, con possibili riflessi sui principi di universalità ed equità dell’accesso alle cure”.
Particolare attenzione viene posta anche alla corretta perimetrazione delle spese sanitarie: “Una non precisa riconduzione delle risorse al perimetro sanitario può incidere sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei fondi destinati ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con effetti sulla capacità programmatoria delle amministrazioni regionali”.
PNRR e carenze di personale
Sul fronte degli investimenti della Missione 6 Salute del PNRR (15,6 miliardi), a fine 2024 risultava completato il 41% degli obiettivi. Il monitoraggio ha evidenziato “ritardi nell’avvio dei lavori e difficoltà nella copertura delle vacanze di personale, con carenze di profili sanitari e tecnici capaci di limitare la piena operatività delle nuove strutture”.
La Relazione conferma inoltre la problematicità del ricorso ai “cosiddetti ‘gettonisti’ (il dato è ancora in crescita)”, istituto che comporta “maggiori costi in presenza di significativi dubbi su una reale efficienza ed efficacia di prestazioni”.
“Nel settore pubblico rimane comunque viva la necessità di ulteriori investimenti nei campi dell’organizzazione, delle strutture, della formazione e, non da ultimo, delle retribuzioni di tutto il personale sanitario, in modo da ridare piena dignità a una professione che, lo ripeto ancora una volta, assieme a quella degli insegnanti, misura il senso civile di un Paese”. Ha dichiarato il Procuratore generale Pio Silvestri.
Il quadro delineato è quello di un SSN che mantiene i propri assi fondamentali ma resta sottoposto a tensioni strutturali. In assenza di una vera inversione di tendenza, il rischio è un progressivo indebolimento dei principi di universalità ed equità che ne costituiscono il fondamento.